In queste ultime settimane di follia omicida, camuffata di sentimenti religiosi, la maggior parte dei paesi occidentali ha dimostrato paralisi di idee e di reazioni. Una delle risposte politiche che a una prima lettura potrebbe sembrare lontana dalla realpolitik – esiste ancora? – ma che consentirebbe di imboccare una strada di speranza, seppur misera, diversa dal caos omicida mediorientale di questi ultimi tempi, è una iniziativa di pace proveniente da Israele e dall’Autorità Palestinese. Sarebbero auspicabili delle trattative appoggiate dalle Nazioni Unite e dalle potenze mondiali vecchie e nuove per richiamare l’attenzione dei mezzi di comunicazione planetari a una trattativa pacifica, e non al consueto bollettino di guerra che caratterizza i rapporti fra Israele e i palestinesi – Hamas per primi.

Sono consapevole che una iniziativa del genere non sia realistica in questi mesi del 2016, ma sarebbe importante far notare al premier israeliano che negli ultimi anni ha rifiutato sia la proposta di pace della Lega Araba, sia la mediazione americana e da ultimo anche quella Francia. Dopo questa serie di chiusure, Netanyahu ha il dovere di proporre un piano di pace suo, non basta aver dichiarato anni fa di essere per la soluzione “due Stati per due popoli”, mentre tutte le sue azioni dimostrano il contrario.

Una trattativa di pace israeliano-palestinese toglierebbe molta efficacia alla demagogia Isis quando si tratta del conflitto mediorientale.

È ancora possibile – ma non per molto – pensare a questo conflitto come a un problema politico e non a guerra di religione. I tentativi di Hamas di renderlo una contrapposizione fra musulmani e miscredenti non hanno avuto buon esito. Finora.

Breve nota conclusiva. Pare che Erdogan abbia inventato un significato privato alla  parola democrazia. Per questo dittatore in erba, una volta vinte democraticamente le elezioni, il vincitore può sconvolgere radicalmente le fondamenta dello Stato che è chiamato a governare per un periodo limitato. Hamas è salito al potere nella Striscia di Gaza con elezioni democratiche, ma appena vinte ha lanciato gli avversari politici dai piani alti degli edifici di Gaza e non ha mai più parlato di elezioni.

A questo proposito, uno dei compiti più importanti dell’Occidente e dell’Europa è ricordare a Erdogan e ai paesi ricchi della penisola araba, che la democrazia non è un accessorio che togli e metti, bensì una visione del mondo che rende il cittadino libero.