I giochi olimpici, forse il maggior evento sul pianeta, non possono non coinvolgerti. Trovandomi nella città dove si stanno svolgendo quest’anno era facile mi accadesse di averci in qualche modo a che fare, anche se il mio interesse e il mio impegno sono focalizzati soprattutto sul piano sociale. Ed è proprio così che mi sono trovato stretto tra due mondi.

Sono stato invitato al lancio di Casa Italia, alla Cerimonia inaugurale, a un incontro al Consolato italiano alla presenza del premier Renzi. Quest’ultimo l’ho declinato, gli altri li ho accettati. C’è chi vive per lo sport e questi eventi, e chi invece, soprattutto oggi, è contro, a causa della difficile situazione generale e sociale in cui versa il mondo. Senz’altro non considero le Olimpiadi un male di per sé, anzi. Moltissimi le vivono in buona fede, con entusiasmo e spesso vi si può ancora trovare uno spirito competitivo sano e giocoso, emozioni e valori. Anche se siamo lontani dalla sacralità delle origini nell’antica Grecia.

Gli atleti di oggi sono spesso ragazzi superpompati, sfruttati all’inverosimile e pieni di sponsor. Nonostante ciò si può senza dubbio ravvisare ancora del buono. Ma andiamo per ordine. Casa Italia si è allocata nel Club Costa Brava, forse uno dei luoghi più spettacolari di Rio de Janeiro. Un edificio costruito molti anni fa su un promontorio raggiungibile con un ponte in cemento dal quale si gode una vista incredibile sull’oceano e le isole, sulla maestosa Pedra da Gavea (con i suoi oltre 800 metri la più alta montagna al mondo sulla riva del mare), su Barra, sull’area di Sao Conrado.

In lontananza si vedono le vette dei Dois Irmaos e, lontanissimo, il Corcovado con la statua del Cristo. Nei pressi si trova la stupenda Praia di Joatinga, una delle più belle di Rio. Il club era trascurato da tempo, gli italiani lo hanno ristrutturato in modo spettacolare. Adesso è elegantissimo ed efficiente, con centro benessere, ristorante, giardini, piscina, terrazze sull’oceano e il ponte di cemento rivestito in legno tropicale. Un trionfo di design, eleganza e hi-tech. Mi chiedo quanto avranno speso solo per l’incredibile istallazione multimediale che inneggia ai giochi a Roma per il 2024.

Un elegantissimo stand di uno sponsor, marchio top della moda italiana e vari gingilli qua e là di marche nazionali importanti. La festa è bellissima e con un sacco di gente. Devo sottolineare che anche lì ho incontrato persone motivate, anche con le loro aziende, a muoversi in campo sociale con aiuti e operazioni di vario genere. Di sicuro è di moda ed è utile sul piano del marketing, ma comunque è il segnale del crescere di una nuova sensibilità verso certi temi.

Il problema è un altro. Il problema è che si tratta di gocce nell’oceano in una situazione generale disastrosa al punto tale da indurre diverse organizzazioni umanitarie a battezzare l’evento: “Olimpiadi dell’esclusione”. Tra i molti che denunciano tale situazione Erick Omena de Melo, laureando in Pianificazione urbana alla Brookes University del Regno Unito. La sua tesi è basata su lavori svolti sul campo (Africa del Sud, Brasile e Inghilterra) per valutare il ritorno dei mega-eventi sul piano sociale.

Ma ne cito qui un passo: “Tra il 1° e il 5 agosto si svolgeranno presso l’Istituto di filosofia e scienze sociali dell’Università Federale di Rio de Janeiro (Ufrj) le giornate di lotta – una serie di eventi e manifestazioni volte ad attirare l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani che si sono verificate durante la preparazione della ‘città olimpica’. Secondo i dati del Comitato popolare sulla coppa del mondo e sulle Olimpiadi, oltre 77.000 persone hanno avuto le loro case demolite a Rio de Janeiro tra il 2009 e il 2016, il sindaco Eduardo Paes – del partito del movimento democratico brasiliano – risulta quello che più ha rimosso comunità di lavoratori nella storia della città.”

Ma questo è solo un assaggino. Chiunque a Rio frequenti, come me, la baixada fluminense e le favelas può rendersi conto di come ci siano milioni di persone che delle Olimpiadi sentono solo una lontana eco. L’unica cosa che li investe direttamente sono i miliardi spesi per questo gigantesco circo sportivo-finanziario. Miliardi che anziché essere investiti in opere sociali ed educative servono a mantenere in piedi una giostra che in ultima analisi serve solo ad arricchire gli sponsor. Gli stessi che sfruttano gli atleti all’inverosimile.

Se è pur vero che, come ho sostenuto sopra, si sta sviluppando una certa sensibilità nei confronti dell’impegno sociale è anche vero che è facilissimo che moltissimi che magari lavorano in buona fede non capiscano come in realtà la maggior parte della gente, letteralmente miliardi di persone su tutto il pianeta, viva nell’esclusione più totale. I risultati di questo stato di cose sono sotto gli occhi di tutti.

Ovvero mentre si cerca di fare buon viso a cattivo gioco ostentando entusiasmo, le feste e le cerimonie del gigantesco evento sono sovrastate dagli elicotteri dell’esercito. Rio vive blindata. In spiaggia in questi giorni si passeggia tra i militari in mimetica e giubbotto antiproiettile, armati di mitra e tesi come corde di violino. 87.000 uomini armati per garantire la “normalità”, ma che in realtà stravolgono completamente l’atmosfera della città. Del resto la tensione è planetaria, con il terrorismo in ascesa, i narcotrafficanti inferociti e una pletora di poveracci impazziti che potrebbe aggredire chiunque in qualsiasi momento, ovunque, come dimostrano i fatti di cronaca. Sì amici, siamo una società malata, anche se alle feste ben congegnate non si vede.

Per farla breve. Sì, va bene, le Olimpiadi possono avere il loro valore, anzi, senza dubbio lo sport potrebbe essere proprio uno degli strumenti per cambiare davvero. È apprezzabile la filosofia proposta da Casa Italia: horizontal. Ovvero avvicinarsi al Brasile alla pari, non come colonizzatori, ma come migranti. Citano la filosofia di Platone e parlano di antichi e nuovi modelli di pensiero, più umani. Ma occorre andare davvero in profondità, sia collettivamente che individualmente, altrimenti rimangono solo parole e buone idee funzionali a nuovi sistemi di marketing.

Fino a quando sarà consentito mettere la testa sotto la sabbia e continuare, come se miliardi di infelici non esistessero, a vivere e lavorare freneticamente per produrre, festeggiare per pochi, ostentare sviluppo? Forse basterebbe davvero fermarsi un attimo e tirare fuori il coraggio una volta per tutte per vedere davvero le cose come realmente sono e cominciare a cambiare.