Benedetto XVI è tornato nel Palazzo Apostolico. In quella che era stata la sua casa negli otto tormentati anni di pontificato, Ratzinger ha rimesso piede, per la prima volta dalle dimissioni, in occasione della festa per i suoi 65 anni di sacerdozio. Una cerimonia storica con il Papa emerito che si è tolto lo zucchetto bianco in segno di rispetto davanti a Francesco che lo ha abbracciato più volte. Un inedito assoluto: due Pontefici, emerito e regnante, insieme negli appartamenti papali seppure solo per la durata della cerimonia.

Nel suo discorso Bergoglio ha invitato a “guardare al futuro non con paura o nostalgia, ma con letizia, anche negli anni ormai avanzati della nostra vita”. Un monito anche per chi ancora continua a sostenere l’invalidità dell’elezione di Francesco o che usa strumentalmente il magistero di Benedetto XVI per contrapporlo a quello del successore. Su questo punto, rientrando dal recente viaggio in Armenia, Bergoglio è stato chiaro: “C’è un solo Papa. L’altro o forse, come per i vescovi emeriti, non dico tanti, ma forse potranno essercene due o tre, saranno emeriti”. Aggiungendo: “Ho sentito, forse saranno dicerie, ma concordano con il suo carattere, che alcuni sono andati da Benedetto XVI a lamentarsi perché ‘questo nuovo Papa’, e lui li ha cacciati via! Con il migliore stile bavarese: educato, ma li ha cacciati via”.

Nel suo discorso Francesco ha sottolineato che Ratzinger oggi “continua a servire la Chiesa, non smette di contribuire veramente con vigore e sapienza alla sua crescita; e lo fa da quel piccolo Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano che si rivela in tal modo essere tutt’altro che uno di quegli angolini dimenticati nei quali la cultura dello scarto di oggi tende a relegare le persone quando, con l’età, le loro forze vengono meno. È tutto il contrario; e questo permetta che lo dica con forza il suo successore che ha scelto di chiamarsi Francesco”. Per Bergoglio “la provvidenza ha voluto che lei, caro confratello, giungesse in un luogo per così dire propriamente ‘francescano’ dal quale promana una tranquillità, una pace, una forza, una fiducia, una maturità, una fede, una dedizione e una fedeltà che mi fanno tanto bene e danno forza a me ed a tutta la Chiesa”.

Commosso è stato il ringraziamento di Benedetto XVI che ha sottolineato “la bontà” di Papa Francesco che “dal primo momento dell’elezione, in ogni momento della mia vita qui, mi colpisce interiormente” e lo fa sentire “protetto” in Vaticano dove vive. Con un augurio speciale: “Speriamo che lei potrà andare avanti con noi tutti con questa via della misericordia divina mostrando la strada di Gesù”. Un invito che il Papa emerito ha già concretizzato con l’istituzione, nel marzo del 2010, della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI che non ha altro scopo se non quello di porsi a servizio del vescovo di Roma e che è stata donata fin dall’inizio alla Santa Sede e ai Pontefici suoi successori. In particolare, per quanto riguarda l’aspetto caritativo attuato dalla Fondazione, presieduta da monsignor Giuseppe Antonio Scotti, all’interno della quale lavorano lo studioso Pierluca Azzaro e il vaticanista Luca Caruso, questo viene esercitato con l’assegnazione annuale di dieci borse di studio in Italia e all’estero.

Foto d’archivio