Caro Urbano, ti scrivo non per unirmi al coro dei plaggiatori ma per raccontare di un Cairo dietro le quinte. Paziente e silenzioso. Sempre lontano dal gossip, dallo “strafare”: no alla strabarca, alla megavilla, ai posti glamour. Il low profile meglio si addice a una persona semplice, a un imprenditore serio che ha iniziato dal nulla.

Se non mi avessi fatto ripetere fino allo sfinimento tutte quelle ostiche domande di diritto civile e affini, forse, non avrei mai passato l’esame di giornalista professionista. Erano gli anni del tuo “abbandono” della casa madre Berlusconi. E cominciavi la tua avventura con la concessionaria di pubblicità, ricordo che tra i tuoi primi clienti c’era proprio il colosso Rcs. Qualche anno prima tu e Roberto Giovalli venivate a cena per uno spaghetto sciuè, sciuè nel mio studio di ringhiera di via Lanzone. Io abitavo al terzo piano, Peter Gomez al secondo e scriveva per Il Giornale. Tu e Giovalli eravate gli enfant prodige della squadra del Berlusca. Giovalli mollava poco dopo e faceva di Formentera il suo esilio dorato. Tu invece sei rimasto.

Chissà se potevi immaginare che dopo vent’anni (o poco più) saresti diventato il padrone, o meglio, l’azionista di maggioranza del Corriere della Sera/Rcs. Passo dopo passo, pezzo dopo pezzo hai costruito il tuo impero. La Cairo Communication lanciava il settimanale Di Più e mi volesti come La Talpa, rubrica d’indiscrezioni ficcanti. La Cairo lanciava la casa editrice e tra i primissimi titoli scegliesti il mio “Bella e d’Annata. Corso di sopravvivenza per ragazze cresciute”. Fu un piccolo successo per entrambi. Seconda edizione in poche settimane, ti complimentasti con me: “Ogni libro lo hai venduto porta a porta”. E fui invitata pure nel salotto di Vespa. Beh, in fatto di caparbietà hai solo da insegnare.

Questo solo per dire che sei sempre stato un editore in prima linea, che ti sei occupato di ogni piccola parte di un ingranaggio che diventava sempre più articolato, di un meccanismo sempre più grande. Sono venuti poi altri giornali, la Giorgio Mondadori editore, il Premio Cairo per i giovani artisti, il Torino. Hai avuto il coraggio di acciuffare La 7 con i conti profondo rosso. E le hai dato quello smalto da tivù pluralista e indipendente. Mentre i “rosiconi” dicevano che, venendo dal mondo di Mediaset, l’avresti schiacciata sulla linea berlusconiana. Ti sei messo tu stesso a fare e a rifare i conti fino a quando non quadrassero. Nel momento in cui i femminili, le cosiddette riviste patinate, agonizzavano, tu hai lanciato il settimanale “F” con Marisa Demichei, direttora. L’hai voluta te personalmente, scippandola alla Mondadori, ed è stato un successo di vendite da subito. Ecco per questo ti credo (e non sono la sola) che rivolterai il Corriere come un calzino, al tuo outing: “Controllerò ogni euro che entra e esce dalla cassa”, farai seguire i fatti. E il machete se occorre.

Sei ambizioso, ma dell’ambizione non ne hai mai fatto una malattia. Non sei un giocatore di poker ma fiuti all’istante le intenzioni dell’avversario. E li spiazzi. Se ti incontro al Bar San Carlo, la mattina, sempre con una pila di giornali sotto il braccio o, la sera, alla Torre di Pisa, si chiacchiera del più o del meno. Non te la sei mai tirata, non sei di quelli che diventano famosi e dimenticano i vecchi amici. Da parte mia solo un po’ di rimpianto di quegli anni. Dicevano di te, è un Berlusconi in erba. Adesso diranno di Berlusconi: è il clone di Cairo. Ad maiora semper.

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