Era nell’aria. Lo si sapeva. Era molto di più di un sospetto. C’era quasi la certezza che qualcosa prima o poi sarebbe potuto succedere. Troppi fanatici in giro per le strade. Gente che dietro il paravento della religione, decide di prendersi una sorta di assurda e definitiva rivincita sulla vita. E tra i loro obiettivi, categorie che la società contemporanea vuole mettere ai margini, che con difficoltà ottengono diritti propri e che i benpensanti preferiscono relegare in ghetti o recludere in luoghi stabiliti per loro (e per le loro pulsioni).

La vittima prescelta in queste ore è la comunità gay di Orlando, nello stato americano della Florida, dove si sono contate ben 50 vittime, freddate dalla furia omicida di una guarda giurata che si è detta “fedele” allo Stato islamico.

Era nell’aria, come dicevo. Anche relativamente agli attentatori di Parigi dello scorso novembre, si era parlato a un certo punto, del fatto che il loro primo obiettivo fosse un locale gay della comunità parigina o di Bruxelles, città dalla quale arrivavano i membri della cellula terroristica responsabili delle stragi del Bataclan e degli altri luoghi coinvolti allora.

I gay sono tra i primi obiettivi di questa tremenda guerra non dichiarata. Sono considerati “impuri” dai fanatici religiosi della religione islamica. Il Corano non promuove iniziative volte a far del male al prossimo, indipendentemente dalla categoria sociale (o sessuale) di appartenenza.

Ma questi attentatori d’oggi – omofobi, razzisti, atei e nichilisti – non hanno alcun riferimento. Stupidamente affidano il loro destino a questo sedicente Stato islamico, probabile parto di chi sa quale potere occulto, finanziato da chissà quale sistema criminale e che persegue un fine, per ora poco chiaro, ma che ha certamente l’obiettivo di far prevalere un potere che sta nell’ombra ed è al momento complesso da individuare.

Questi vili attentatori non sono nulla! Sono carne con la pistola: tanta disperazione e niente cervello. Ho difficoltà ad accostarli alla grande cultura che nei secoli ha rappresentato la civiltà islamica. Sono vigliacchi senza uno scopo nella vita. Sono persone senza speranza verso le quali prevale un senso profondo di angoscia e tristezza.

Per la comunità gay di Orlando non mi è rimasta più una lacrima da spendere. Mi sono disperata nel vedere quanto stava accadendo, nel sentirmi impotente di fronte a una simile tragedia.

Ma noi omosessuali siamo forti. Anche se in questo momento è quasi disumano pensare a una rinascita, i morti di Orlando non saranno dimenticati e ci sproneranno ad alzare la testa e a pretendere diritti, libertà, sicurezza.

Il 25 giugno si terrà a Milano la tradizionale parata del Gay Pride. In quell’occasione porteremo in piazza con più orgoglio del solito tutto il nostro essere. Porteremo in piazza lo strazio e la tristezza per quanto successo in Florida; avremo parole per i nostri fratelli americani, qualcuno verrà col lutto al braccio; ma sfileremo forti e decisi come sempre. Decisi a contrapporci a tutte quelle forze arcaiche e contrarie al progresso, che in questi anni hanno ostacolato il nostro riconoscimento sociale; sbattendo loro in faccia, con quello che a Orlando è accaduto, quel che rappresenta il loro oscurantismo: solo morte.