Niente week end delle stelle a Charlotte per la NBA. La Lega del basket americano ha deciso di cambiare la sede dell’All Star Game 2017 (nella foto un momento dell’edizione 2013 a Houston) a causa dell’approvazione della legge HB2, che pone restrizioni nei confronti dei transgender. Una protesta plateale – e non la prima volta – del basket statunitense contro ogni tipo di discriminazione. Lo stato del North Carolina, infatti, lo scorso 23 marzo ha introdotto un codice, definito ‘anti-gay’, che tra le varie norme prevede l’obbligo per le persone transgender di utilizzare bagni e spogliatoi pubblici che corrispondano al loro sesso di nascita.

“Fin dall’approvazione da parte del North Carolina della legge HB2 si è resa palese la necessità di tutele legali per la comunità LGBT di Charlotte. La NBA e gli Charlotte Hornets hanno lavorato per cercare di ottenere insieme una risoluzione positiva della vicenda – ha spiegato il commissioner della NBA, Adam Silver – Questi dialoghi sono stati alimentati da alcuni valori fondamentali della nostra lega. Fra questi non solo l’accettazione delle diversità, l’inclusione, l’equità e il rispetto degli altri, ma anche la propensione ad ascoltare e considerare punti di vista opposti”. Ma i discorsi imbastiti non hanno portato a una soluzione, quindi l’All Star Game, ovvero le esibizioni a cui partecipano i migliori giocatori e che si tengono in una città diversa ogni anno, verrà spostato in un’altra sede. “Si tratta di una celebrazione globale del basket, della nostra lega, e dei valori che sosteniamo – ha continuato Silver – Nonostante ci rendiamo conto che la NBA non possa scegliere la legge che viene applicata in ogni città, stato e nazione in cui opera, non crediamo di poter ospitare con successo i nostri festeggiamenti a Carlotte, nel clima creato dall’HB2”.

Apprezzamento per la decisione della Lega è arrivato da Jason Collins, ex giocatore NBA e primo giocatore a dichiararsi gay nel mondo cestistico americano: “Come membro della famiglia NBA e come uomo gay, sono molto orgoglioso dell’iniziativa presa e dello spostamento dell’All Star Game dal North Carolina”, ha twittato. Per la NBA non si tratta della prima clamorosa iniziativa contro le discriminazioni. Due anni fa, il proprietario dei Los Angeles Clippers, Donald Sterling, fu costretto a vendere il club, venne squalificato a vita e dovette pagare una multa di 2,5 milioni di dollari dopo alcune frasi razziali pronunciate in un discorso privato con la moglie.

Contro la legge HB2 si sono invece espressi negli scorsi mesi personaggi del mondo della musica e dello spettacolo. Ad aprile Bruce Springsteen ha deciso di annullare una tappa del suo tour in programma a Greensboro: “E’ l’arma più potente che ho. Alcune cose sono più importanti del rock, la lotta ai pregiudizi fa parte di queste”, aveva spiegato il Boss. Allo stesso modo, nelle settimane seguenti, si erano comportati i Pearl Jam, Ringo Starr e il Cirque du Soleil. E contro la legge anti-gay si erano espresse anche la compagnia American Airlines e PayPal. Ora tocca alla NBA, che dice il governatore del North Carolina, il Repubblicano Pat McCrory, “come altre élite dello spettacolo ha interpretato male le nostre leggi e diffamato la nostra popolazione”.