Il Vaticano non ha intenzione di chiedere una militarizzazione delle chiese. È la posizione della Santa Sede ribadita dopo il brutale assassinio di padre Jacques Hamel, sgozzato durante la messa in una chiesa a sud di Rouen. Il sacerdote è soltanto l’ultima vittima di un’escalation di attentati di matrice islamica contro i cristiani. Fonti vaticane confermano a ilfattoquotidiano.it quanto attribuito da Andrea Purgatori a Papa Francesco su L’Huffington Post.

“Al contrario di quello che da Raqqa predica il Califfato, – scrive Purgatori – l’indicazione del Papa è semplice e determinata: la pratica religiosa nulla ha a che fare con le armi. Quindi, porte aperte come sempre e no ai soldati col mitra imbracciato a fare da guardia a chi si reca a messa. Il sangue versato non deve cambiare le abitudini dei fedeli e tanto meno dei ministri della fede”. Dalla Santa Sede viene ribadito l’auspicio che l’attentato terroristico avvenuto nella chiesa della Normandia sia un episodio isolato, soprattutto nel cuore dell’Europa, anche se Papa Francesco precisa da tempo che il pianeta sta vivendo “una terza guerra mondiale a pezzi”.

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ci tiene a sottolineare che nel viaggio in Polonia “non ci sono preoccupazioni particolari per la sicurezza del Papa o delle numerose centinaia di migliaia di giovani presenti alla Giornata Mondiale della Gioventù. Recentemente – ha aggiunto il gesuita – si è tenuto il Vertice Nato ed è stato tutto tranquillo”. Così come il portavoce del Papa ha voluto precisare che “non risulta che si siano ritirati dalla Gmg dei gruppi per ragioni legate agli attentati. Il clima onestamente è di grande normalità e tranquillità”. E per questo, come in ognuno dei 15 viaggi internazionali compiuti da Bergoglio, non è previsto che il Papa usi alcuna vettura blindata.

Francesco ha sempre dichiarato di non temere di subire attentati. “Ho paura? Ho un difetto: una bella dose di incoscienza. Sono incosciente in queste cose. Alcune volte mi sono fatto la domanda: se accadesse questo a me? E ho detto al Signore: soltanto ti chiedo una grazia, che non mi faccia male. Perché non sono coraggioso davanti al dolore, sono molto timoroso, ma non di Dio. Ma so che si prendono le misure di sicurezza, prudenti ma sicure. A me preoccupa solo ciò che potrebbe succedere ai fedeli”. Così come più volte Bergoglio si è espresso contro le “porte blindate nella Chiesa“, sottolineando che “tutto deve essere aperto a tutti”.

“Anche oggi – sottolinea il Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin – purtroppo esistono situazioni di violenza, di disprezzo della vita umana, di disprezzo della persona, situazioni in cui si fomenta la divisione, situazioni in cui si usa il terrore, il terrorismo, per degli interessi personali o la costruzione di interessi economici e politici”. Il porporato evidenzia che “il Papa richiama spesso che la Chiesa deve essere vicina, la Chiesa deve essere prossimo di tutti quelli che si trovano nella sofferenza”. Una Chiesa che già vive “l’ecumenismo del sangue”, come ha ribadito più volte Francesco.

Parlando alle autorità politiche polacche nel Palazzo del Wawel di Cracovia, nel suo primo discorso in Polonia, Bergoglio ha sottolineato che “occorre la disponibilità ad accogliere quanti fuggono dalle guerre e dalla fame; la solidarietà verso coloro che sono privati dei loro fondamentali diritti, tra i quali quello di professare in libertà e sicurezza la propria fede. Nello stesso tempo vanno sollecitate collaborazioni e sinergie a livello internazionale al fine di trovare soluzioni ai conflitti e alle guerre, che costringono tante persone a lasciare le loro case e la loro patria. Si tratta così di fare il possibile per alleviare le loro sofferenze, senza stancarsi di operare con intelligenza e continuità per la giustizia e la pace, testimoniando nei fatti i valori umani e cristiani”.