La Consob fa litigare i ministri del governo Renzi. La scintilla sono state le parole del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, ora arriva la risposta del ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Il governo non deve e non può attaccare l’Autorità di Garanzia”. L’oggetto del contendere è il fatto che – come documentato da ilfatto.it e da Report – i vertici della commissione hanno deciso di eliminare dai prospetti gli scenari probabilistici, vale a dire l’indicazione sintetica delle probabilità di guadagnare o perdere su un titolo. In questo modo, i risparmiatori delle quattro banche fallite e poi salvate dal governo (Banca Marche, Banca Etruria, Cari Ferrara e Cari Chieti) non sono stati avvertiti dei rischi che correvano investendo in obbligazioni subordinate. In mezzo c’è il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, intorno al quale si è creato un cordone di sicurezza di partiti di centrodestra al governo e di quelli all’opposizione, da Brunetta a Gasparri (Vegas è un ex parlamentare ed ex sottosegretario dei governi Berlusconi).

Ma per Alfano non c’entrano né politica né simpatia personale. “In ballo non c’è la persona del presidente Vegas, peraltro stimato per la sua serietà e competenza, ma una corretta relazione tra le istituzioni” dice il ministro dell’Interno. Per il capo del Viminale, in vista del referendum sulle riforme e di fronte alle osservazioni di chi lamenta “l’assenza o la debolezza di un sistema di organi di bilanciamento o di garanzia”, non attaccare la Consob è una “grande questione di opportunità“. Ma Calenda non si tira indietro, non riformula le sue parole: “Io evito normalmente le polemiche – dice – mi spiace se ne ho provocata una. Ho solo dato un giudizio, fine, non voglio fare nessuna polemica con nessuno”. Sullo sfondo le ricostruzioni dei giornali che raccontano che il governo vuole una svolta ai vertici della Consob (Vegas conclude il suo mandato nel 2017), ma solo con un pressing affidato ai componenti della commissione.

Secondo Alfano “c’è una grande questione di opportunità. Gli osservatori tecnici e politici della riforma costituzionale, rilevano l’assenza o la debolezza di un sistema di organi di bilanciamento o di garanzia rispetto al rafforzato ruolo dell’esecutivo e del partito vincitore che riceverà un premio dalla legge elettorale. Tutto ciò al punto che l’anno rimanente dopo il referendum e prima del voto dovrà essere impiegato per realizzare, con legge ordinaria, quanto è carente in termini di sistemi di garanzia e completare, così, la riforma”. Per il ministro “di fronte a queste obiezioni, cominciare (già da adesso) ad attaccare le autorità indipendenti di garanzia, può rappresentare un pessimo presagio sul futuro e un ottimo argomento per i sostenitori del no alla riforma”.

Per Renato Brunetta è “inaccettabile e indecente” che un ministro “attacchi un’autorità indipendente”. Il capogruppo di Forza Italia insiste con la costituzione di una commissione d’inchiesta sull’operato di Consob e Bankitalia per la vicenda delle banche fallite. Secondo un altro forzista, Maurizio Gasparri, “il governo sta scatenando un’ offensiva nei confronti della Consob forse con l’obiettivo di distrarre gli italiani dalle colpe della famiglia Boschi per la vicenda Banca Etruria”. Per il vicepresidente del Senato “si è usato l’alibi consueto dell’Europa per coprire gli enormi errori commessi. Più che della Consob bisognerebbe parlare della Banca d’Italia sulla quale è sceso un velo di omertà. L’istituto di Via Nazionale non serve più a nulla. Il suo capo viola le norme sul tetto alle retribuzioni per gli esponenti delle strutture pubbliche. La vigilanza che spettava a questo inutile baraccone non c’è stata. Bankitalia va chiusa”.