Aveva diretto Pretty Woman, ma aveva creato anche Happy Days. E’ morto all’età di 81 anni Garry Marshall, una delle menti più creative della Hollywood anni ottanta e della tv americana anni settanta, quella dei telefilm poi impressi nell’immaginario planetario. Per dire, Marshall nel 1974 ha inventato Fonzie e Richie Cunningham. Nel 1978 l’alieno Mork della celebre serie Mork e Mindy. Basterebbe già questa concatenazione di titoli e ricordi, di risate e romanticismo pop, per decretare successo e brillantezza, di un signore che della sua arte non ha mai fatto vanto. Figlio di immigrati italoamericani vissuti a New York quartiere del Bronx, cognome Masciarelli felicemente americanizzato, papà regista/produttore e mamma ballerina di tip tap, Marshall ha avuto uno dei suoi primi successi sostanziali quando nel 1970 ha sviluppato un adattamento televisivo della commedia di Neil Simon, La strana coppia, che nel ’68 decretò al cinema il sodalizio tra Jack Lemmon e Walter Matthau. Protagonisti della serie tv saranno Jack Klugman e Tony Randall con tanto di Emmy e cinque stagioni in programmazione. Ed è in questo lasso di tempo che inizia la leggenda di Happy Days. Marshall scrive il pilota nel 1971, ma è solo nel 1974 che vede la luce e continua per dieci anni a mietere pubblico e successo. Durante il suo picco Happy Days è stato il programma più visto nella tv Usa nella stagione 1976-1977, il secondo nel 1977-78, e il quarto nel ’79. Fonzie diventa icona mondiale anche se Marshall ha raccontato che nell’inventare il personaggio, ispirandosi alle bande del Bronx che aveva frequentato da ragazzino, l’avrebbe voluto chiamare inizialmente Carmine. Nel 1977 è sempre Marshall a scrivere l’episodio in cui Fonzie, giubbotto di pelle e gambette nude, fa sci d’acqua. Un’idea bizzarra, con Fonzie che scommette di saltare uno squalo bianco con gli sci, e che diventa termine universale del settore (“saltare lo squalo” o “jumping the shark”) quando una saga cinematografica o una serie tv, dopo aver raggiunto il suo picco, inizia inesorabilmente ad abbassare il livello qualitativo. Da Happy Days in avanti Marshall crea un’altra serie tv popolarissima negli Usa (1976-82), ma non in Europa, come Laverne e Shirley (dove recita la sorella Penny, poi regista di film come Ragazze Vincenti) e nel 1978 per quattro stagione Mork e Mindy, telefilm che consacra a star comica assoluta il compianto Robin Williams.

Il suo primo grande successo al cinema arriva solo nel 1990 dirigendo Pretty Woman, nonostante l’esordio per il grande schermo sia un film incredibilmente divertente come L’ospedale più pazzo del mondo (1982), esempio raffinatissimo dell’allora in voga cinema demenziale, inizio del sodalizio con l’amico attore Hector Elizondo (il portiere d’albergo in Pretty Woman). Julia Roberts è la bella prostituta, Richard Gere il principe azzurro milionario e la commedia romantica incassa 463 milioni dollari in tutto il mondo. Non ci sono Oscar vinti, ma una popolarità estrema accompagnata anche dal celebre pezzo di Roy Orbison che comincia a girare su tutte le autoradio e gli stereo dell’epoca. Marshall ripeterà il successo di una sua personalissima, mai volgare e sempre brillante screwball comedy, con Frankie and Johnny nel 1991 (interpreti Al Pacino e Michelle Pfeiffer), e proverà nuovamente a bissare il successo della coppia Gere/Roberts con Se ti scappi ti sposo (in originale The Runaway Bride): inferiore in modo imbarazzante all’originale, ma con un discreto successo al botteghino. Ed è forse qui che arriva il colpo d’ala di Marshall. Di fronte al declinarsi dell’idea del film in coppia, di un ulteriore surrogato del buddy movie, quando Hollywood invece punta tutto sul lancio di un singolo viso, di un’unica star ecco nel 2001 The Princess Diaries, il film che ha visto debuttare con successo Anne Hathaway. Marshall nel 2007 gira forse il suo più ispirato “dramedy” dell’ultimo decennio di carriera che è Georgia Rule (in italiano Donne, regole e tanti guai) con Jane Fonda, Lindsay Lohan e Felicity Huffman.

La morte di Marshall, infine, chiude simbolicamente un’epoca del cinema americano che puntava ancora come prodotto di punto alla commedia romantica, fatta di dialoghi strutturati, coppie d’attori – anche due uomini o due donne – in grande spolvero recitativo, macchina da presa puntuale e mai invasiva. La sorella Penny (Jumping Jack Flash, Big, Risvegli) è stata per un decennio a cavallo tra gli anni settanta e ottanta moglie di Rob Reiner, regista di altrettante commedie di alta fattura e allo stesso tempo di un successo ineguagliabile con memorabili tormentoni come Harry ti presento Sally.