“C’è bisogno che qualcuno abbia cura del partito”. A poche ore dal duro colpo delle amministrative e alla vigilia della direzione Pd, la minoranza va all’attacco del presidente del Consiglio e segretario Matteo Renzi. Ci sono le critiche per la gestione della campagna, per le scelte delle alleanze, ma anche per la decisione del leader di tenere entrambe le cariche: la guida dell’esecutivo e quella del partito. “Se parliamo di partito bisogna che qualcuno ne abbia cura”, ha detto l’ex segretario Pierluigi Bersani ad Agorà su Rai3, “E che il partito abbia una sua autonomia. E’ inevitabile che uno che fa il presidente del Consiglio e il segretario pensi di utilizzare il partito in una giusta logica di sostegno alle azioni del governo, ma non deve essere solo questo. Perché poi succede che mentre siamo in battaglia per le amministrative bisogna fare i banchetti sull’Imu o la Tasi. Non è stata una grande idea”. E sull’ipotesi di chiedere in direzione la separazione dei ruoli spiega: “Non ordina il dottore né di tenere assieme né separati i ruoli di premier e segretario. Ma fu Renzi a segnalare, col mio consenso, che il premier poteva essere diverso dal segretario. E’ una cosa ragionevole. Ma è solo una premessa per lavorare: un partito vive di politica prima di tutto. Per recuperare una presenza sul territorio e una militanza dobbiamo dare voce ai temi sociali“.

Malumori condivisi anche dall’ex sindaco di Torino uscito sconfitto dalle elezioni amministrative: “I risultati di questo voto richiedono una riflessione di carattere nazionale, di tutto il partito”, ha detto in conferenza stampa Piero Fassino. Un concetto già espresso in un’intervista a Repubblica. “Cosa consiglio a Renzi?”, ha detto. “Di sicuro non di ridurre la forte tensione all’innovazione che lo spinge. Però ci vuole anche una maggiore attenzione a quella sofferenza sociale che nella società c’è”. E su chi chiede al premier di lasciare la guida del partito ha risposto: “In Europa la guida del governo coincide quasi sempre con quella del partito. Poi, se uno guarda al modello più sperimentato, quello tedesco, vede che c’è un leader e poi c’è una figura forte, il numero due del partito a cui è affidata la gestione. Mi sembra un modello ragionevole. Detto questo, non è un modello organizzativo che risolve i problemi”.

A chiedere apertamente le dimissioni da segretario nelle scorse ore era stato il deputato della minoranza Davide Zoggia: “Renzi ora lasci”, ha detto, “è successo uno tsunami, una mezza rivoluzione e bisogna subito aprire una discussione complessiva. Renzi dovrebbe concentrarsi sul governo lasciando la segreteria del Pd. E dovremmo rimettere in moto, tutti insieme, la discussione sul partito”. La resa dei conti è prevista per la prossima direzione dem di venerdì 24 giugno. “Il passo indietro di Renzi?”, ha detto il deputato Roberto Speranza. “E’ una sua valutazione. Ripeto: il doppio incarico non fa bene al Pd e oggi è il momento di cambiare rotta. Il segnale che ci è arrivato dagli elettori è fortissimo e richiede una risposta politica e la risposta politica deve essere un cambio di rotta”.