“La mia rinuncia è valida. Assurdo speculare sulla mia decisione”. Benedetto XVI rompe il silenzio che si era imposto un anno fa e spiega, rispondendo a una lettera del vaticanista de La Stampa Andrea Tornielli, il motivo delle sue dimissioni a un anno esatto dalla fine del suo pontificato e dall’inizio della Sede Vacante che sarebbe terminata con la fumata bianca delle 19,06 del 13 marzo 2013 che annunciava l’elezione di Francesco. Dall’ex monastero Mater Ecclesiae dove ha scelto di vivere da “pellegrino” per dedicarsi “ancora di più alla preghiera e alla meditazione”, il Papa emerito ha voluto rispondere alle speculazioni di alcuni media sui motivi delle sue dimissioni e soprattutto sulla loro validità canonica. In modo sintetico ma preciso Ratzinger ha smentito i presunti retroscena segreti della rinuncia e ha chiesto di non caricare di significati impropri alcune scelte compiute, come quella di continuare a indossare l’abito bianco, decisione che forse ha destato maggiore stupore nell’opinione pubblica.

“Non c’è il minimo dubbio – scrive oggi Ratzinger – circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino. Unica condizione della validità è la piena libertà della decisione. Speculazioni circa l’invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde”. Una possibilità, quella delle dimissioni, che Benedetto XVI aveva tenuto sempre in considerazione durante gli otto anni del suo pontificato, tanto da parlarne con chiarezza nel libro intervista Luce del mondo scritto con il suo biografo tedesco Peter Seewald. “Se un Papa si rende conto con chiarezza che non è più capace, fisicamente, psicologicamente e spiritualmente, di assolvere ai doveri del suo ufficio, allora ha il diritto e, in alcune circostanze, anche l’obbligo, di dimettersi”. Ma nessuno mai avrebbe immaginato che, soltanto tre anni dopo, l’11 febbraio 2013, in un anonimo concistoro per alcune cause di canonizzazione, Benedetto XVI avrebbe fatto questo passo.

“Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto – precisa oggi Ratzinger – è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione altri vestiti. Del resto porto l’abito bianco in modo chiaramente distinto da quello del Papa. Anche qui si tratta di speculazioni senza il minimo fondamento”. Chi lo ha incontrato nei giorni scorsi racconta di un Ratzinger lucidissimo, attento e molto accogliente che si concede pazientemente alle numerose fotografie degli ospiti di turno e congeda tutti accompagnandoli fin sulla soglia della porta. Appena qualche giorno fa il Papa emerito è tornato nella Basilica di San Pietro, dopo un anno esatto dall’ultima messa celebrata lì, per assistere al primo concistoro con i nuovi cardinali del suo successore.

Una decisione presa “di concerto da Ratzinger e Bergoglio”, sottolineano gli uomini più vicini ai due Papi, che può favorire in futuro la convivenza tra il vescovo emerito e il suo successore in tutte le diocesi del mondo. E che sicuramente apre alla possibilità di una maggiore presenza di Benedetto XVI agli eventi pubblici importanti del pontificato di Bergoglio. Tra i due Papi c’è un’amicizia sincera. “Benedetto XVI – ha affermato Francesco parlando ai giornalisti – adesso abita in Vaticano, e alcuni mi dicono: ma come si può fare questo? Due Papi in Vaticano! Ma non ti ingombra lui? Ma lui non ti fa la rivoluzione contro? Tutte queste cose che dicono, no? Io ho trovato una frase per dire questo: è come avere il nonno a casa, ma il nonno saggio. Quando in una famiglia il nonno è a casa, è venerato, è amato, è ascoltato. Lui è un uomo di una prudenza! Non si immischia. Io gli ho detto tante volte: “Santità, lei riceva, faccia la sua vita, venga con noi”.

Nelle scorse settimane il teologo svizzero Hans Küng aveva citato alcune parole contenute in una lettera ricevuta da Benedetto XVI e riguardanti Francesco. Parole ancora una volta inequivocabili: “Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo Pontificato nella preghiera”. Parole confermate oggi da Benedetto XVI: “Il professore Küng ha citato letteralmente e correttamente le parole della mia lettera indirizzata a lui”. La scelta di Ratzinger di tornare a parlare all’opinione pubblica per rispondere con chiarezza alle speculazioni sulle sue dimissioni è dettata anche dalla convinzione, da lui espressa nell’ultima udienza generale del mercoledì del suo pontificato, che “chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa. Alla sua vita viene, per così dire, totalmente tolta la dimensione privata”. E così è anche da Papa emerito.

Twitter: @FrancescoGrana