Lo attesero sotto casa in piazza Nicola Amore. Sapevano che spesso si concedeva una piccola pausa. Dal suo ufficio della Questura di Napoli ‘scappava’ per pranzare con la sua famiglia. Non appena videro l’auto di servizio muoversi, gli piombarono addosso. Un’azione militare. Nulla lasciato al caso. Mentre uno era alla guida, l’altro terrorista delle Brigate Rosse sparò la raffica: il vice questore Antonio Ammaturo, capo della Squadra mobile di Napoli fu crivellato di colpi come l’agente Pasquale Paola. Un agguato clamoroso.

Era il 15 luglio del 1982. Sono trascorsi 34 anni, dietro l’uccisione di Ammaturo si cela una storia di intrighi e patti inconfessabili ancora avvolta da una fitta nebbia di mistero. Segreti legati al rapimento ed al rilascio misterioso di Ciro Cirillo, ex potente assessore regionale Dc. La sua liberazione fu frutto della trattativa tra Stato, camorra e brigatisti che vide l’attiva regia e partecipazione dei servizi segreti. Ammaturo aveva capito tutto. Intuì le trame del gioco grande. Era preoccupato. Tra le mani un dossier scottante, frutto di un’accurata investigazione alla sua maniera: raccolta e collegamento dei dettagli, verifica rigorosa dei fatti e riscontri documentali. Ne inviò una copia ai vertici del Viminale e a suo fratello, ma che non arrivarono mai a destinazione. Proprio suo fratello, qualche tempo dopo morì in un sospetto incidente stradale, lontano dall’Italia.

Anche su questo buco nero della storia della nostra Repubblica, l’ex super latitante Pasquale Scotti, da poco con lo status di dichiarante, potrebbe scrivere pagine di verità. E’ da molto che ne scrivo. Il Procuratore aggiunto antimafia Giuseppe Borrelli ha costruito un canale di comunicazione diretto con Scotti, altri volevano chiudere quella pratica velocemente e metterla in archivio. Lui si è fermato. Ha indugiato e aspettato il momento giusto per trovare un dialogo intimo con Scotti. Un lavoro da psicologo. Ne ha studiato la complessa personalità. Occorreva un tempo necessario per far riannodare i fili di una vita vissuta due volte. Scotti dopo 31 anni di latitanza ha ritrovato la sua vecchia famiglia. Ha incontrato, a mano a mano, i suoi congiunti, ristabilendo una connessione anche sentimentale. E’ stata la prima carta vincente giocata dai magistrati della Procura di Napoli coordinata con la nota saggezza e tenacia da Giovanni Colangelo. Voleva rassicurazioni, certezze. Avere un interlocutore e ottenere garanzie utili. Non sappiamo se è riuscito ad averne.

L’altra vita di Pasquale Scotti è in Brasile. Li viveva come Francisco De Castro Visconti, uomo d’affari, con moglie e due figli piccoli. Un’identità nuova. Attenzione non falsa. All’anagrafe brasiliana, infatti, il suo numero matricolare esiste e corrisponde proprio a De Castro Visconti. Al momento dell’arresto, i magistrati brasiliani non hanno proceduto alla contestazione del reato di falsa identità. La domanda da mesi resta senza risposte: chi ha fabbricato l’identità ‘coperta’ di Scotti in Brasile? Avrebbe posto come prezzo della sua collaborazione con lo Stato il ritornare insieme alla sua famiglia. Da uomo libero e con la promessa di tornare ad essere nuovamente un fantasma, uno spettro.

Ciò che potrà raccontare Scotti non è solo argomento per storici, i verbali che sta riempiendo già conterebbero spunti inediti. Dal rapimento di Cirillo, alla trattativa e alla sua liberazione, l’uccisione a Londra del banchiere Calvi fino alle coperture e alle missioni che avrebbe svolto all’estero in uno scenario internazionale. Resta l’ultimo testimone di un pezzo di storia recente del nostro paese con conoscenze dirette degli accadimenti. A cominciare proprio dall’agguato dove trovò la morte Ammaturo e Paola. Da lì comincia il risiko. Scotti dovrà essere protetto dentro e fuori dal carcere. Potrebbe essere ed è un obiettivo sensibile. Ci sono i ‘dormienti’, agenti in sonno di apparati deviati dello Stato che devono difendere a qualsiasi costo i segreti dello Stato parallelo. Sono gli stessi servizi che ebbero un ruolo nella sua rocambolesca fuga e nella successiva opera di reclutamento sotto copertura di molti camorristi ‘usati’ per missioni. Tre nomi non casuali: Vincenzo Casillo, Corrado Iacolare e appunto Pasquale Scotti, unico sopravvissuto. Oltre a Scotti dovranno essere messi sotto tutela tutti i suoi congiunti forse anche il nipote Pietro, figlio del fratello scomparso Giuseppe che poche settimane fa ha sposato la figlia del vice presidente del Consiglio regionale della Campania Tommaso Casillo.