Nell’ultima settimana c’è stata tanta di quella anticipazione rispetto a questa partita, tra passivo-aggressività nei confronti delle scelte di Conte e gufate al talento dei funamboli belgi, che daremo per scontato qualsiasi antefatto e salteremo direttamente agli effetti psicotici che quest’ansia da campo ha causato.

Il caso Fellaini

Marouane Fellaini, ad esempio, simpatico perticone dalla chioma alberosa, dovrebbe essere risarcito dopo ieri sera. Messo in marcatura da Wilmots su De Rossi con l’intenzione di tarpare le ali al playmaking azzurro, è stato un po’ il presagio di quanto sarebbe stato facile per Conte incartarla al collega belga, che probabilmente si aspettava un’Italia abbastanza statica e in parsimoniosa attesa di una ripartenza.

Quel povero diavolo – Fellaini, non Wilmots -, che avrebbe il diritto di andare in giro conciato come gli pare, ha fatto da bersaglio al gabbo di tutto il web italofono per via della sua acconciatura. Inoltre ha ottenuto ben poco in quella posizione, a parte la magra soddisfazione di una serie di gomitate al povero De Rossi – il quale non a caso ha avuto per gran parte del match l’espressione di uno a cui hanno venduto un paio di Rayban fasulli. Dato che siamo degli sciacalli e delle carogne al contempo, al gabbo abbiam preso parte anche noi, ma perché eravamo molto tesi.

L’alto coefficiente di anni 80 in campo

Parliamone: Witsel, Nainggolan, Fellaini. Il Belgio aveva praticamente i Sex Pistols a centrocampo (per la verità Fellaini biondo era più Beehive che Sex Pistols), sia in termini di capigliature che in termini di fosforo. Nel senso che decisamente i Red Devils avrebbero avuto bisogno di più fosforo lì in mezzo, e di meno forfora. E nonostante l’inizio a metronomi alti e le punture dalla distanza di Johnny Rotten/Nainggolan è proprio togliendo fosforo agli avversari che i ragazzi di Conte hanno retto l’impatto: sponde rapide e tanta, tanta intensità.

pelle2A proposito di sponde, se il calcio fosse un gioco di sponde Pellè avrebbe una L in meno.

L’Italia rispondeva alla verve anni 80 del Belgio con Ralph Macchio nel ruolo di Eder, Macchio lo ricorderete protagonista dell’indimenticato Karate Kid, e non a caso il nostro non lesinava scalcioni e falli tattici a centrocampo, metteva la cera, toglieva la cera.

 

L’intensità del primo tempo

Abbiamo detto tanta intensità: aggiungiamo che non sarà stata sempre piacevole da guardare, ma di sicuro è stata efficace. Parolo, che pure ha dato l’impressione di aver giocato una gara abbastanza opaca, ha comunque corso tanto per la squadra, Candreva e Darmian sono stati quelli che forse hanno deluso di più tra gli azzurri, nel senso che spesso hanno abbassato il ritmo partita della squadra. In generale hanno giocato entrambi così larghi che a un certo punto avremmo ipotizzato stessero facendo riscaldamento a bordocampo. Eppure l’Italia era organizzata talmente meglio del Belgio che l’esterno laziale è riuscito a mettere in difficoltà solo con la sua presenza la difesa di re Leopoldo. Lo stesso non possiamo dire per il povero Darmian che non ci ha capito granché ieri sera, ma ci ha comunque messo tanta volontà finché un ottimo, insperato De Sciglio non gli è subentrato. Insomma, tutto ciò che non è andato per il verso sperato è comunque servito perché il resto filasse. Typical Conte mentality, e ha funzionato.

Fun fact: nonostante De Rossi sia stato tartassato di botte da Fellani, è su Lukaku che si è sfogato, facendolo giocare malissimo a furia di attaccare briga. E Lukaku spaventatissimo, tanto che a un certo punto Buffon è dovuto intervenire per separarli.

E poi Leonardo Bonucci. Tanto Leonardo Bonucci, Leonardo Bonucci ovunque. Migliore in campo degli azzurri, solo nei primi 45 minuti ha portato a casa 19 passaggi su 23, 4 disimpegni, 2 palloni intercettati e un assist.

Non un assist qualunque ma un assist a Giaccherini e sì, siamo contenti che abbia segnato proprio lui, perché è inutile farvi una testa così da anni col mito del calcio operaio e degli outsider, e del cuore che trionfa sui lustrini e poi presentarsi qui e fare ironia bieca: “oh, pensa ha segnato Giaccherini, gne gne”. Sì, ha segnato Giaccherini, e anche un bel gol. Ci perdonerà Marx ma ieri sera a Lione una fettina – a dire il vero particolarmente agiata – della classe operaia calcistica è andata in paradiso. E noi siamo contenti, non perché siamo dei buonisti ma perché siete stronzi voi se lo pensate. Pappappero.

A questo punto a Conte è esploso il naso. Gol di Giaccherini, epistassi di Conte. In realtà si è fatto un taglio sotto al naso durante l’esultanza per l’1 a 0, probabilmente per opera di Zaza, ma a noi piace pensare che sia stata l’emozione. A fine partita l’allenatore azzurro aveva un baffetto costituito da un’impronta di sangue rappreso, e noi già pregustiamo la nuova moda dell’estate. Ergo, il primo tempo si chiude sul punteggio di una epistassi a zero. mentre De Rossi e Lukaku se la vedranno al ballottaggio.

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La mentalità del secondo tempo

Nella ripresa il Belgio giustamente prova a farsi sotto e avrebbe tutte le carte in regola per raggiungere l’obiettivo se l’Italia non avesse un’esperienza nell’arte della difesa che potrebbe essere regalata sotto forma di opuscolo omaggio in appendice a Sun Tzu, e soprattutto se non  fosse messa decisamente meglio in campo.

Il pareggio non ci concretizza anche perché ogni volta che i Caressa, i Rimedio, i signori Rojadirecta pronunciano il nome ‘De Bruyne’, il giovane Kevin perde la concentrazione e diventa inefficace. Inoltre Origi non può pretendere che le sue incornate non vadano alte quando quel pur vivace crestino fa da cuscinetto al pallone. A quel punto è facile per l’Italia disturbare, intercettare, scoraggiare e ripartire.

Attenzione però, auspichiamo che anche i più arditi forcaioli del pallone dopo ieri abbiano giustamente timore a pronunziare l’odioso verbo catenaccio. Mai timore fu più giusto, dato che catenaccio non c’è mai stato ieri. Guai a chi lo dice anche per finta. C’è stato dello strenuo difendere e del lesto ripartire, si guardi la progressione di 40 metri palla al piede con destro stratosferico a seguire di Ciruzzo Immobile detto l’Immortale, che avrebbe meritato maggior fortuna se a Courtois non fosse salito il proverbiale Preud’homme.

Sempre Courtois, tra l’altro sempre posseduto da Preud’homme, poco prima aveva negato a O’Rey Pellè la gioia del gol su incornata.

Nel frattempo Wilmots mette dentro Mertens prima e Ferreira Carrasco poi, per invertire la tendenza ritmica e giocare sulla stanchezza azzurra, ma i ragazzi del muretto Barzagli, Bonucci e Chiellini hanno deciso di fare la figura dei pesi massimi del calcio internazionale, e quindi c’è tempo per un’ultima ripartenza, quella che regalerà a ognuno qualcosa: all’Italia la legittimazione di una insperata – alla vigilia – supremazia di campo, a Candreva un riequilibrio karmico per via dell’assist al bacio, a uno di noi 40 euro per via di una scommessa vinta, e soprattutto a Grazianone da Southampton la meritata marcatura, negata poco prima da Courtois.

Vorremmo potervi dire che riguardo a ieri sera è tutto, e invece a un certo punto del primo tempo una gloriosa regia tv ci ha regalato un’inquadratura che non abbiamo ritrovato in rete, ma che vedeva un cartellone con lo slogan #MakeYourDebut campeggiare alle spalle di Gigi Buffon. Abbiamo molto riso.

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Hanno collaborato all’articolo: Sebastiano Bucci, Andrea Centenari, Massimiliano Chirico, Alessandro Corsaro, Michele Garribba, Sebastiano Iannizzotto, Fabio Imperiale, Luca Marini, Simone Nebbia, Simone Vacatello.

Questo post è tratto dal sito Crampi Sportivi. Visitatelo se volete leggere altri articoli come questo!