“Sarò in prima linea, sicuramente quello che voglio fare è avere tutte le deleghe e capire quando esce un euro, perché esce e come”. Così Urbano Cairo ha annunciato le sue prossime mosse dopo la conquista di Rcs, editrice del Corriere della Sera. Nei giorni scorsi il patron di La7 e del Torino aveva annunciato che terrà per sé la poltrona di amministratore delegato, anche se lunedì mattina, durante l’assemblea di Cairo Communication che ha approvato l’aumento di capitale da 70 milioni funzionale all’operazione, ha spiegato di non aver “ancora pensato alla composizione del consiglio“: nessuna scelta è stata ancora fatta “anche per scaramanzia“. Intanto, senza bisogno dell’intervento della Consob, la cordata avversaria Imh guidata dal finanziere Andrea Bonomi ha deciso autonomamente di restituire ai titolari le azioni raccolte durante l’opa, pari al 37,7% del capitale. Chi vorrà potrà dunque portarle in adesione all’offerta vincente del patron di La7, che potrebbe così aumentare la propria maggioranza in via Rizzoli arrivando oltre il 60%.

In Borsa, dopo l’exploit dell’ultimo giorno di opa, i titoli protagonisti dell’operazione si stanno sgonfiando: Rcs, dopo aver aperto in calo dell’1,06%, ha aggravato le perdite per chiudere a -4%, mentre Cairo Communication ha lasciato sul terreno il 6,4%.

La cordata dei soci storici rinuncia al contrattacco – “Non ho parlato direttamente con Bonomi – ha detto poi Cairo – ma con altri componenti della cordata e sembrano dei compagni di viaggio. Ho sempre detto che mi fa piacere se tutti quanti gli azionisti rimangono, per quanto mi riguarda c’è tutta la voglia di essere collaborativo con tutti i soci”. Gli azionisti storici Mediobanca, UnipolSai, Pirelli e Della Valle, riuniti nella cordata guidata appunto da Bonomi e titolari prima dell’opa del 22,6% del capitale, sembrano in effetti aver rinunciato a futuri ricorsi: in un comunicato la cordata riconosce che l’offerta avversaria ha ottenuto “una partecipazione idonea a esercitare il controllo di fatto”. Gli sconfitti sottolineano che “la condizione sul quantitativo minimo” definita nel documento di offerta “non risulta avverata” e pertanto Imh, la holding creata per l’operazione, “comunica di non avvalersi della facoltà di rinunciare alla stessa e che pertanto l’offerta Imh è da considerarsi priva di efficacia“. Le azioni Rcs portate in adesione alla cordata guidata da Bonomi “saranno pertanto restituite nella disponibilità dei rispettivi titolari entro oggi 18 luglio 2016”. E così gli investitori potranno decidere di consegnare le proprie azioni a Cairo, che otterrebbe così la maggioranza assoluta della società. Una volta che la Consob, giovedì 21 luglio, avrà comunicato ufficialmente l’esito dell’offerta, nei cinque giorni successivi (dal 22 al 28 luglio) i titolari delle azioni dell’offerta perdente potranno confluire su quella vincente.

Esborso fino a 80 milioni se tutte le azioni conferite ai perdenti convergeranno su Cairo – Il vincitore della scalata al Corriere ha detto che “se tutte le azioni dell’offerta concorrente migrassero, avremmo un esborso di cassa di 80,6 milioni, che consentirebbe comunque a Cairo Communication di avere ancora parte della cassa che aveva”. “Avremmo ancora un po’ di cassa, quindi non dovremmo toccare il finanziamento concesso da Intesa Sanpaolo”, ha proseguito Cairo, riferendosi ai 140 milioni ottenuti dall’istituto. L’imprenditore ha spiegato che allo stato attuale, con un’adesione pari al 48,8% del capitale di Rcs, l’esborso è stato calcolato in “poco meno di 65 milioni”.

“La gente non dovrà accorgersi che sono arrivato, trasformare il Corriere in tabloid sarebbe folle” – Tra gli obiettivi dichiarati di Cairo ci sono la sostituzione del cda di Rcs, il controllo dei costi e l’avvio del piano che dovrebbe portare alla fusione dei due gruppi entro 12-24 mesi. Quanto agli eventuali interventi sulla linea del Corriere, l’editore alessandrino ha rassicurato dicendo che “meno la gente si accorge che sono arrivato, meglio è. Se se ne accorge perché il giornale è più bello, più ricco e ha più argomenti di cui parla, allora va bene. Se si domanda perché il giornale ha cambiato atteggiamento, è un problema”, perché “non c’è nulla di più abitudinario della lettura di un giornale” e “i giornali sono una cosa che va maneggiata con estrema cautela”. Insomma, “trasformare il Corriere della Sera in un tabloid” tipo The Sun “sarebbe la cosa più folle”.

Cairo ha confermato di apprezzare il lavoro che sta svolgendo come direttore Luciano Fontana, aggiungendo che ritiene “sia importante la presenza di un editore che si confronta anche dialetticamente col direttore”. Quanto al rapporto tra il quotidiano e la televisione del gruppo, “ogni realtà ha una sua vita, una sua attività. Una televisione e un quotidiano vanno sicuramente distinti, ma ci possono essere forme di sinergia, ad esempio a livello di utilizzo piattaforma internet del Corriere per i video di La7. O ci potrà essere in futuro La7 che farà sul Corriere una grande campagna di comunicazione”. L’Antitrust da parte sua ha confermato che l’acquisizione di Rcs non determina “la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante sui mercati interessati, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza“. Infine, nonostante la dichiarata volontà di essere “collaborativo” con gli azionisti storici, Cairo non ha rinunciato a evidenziare ancora una volta quelli che considera errori della passata gestione: “Avrei tenuto i libri, quelli non li avrei venduti mai. Avrei tenuto la radio, la pubblicità esterna e la sede non l’avrei venduta mai”. “Purtroppo molti asset sono stati venduti ed è un peccato”.