Era il luglio del 2001: l’anno del G8, a Genova. Le potenze mondiali si riunirono nel capoluogo ligure, che, come ricorda Marx, fu anche la cellula genetica del moderno capitalismo: si riunirono per decidere le sorti del mondo monopolare, ridotto a piano liscio dello scorrimento delle merci e degli uomini, anch’essi ridotti a merci. Erano passati già 12 anni dalla fine del comunismo: nessun rivale superstite.

La marcia della conquista del mondo poteva proseguire senza ostacoli, secondo la dinamica che viene ancora oggi pudicamente detta “globalizzazione”. Che è, in verità, l’occupazione integrale del mondo dalla forma merce e dalle patologie a essa connesse. Quanti di noi ricordano? Nello scenario schiusosi con l’immane tragedia geopolitica del 1989, la lotta di classe non è scomparsa, come le retoriche neoliberiste sempre ripetono, con l’usuale intento della santificazione dell’esistente ideologicamente pacificato e realmente conflittuale. Semplicemente essa non è più combattuta biunivocamente, secondo le pratiche del conflitto tra servo e signore, ma è subita passivamente dal primo nella forma di un vero e proprio massacro di classe e di una violenza inaudita che non trova risposta.

L’immagine che, forse, meglio restituisce il senso della ridisposizione del conflitto di classe come massacro di classe perpetrato dal signore ai danni del servo è proprio quella del G8 di Genova dell’estate del 2001: al cospetto delle manifestazioni di protesta contro gli incontri dei Paesi economicamente e militarmente più potenti per decidere le sorti del mondo, il signore reagì scatenando un vero e proprio uso indiscriminato della violenza ai danni anche di donne, anziani e bambini. Vi fu anche chi perse la vita. Fu etichettato facinoroso dagli stessi che ogni giorno dispiegano la più grande violenza a norma di legge e che detengono anche il monopolio dell’uso delle definizioni e delle categorie concettuali.

Le insostenibili scene del massacro a senso unico subito dal servo a Genova nel 2001 raffigurano icasticamente il nuovo terreno della lotta di classe come rivolta delle élites dopo il 1989: i dominanti attaccano, i dominati subiscono passivamente. Il signore si sta riprendendo tutto: diritti, conquiste sociali, welfare. Ed è pronto a usare la violenza ove incontri resistenza.