Il via libera della Bce all’ennesimo piano di salvataggio vale di più della bocciatura agli stress test e mette le ali al titolo del Monte dei Paschi di Siena che nella prima ora di contrattazione ha viaggiato sui massimi per poi ritracciare e chiudere a +0,58% a 0,31 euro. Evidentemente le attese erano ben peggiori. Viceversa Unicredit, che ha passato gli esami sul filo e deve valutare con Francoforte nuove misure sul capitale mentre ha in calendario l’approvazione dei conti per mercoledì 3 agosto, ha registrato un crollo superiore al 9 per cento con il titolo che è sceso sotto quota 2 euro. Segue Ubi a -6,2 per cento. Non è poi durato neanche una giornata il balzo del Banco Popolare che dopo una mattina in rialzo a metà ha invertito la rotta cedendo il 5% tirandosi dietro la Bpm (-6,22%). Più moderato l’andamento delle altre banche le cui pagelle sono state in linea con le attese: tra tutte Mediobanca e Intesa Sanpaolo che dopo un avvio spumeggiante hanno progressivamente limato i guadagni e hanno chiuso rispettivamente a -1,92 e a -3,5 per cento. Andamenti che hanno condizionato Piazza Affari, tornata a essere maglia nera d’Europa a -1,73% in una giornata in cui a dominare i mercati europei è stata più la cautela che non il panico.

Il fatto che per la Borsa al Monte poteva andare peggio non cancella le perplessità sull’operazione di salvataggio varata venerdì. Il “piano di spin-off della bad bank è risolutivo delle criticità ma l’entità dell’aumento da 5 miliardi rende la visibilità sull’operazione ancora bassa” sottolinea per esempio Equita ricordando che è stato sì firmato un pre accordo con 8 banche ma che “l’impegno vincolante a garantire l’inoptato dipenderà da fra l’altro dal deconsolidamento degli Npl e dal successo del marketing dell’aumento”. “Il rischio di inoptato è molto – sottolineano gli analisti – perché lo sconto sul TERP (il prezzo teorico dopo lo stacco del diritto di opzione, ndr) può al massimo essere del 16%”.

“Restiamo piuttosto scettici sul piano: Mps sta chiedendo ai suoi azionisti di iniettare 5 miliardi di euro con un profilo di rischio/rendimento che nel migliore dei casi è incerto e dipende dallo spin-off del veicolo degli Npl”, afferma dal canto suo Findentiis. “Riteniamo che la nuova Mps dovrebbe realizzare almeno 500 milioni di utile netto o un rote (ritorno sul capitale tangibile, ndr) per giustificare un aumento da 5 miliardi di euro”. Anche Fidentiis, poi, esprime dubbi sull’impegno del consorzio.

Prosegue intanto la levata di scudi contro la partecipazione delle casse di previdenza al salvataggio di Mps tramite un investimento nel fondo Atlante 2. Per esempio il consiglio di amministrazione di Inarcassa (Ente di previdenza di ingegneri e architetti) “ha deliberato all’unanimità la non partecipazione al nuovo fondo di investimento denominato Atlante2. Lo ha fatto sapere la stessa Cassa pensionistica presieduta da Giuseppe Santoro, spiegando che l’iniziativa che la maggioranza degli Enti aderenti all’Adepp ha deciso di appoggiare lo scorso 25 luglio, “dopo aver confrontato l’asset allocation e le procedure interne relative alle politiche finanziarie”, è stata valutata “non adeguata ai criteri di prudenzialità” e “non in linea con i parametri d’investimento applicati” da Inarcassa. Il cda ha quindi ribadito l’impegno “ad investire nell’economia reale, a condizione che rischi e rendimenti siano in linea con le aspettative di crescita di un patrimonio che deve garantire il futuro previdenziale degli architetti e ingegneri liberi professionisti”.

“Penalizzare le casse di previdenza private in questo momento storico vuol dire mettere in crisi il futuro di molti colleghi, compromettendo ancora di più una situazione già critica”, fa invece notare il presidente dell’Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili (Unagraco), Giuseppe Diretto. “La categoria subirebbe così un notevole rischio che non può permettersi di gestire – continua il presidente Unagraco – senza considerare la progressiva perdita di appeal e fiducia che subirebbe l’ente previdenziale. La fiducia va consolidata, non minata con operazioni dall’esito incerto che non valgono la promessa di future concessioni regolamentari”. Il riferimento è a un “appetitoso piatto in cui spiccano proposte allettanti come il riconoscimento di natura privata alle casse e l’eliminazione del giogo delle pubbliche amministrazioni ai cui obblighi sono soggette e una maggiore autonomia gestionale”.

“Preoccupazione”, infine, dall’Associazione italiana giovani medici (Sigm) i cui tesserati sono rappresentati dal presidente di EMpam e Adepp, Alberto Olivieri. La cassa dei medici intende infatti investire ben 100 milioni nel veicolo che comprerà crediti deteriorati dal Monte dei Paschi di Siena. Secondo l’associazione di riferimento dei medici in formazione specialistica, si tratta di una “beffa” ed è necessaria “una regolamentazione” perché “l’eccezionalità di questa richiesta del governo non diventi nel prossimo futuro una pericolosa consuetudine“. Ed è “tutta da chiarire la compatibilità di tale azione con i profili di rischio nella gestione dei soldi versati per garantire un futuro previdenziale alla classe medica. A detta degli esperti si tratta di un investimento troppo rischioso”.

Per quanto riguarda poi “le giovani generazioni di professionisti iscritti è ancora più difficile comprendere questo scenario poiché la compartecipazione al flusso in entrata di Fondazione Enpam dei giovani resta elevata in un momento storico dove c’è chi paga contributi previdenziali senza avere accesso e stabilità nel mondo del lavoro – sottolinea ancora l’associazione – Tenendo presente l’incertezza con la quale i giovani guardano alla stabilità del sistema di welfare nazionale, sapere che questo investimento servirà a pagare il recupero crediti di Mps può essere considerata la beffa oltre il danno”.

Prime voci di protesta anche dagli associati della cassa dei giornalisti. “Considerando il momento di estrema criticità dei conti di via Nizza e la delicatezza e il rischio dell’investimento prospettato, pensiamo che il confronto debba essere largo, serio, senza fughe in avanti”, fa sapere l’Associazione Stampa Romana rispetto all’ipotesi che l’Inpgi investa nel fondo Atlante 2.  Inpgi, rileva Asr, “a differenza di altre casse professionali estremamente critiche sulla richiesta del Governo (commercialisti, architetti, veterinari), non ha preso posizione sulla vicenda ma è chiaro che su quello schema di gioco sarà chiesta all’istituto una decisione”. Le pensioni dei giornalisti “hanno bisogno, oggi più che mai, di certezze contabili e non di rischi. Se poi ci sono in gioco contropartite dalle quali il sistema può trarre vantaggio, occorre dirlo in modo trasparente mentre siamo alle prese oggi con la dismissione di una parte del patrimonio immobiliare e domani con la revisione delle prestazioni previdenziali”.