Padre Pio e Madre Teresa salveranno il Giubileo? Il prossimo 4 settembre Papa Francesco canonizzerà la suora albanese e nei dintorni del Vaticano è già sold out. Ma l’evento rischia di essere l’epilogo anticipato dell’Anno Santo straordinario della misericordia voluto da Bergoglio, che chiuderà i battenti il 20 novembre prossimo. Partito in sordina dopo gli attentati terroristici di Parigi, il primo miracolo lo aveva fatto a febbraio l’arrivo a Roma delle reliquie di san Pio richiamando a San Pietro migliaia di persone.

Subito dopo era arrivato un altro colpo mortale all’Anno Santo con gli attentati di Bruxelles. In uno scenario di paura il Giubileo delle periferie, con porte sante aperte in tutto il mondo, aveva scoraggiato i pellegrini a raggiungere Roma per ottenere l’indulgenza che si poteva ricevere direttamente nella propria diocesi. Ora l’attentato terroristico di Nizza rischia di consegnare alla storia un flop, dal punto di vista dei fedeli, con un dato sulla reale presenza dei pellegrini nella Capitale durante l’Anno Santo ben lontano dai 20-30 milioni ipotizzati alla vigilia dell’apertura della porta santa e anche molto al di sotto del Giubileo del 2000. In quell’anno i fedeli furono 25 milioni con 67 milioni di visitatori a Roma: un aumento di turisti pari al 25 per cento rispetto all’anno precedente.

Una storia nella storia, quella degli Anni Santi, che hanno sempre offerto numerosi spunti per monumentali opere d’arte. Ogni Giubileo, infatti, dal 1300 al 2015, ha sempre ispirato celebri capolavori non solo a Roma, ma in tutto il mondo. A ripercorrere questo viaggio negli ultimi sette secoli è il monumentale volume Giubilei. Spiritualità, storia, cultura (Utet) realizzato sotto la direzione scientifica di Alberto Abruzzese e Andrea Pollarini e curato da Luca Massidda. “Nessun altro evento nella storia dell’uomo – si legge all’inizio dell’opera corredata da una serie di illustrazioni – ha, probabilmente, generato tali e tante ricadute di ordine religioso, politico, economico, artistico”. Un “Giubileo social”, secondo Derrick de Kerkhove, autore di uno dei contributi raccolti nel volume, che scrive: “Un anno di misericordia, certamente, fatto di una rinnovata attenzione verso l’altro, ma anche un anno di gioia. Il miglior modo di condividerlo a livello globale è attraverso la rete. E il Giubileo è il quadro ideale per coltivare e diffondere la gioia”.

Come sempre sacro e profano si confondo anche nell’Anno Santo. “Il Giubileo – sottolinea Massidda – è sì un evento religioso, con i suoi riti e le sue cerimonie, con i suoi simboli e le sue immagini, con i suoi luoghi e le sue prescrizioni. Con le sue parole chiave: pentimento, indulgenza, perdono. Ma è anche un evento mondano, con i suoi commerci e i suoi interessi, con le sue politiche e con le sue pratiche, racconta le sue storie, costruisce le sue messe in scena, insegue i suoi pubblici. Di questa duplice natura dell’evento giubilare, religiosa e mondana, Roma tutta è la massima rappresentazione. Nelle forme della sua autorità (politica e religiosa), nelle forme della sua architettura (sacra e mondana), nelle forme della sua economia (tra commercio e indulgenza), nelle sue popolazioni (pellegrini e viaggiatori)”.

Un Giubileo inedito anche perché annunciato soltanto nove mesi prima dell’apertura della porta santa di San Pietro, preceduta di una settimana in modo ancora più straordinario da quella della cattedrale di Bangui nella Repubblica Centrafricana. Ma anche un Anno Santo dedicato alla misericordia che ha fatto da sfondo, però, nelle aule del Tribunale penale vaticano, al processo Vatileaks 2: 9 mesi e 21 udienze con alla sbarra anche due giornalisti e alla fine una sentenza molto più equilibrata rispetto alle richieste dei pm. Cosa consegnerà alla storia il Giubileo di Francesco? Solo il futuro potrà dirlo.