E’ morto oggi lo scrittore Lorenzo Amurri, a 45 anni. Era in sedia a rotelle da quando di anni ne aveva 26, a causa di un terribile incidente sugli sci che lo aveva reso tetraplegico (impedendogli l’uso delle gambe e un uso limitato delle mani). Amurri aveva raggiunto la popolarità nel 2013, anno in cui uscì “Apnea“, il libro che racconta la sua storia, candidato al premio Strega.

Figlio d’arte, suo padre Antonio era a sua volta scrittore. Lorenzo sognava una vita da rockstar. Suonava la chitarra e nella vita “sperimentava ogni cosa“, come confessava lui stesso in un’intervista a “Le Invasioni Barbariche“. Nel suo libro, Apnea, racconta appena la vita prima dell’incidente: un rapporto non bellissimo col padre, i brutti voti a scuola, l’uso di qualche droga e le notti passate a far festa. L’opera inizia proprio con il suo primo e unico ricordo dell’incidente: la faccia nella neve. Da lì il coma farmacologico, i genitori che al risveglio gli confessano che non potrà più camminare, le cure, la riabilitazione (Christopher Reeve gli consiglierà di andare a Zurigo a curarsi): un percorso lungo fino alla nuova vita in sedia a rotelle, “un premio” secondo Amurri. E’ a questo punto della sua vita che Lorenzo scopre la scrittura. Scrive solo col mignolo, premendo una lettera alla volta sulla tastiera.

In occasione dell’uscita del suo ultimo libro, “Perché non lo portate a Lourdes”, a Repubblica aveva detto: “Io non sono un uomo di fede, sono partito pronto anche a un crollo totale delle mie certezze, pronto anche a credere”.

Questo il post su Facebook con cui i familiari ne annunciano la scomparsa

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