Mentre il sole eccita la mia melanina
mi sbuccio una mela e contemplo il
mare, è calmo, è azzurro, come una
vertigine lieve che si nutre d’orizzonti.
Alle mie spalle il marmo delle Apuane.
Davanti a me passa una bagnante con
un seno plastico e chirurgico, e un tanga
che si fa simmetria di emisferi dorati.
Sento nascere una erezione che faccio
rosolare sotto la sabbia, vorrei tuffarmi
ma il batterio fecale inibisce il tuffo.
E allora scelgo la piscina, consolazione
dei pavidi, dove l’unica cosa viva sono
le voci gioiose dei bambini. Mi faccio
portare un drink a bordo piscina, e prego.
Prego un dio abbronzato, fatuo, con
la gola illesa, il tatuaggio della pace
sul collo, un dio che non vuole sacrifici
ma solo aperitivi, lontano dagli orrori.
E una fugace cavigliera è già felicità.

E dopo questa poesia (o questo tentativo di poesia) vi lascio
in compagnia di uno dei miei ritratti preferiti, il Luna Park di Forte dei Marmi.