Il mondo attuale è stretto in una morsa inesorabile fra globalizzazione capitalistica neoliberista, da un lato, e fondamentalismo e terrorismo dall’altra. La prima desertifica le società, indebolisce gli Stati, aumenta le disuguaglianze, mortifica le identità, devasta l’ambiente, distrugge il legame sociale. In una parola prepara il terreno per la crescita dei secondi. Un brillante esempio di questo meccanismo ci è offerto dalla recente, atroce strage di Dacca in cui sono morti nove italiani.

Irrisoria la reazione del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: “Dobbiamo dare una risposta”. E in che modo? Continuando a rafforzare e sostenere gli Stati (Arabia Saudita, Qatar, Turchia) che hanno in tutti modi rafforzato e sostenuto a loro volta i gruppi del terrorismo fondamentalista, da Al Qaeda all’Isis? Continuando a trattare gli Stati del cosiddetto Terzo Mondo (il Bangladesh costituisce un ottimo esempio) come luoghi dove sfruttare senza limiti e ritegno risorse naturali ed umane in omaggio alla legge della competitività neoliberista? La verità, come non mi stanco di ripetere, è che buona parte della responsabilità per la mostruosa crescita del terrorismo risiede proprio nei governi e nelle imprese multinazionali dell’Occidente capitalistico.

E non si tratta solo di responsabilità di carattere generale. Ma anche di scelte concrete e puntuali, come quella di schierare a protezione delle Forze armate turche che operano contro i combattenti kurdi che costituiscono i nemici dichiarati di Isis e Al Qaeda, una batteria di missili terra-aria SAMP/T e una trentina di militari italiani nella zona di Kahramanras, a nord di Gaziantep (Turchia meridionale), nell’ambito dell’impegno assunto dalla Nato a protezione dello spazio aereo turco dal “rischio di sconfinamenti provenienti dalla Siria”. Tutti sanno come la Turchia in Siria abbia appoggiato a lungo Isis e continui ad appoggiare Al Qaeda e gruppi simili, mentre ha sempre combattuto le forze kurde sia turche (Pkk)  che siriane (Ypg e Ypj) che hanno inflitto a loro volta i maggiori danni e perdite ai terroristi. E’ questa la lotta al terrorismo di Renzi, Gentiloni e Pinotti? Combattere il terrorismo significa per costoro colpire alle spalle chi lo combatte?

Come era stato denunciato dalla Colap (Conferenza dei giuristi dell’Asia e del Pacifico) cui ho recentemente partecipato a Kathmandu, il terrorismo fondamentalista a ispirazione religiosa costituisce una minaccia sempre maggiore per tutti i popoli dell’area. Chi confonde i terroristi con l’Islam, come i soliti noti della Lega Nord e simili, fa evidentemente un grosso favore ai terroristi, trasformandoli in portavoce e rappresentanti di 1,6 miliardi di persone, pari al 23% della popolazione mondiale.

Per uscire dalla tenaglia fra neoliberismo e terrorismo occorre riscoprire il linguaggio e la pratica dei diritti e della lotta di classe. Capita a proposito, da questo  punto di vista, il quarantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dei popoli, proclamata ad Algeri il 4 luglio 1976 e in buona parte frutto dell’elaborazione di un grande politico e giurista italiano, Lelio Basso. Tale Dichiarazione si compone di un preambolo e sette sezioni (diritto all’esistenza, diritto all’autodeterminazione politica, diritti economici dei popoli, diritto alla cultura, diritto all’ambiente e alle risorse comuni, diritti delle minoranze, garanzie e sanzioni).

Già da questa rapida elencazione delle sue parti emergono il valore indiscusso e l’attualità estrema di questo documento, nel momento in cui, da versanti solo apparentemente opposti, capitalismo neoliberista e terrorismo fondamentalista vorrebbero fare a pezzi i popoli per portare avanti i loro modelli di società da incubo all’interno dei quali non sono contemplati diritti né individuali né collettivi ma solo l’ossequio assoluto agli idoli dell’integralismo religioso. Rilanciare i contenuti della Dichiarazione di Algeri  a quarant’anni dalla sua approvazione risulta quindi necessario ed urgente. Ed estremamente opportuno appare il convegno che la Fondazione Basso ha voluto dedicare alla Dichiarazione nel suo quarantennale, che si svolgerà ddal 4 al 5 luglio e presso la Camera dei Deputati.

Il modo migliore per onorare la memoria delle vittime del terrorismo è quello di costruire un mondo dal quale esso sia effettivamente e definitivamente bandito. Insieme al neoliberismo che tanti danni ci ha fatto e continua a fare.