In Italia la prima card per i celiaci arriva dalla Basilicata. Con una delibera approvata dalla giunta regionale, si amplia alla grande distribuzione la possibilità di attivare convenzioni per la fornitura di prodotti senza glutine. Solo Umbria, Toscana e Lombardia hanno già attivato una card prepagata, ma unicamente per le farmacie e parafarmacie. Poi c’è stata a fine luglio, a San Marino, l’approvazione di un progetto di legge che riconosce la celiachia come una patologia sociale e che prevede una serie di tutele. L’attivazione della card in Basilicata segue la direzione di un decreto del ministero della Salute, entrato in vigore il 20 luglio scorso, attraverso il quale gli alimenti ‘gluten-free’ destinati ai celiaci sono stati inclusi nel Registro degli alimenti erogabili dal Servizio sanitario nazionale, come previsto dei Livelli essenziali di Assistenza.

LA DELIBERA LUCANA – Stop ai buoni cartacei, nel frattempo, in Basilicata. In tutta la regione, dove sono circa mille solo le persone con diagnosi certificata di morbo celiaco (i casi effettivi si stima siano molti di più), la card prepagata sarà ricaricata ogni tre mesi dall’azienda sanitaria di competenza, per un importo mensile che va da un minimo di 43 a un massimo di 140 euro al mese a seconda dell’età. I prodotti senza glutine si potranno ritirare in ogni centro convenzionato e in tutta Italia. La delibera è stata approvata nei giorni scorsi su proposta dell’assessore regionale alle Politiche della Persona Flavia Franconi che ha ricordato come il provvedimento arrivi dopo l’approvazione di un altro testo “che recepisce l’accordo fra governo e regioni sul protocollo per la diagnosi e follow up della celiachia”.

GLI ULTIMI DATI – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014). Nel 2012 erano circa 23.500. Quindi nel giro di due anni sono aumentati di oltre il 15 per cento e sono in continua crescita. Questi dati, però si riferiscono alla diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che i celiaci in Italia sono 600mila (leggi). E sono più donne che uomini, con un rapporto di due a uno. Quasi metà dei casi di diagnosi (il 48 per cento) si registrano al Nord, il 22% al Centro, il 19% al Sud e l’11% nelle Isole. Proprio in base a questi dati, secondo il Ministero della Salute la celiachia non può più essere considerata una malattia rara e, nella classifica dei Livelli essenziali di assistenza (servizi e prestazioni che il Servizio sanitario nazionale garantisce a titolo gratuito o con il pagamento di un ticket), verrà considerata una patologia cronica.

IL DECRETO MINISTERIALE – In quest’ottica il decreto ministeriale per la celiachia, entrato in vigore il 20 luglio, ha adeguato la normativa italiana dopo l’entrata in vigore del Regolamento dell’Unione Europea 609/2013. Il testo conferma il diritto per i celiaci all’erogazione gratuita di prodotti ‘gluten-free’. Si adottano le nuove diciture. Niente più riferimenti a prodotti ‘dietetici’, ma viene specificato ‘senza glutine, specificamente formulato per celiaci’ o ‘senza glutine, specificamente formulato per persone intolleranti al glutine’. Un cambio di etichettatura che permette agli alimenti senza glutine destinati ai celiaci di accedere al registro nazionale degli alimenti erogabili. I contributi mensili sono diversi a seconda del sesso e della fascia di età dei celiaci: si va da un tetto di 45 euro per i bambini fino un anno ai 140 euro previsti per gli adulti maschi.

LA LEGGE DI SAN MARINO – A fine luglio, invece, a San Marino, è stato approvato un progetto di legge presentato dal Segretario di Stato alla sanità e sicurezza sociale Francesco Mussoni, che prevede una serie di tutele: dalla realizzazione di un piano per la diagnosi precoce e la prevenzione delle complicanze della malattia celiaca, fino all’erogazione a carico dell’Istituto per la sicurezza sociale di San Marino dei prodotti senza glutine non solo presso le farmacie di Stato, ma anche presso esercizi commerciali privati attraverso i buoni acquisto. Ai soggetti affetti da celiachia, infatti, sarà erogato un credito d’acquisto sulla Smac Card o su un altro documento di credito, da poter spendere presso esercizi commerciali privati. La legge dà garanzia, poi, sulla disponibilità di alimenti senza glutine anche nella ristorazione in scuole, ospedali, mense aziendali e pubblici esercizi.