Se ne parlava, si sussurrava tra gli addetti ai lavori, da ieri c’è l’ufficialità: Maurizio Crozza lascia La7 dopo dieci anni e si accasa nella sempre più vitale Discovery (il network di Real Time, Nove e DMAX, per capirsi). Maurizio Crozza è, ormai da tempo, l’ultimo giapponese di una satira televisiva che altrove non riesce più a mordere, spaventata com’è dall’egemonia politica che regna ultimamente sul piccolo schermo. E se vuoi fare il battitore libero in questi tempi duri, non puoi certo farlo in una tv generalista. Crozza lo sa e si regola di conseguenza. Prima a La7, dove per anni è stato quasi l’unica attrazione degna di nota in un panorama di desolazione catodica; ora su Nove, il canale che ha sostituito Deejay Tv e su cui Discovery punta assai per tentare di scalfire il duopolio Rai-Mediaset.

Una mission impossible che somiglia proprio a quella che, ormai quasi quindici anni fa, aveva tentato la stessa La7. Fallendo miseramente, va detto subito, perché a parte Crozza, il fortunato esperimento firmato Fazio-Saviano e qualche altro gioiellino soprattutto nell’ambito dell’informazione, La7 non è mai stata all’altezza del compito. Ma le due realtà non sono paragonabili fino in fondo, perché Discovery si sta espandendo sempre più in fretta grazie a un approccio decisamente moderno al mezzo televisivo. In principio fu RealTime, il primo canale tematico del digitale terrestre a conquistare fama generalista, grazie a personaggi e format divenuti cult (da Paola Marella a Enzo Miccio, da Carla Gozzi a boss delle torte, delle cerimonie e affini). Ma essere primi in Gallia non basta più alla propaggine italiana della corazzata britannica, e lo si era già capito nella scorsa stagione, con il daily di Amici di Maria De Filippi sbarcato su RealTime e con altri progetti ambiziosi in cantiere, per non parlare di quel gioiello dell’on demand free che è Dplay.

Ambiziosi anzichenò, i signori di Discovery Italia hanno deciso di alzare ulteriormente l’asticella, ingaggiando Crozza per farlo diventare il volto di punta (e ovviamente più facilmente riconoscibile da un pubblico generalista) del network. Le motivazioni che hanno spinto Discovery a portare a casa il comico genovese sono comprensibili. E quelle di Crozza, invece? Probabilmente l’ingaggio sarà notevole anche in termini economici, ma ridurre tutto a una questione di palanche sarebbe sbagliato. Maurizio Crozza negli ultimi anni ha dimostrato sempre più di voler confezionare personaggi, monologhi e sketch dall’alto contenuto politico. Lo ha fatto, con alterne fortune, contro tutto e tutti, in un periodo in cui non era certo consigliabile. Ha continuato a far satira, mentre tutt’intorno si spegnevano gli altri già flebili fuochi. È palesemente antirenziano e non ha problemi a dimostrarlo. A prescindere dalle opinioni di ciascuno, è indubbio che a Maurizio Crozza vada riconosciuta una coerenza rara e preziosa e una voglia di esporsi che lo rende quasi unico nel panorama comico mainstream di casa nostra. Altrove, dagli Stati Uniti in giù, un attore comico si schiera quasi naturalmente, perché è nell’ordine delle cose, perché è giusto che sia così se fai satira. Da noi si fa sempre meno, perché il “tengo famiglia” è e resterà sempre il motto italico. Crozza lo ha fatto in passato, in epoca berlusconiana quando lo facevano tutti e, anzi, se non lo facevi eri un pericoloso collaborazionista, ma continua a farlo adesso, in un tripudio di pensiero unico e omologabile che fanno venire i brividi.

Su Nove Crozza troverà nuovi stimoli e nuove libertà? Forse sì, soprattutto per i primi, perché quando entri in una realtà così giovane, fresca e dinamica, o cominci a partorire nuove cose o rischi di sembrare vecchio. Sul fronte della libertà, onestamente va detto che a La7 il comico non ha mai avuto problemi. È sempre stato libero di fare satira su tutto e tutti e Urbano Cairo, che non è fesso, non si è mai sognato di mettere paletti all’unico, insieme a SuperChicco Mentana, che tirava il carretto. Non si sa ancora cosa Crozza farà in casa Discovery e per scoprirlo probabilmente dovremo aspettare il prossimo anno (visto che il contratto con La7 scade a dicembre). Ma le premesse sono buone e le aspettative altissime, perché questo matrimonio unisce un talentuoso battitore libero e una realtà dinamica e “affamata”, che non vede l’ora di azzannare le caviglie di Rai e Mediaset. E anche Sky, che con Tv8 sta tentando la stessa operazione, è avvisata.