A breve Milano avrà un nuovo sindaco. La cosa non è certo di poco conto se si considera come Giuliano Pisapia sia arrivato a Palazzo Marino, dopo una vera e propria rivoluzione arancione, probabilmente una delle campagne elettorali più importanti e partecipate che si siano mai viste nel capoluogo lombardo. La campagna elettorale 2016 non ha visto la stessa partecipazione, tanto che in molti temono un basso afflusso alle urne, con la disaffezione alla politica che ha già colpito le altre tornate elettorali e che si prepara a lasciare il segno anche sulle comunali. Insomma, Milano potrebbe trovarsi a vivere un momento cupo, anche perché i due candidati principali, Sala e Parisi, non sembrano aver colpito il cuore degli elettori.

Se ciò non bastasse ecco che arriva il colpo finale, dardo avvelenato che si insinua sottopelle e non lascia feriti, solo morti. Si tratta della canzone Milano de I Fuoricentro, band che proprio nel capoluogo fa base. La canzone, patrocinata dal Comune e a Milano dedicata, se dovesse mai diventare virale potrebbe davvero spingere alla definitiva fuga di cervelli e anche del resto del corpo. Pensate a una canzone brutta, molto brutta dei Modà. Ma che dico, pensate ai Modà che, ubriachi, decidono di fare la cover di una canzone brutta, molto brutta, presa dal peggior repertorio neomelodico. Metteteci sopra un testo su Milano come neanche nella peggiori delle retoriche, la Milano accogliente, quella dove tutte le vite trovano un loro senso, dove si condividono il proprio dolore e le proprie speranze, la Milano bella ma nascosta, mai urlata, da ricercare. Miscelate senza neanche troppo cura e ecco la canzone de I Fuoricentro.

Metteteci poi un video che sembra girato dal primo che passa, con tutte le cose più scontate da mostrare di Milano, alla faccia della bellezza nascosta, e con una sottotraccia che, lo giuro, alla decima volta che lo vedo, con la stessa morbosa ostinazione con cui si rallenta in autostrada quando siamo in prossimità di un incidente e si suppone si possa vedere tra le lamiere qualche organo interno cosparso di sangue, ancora non ho capito. La domanda che sorge spontanea, vedendo questa bruttura e soprattutto ascoltandola, è: perché? Perché i Fuoricentro ci hanno voluto fare così male? Perché, soprattutto, se dicono come dicono di amare Milano, hanno voluto sfregiarla con una canzone così orribile? E poi, questo sì quesito che andrebbe chiesto all’uscente giunta comunale, perché mai Palazzo Marino ha deciso di patrocinare una simile bruttura, corrispettivo in musica del dito medio di Cattelan, quello posto davanti alla Borsa di Piazza Affari, senza però avere nessuna pretesa artistica, o, se anche con qualche pretesa artistica, senza nessuna resa artistica?

Per prassi non ci si dedica mai con durezza agli emergenti, perché chi tenta di emergere è sempre da stimolare, mai da distruggere, ma raramente ci era capitato di incappare in qualcosa di altrettanto brutto. Talmente brutto da non riuscire neanche a essere rivalutato come trash, o semplicemente come affascinante, come certi profili sghembi e sproporzionati. Questa è una canzone che, in un mondo normale, neanche i parenti più prossimi della band riuscirebbero a ascoltare senza storcere la bocca in una smorfia tipo emiparesi. Parole appoggiate metricamente a caso sopra una melodia talmente banale da sfociare nel familiare, sì, tipo certi parenti che da piccoli si ostinavano a darci i buffetti sulle guance, facendoci talmente male da farci odiare le feste per sempre. Gli arrangiamenti, poi, sembrano ideati da un professore delle medie che deve organizzare la recita di fine anno con quel che passa il convento, e la voce, non fosse che già deve fare i conti con un testo così brutto, spingerebbe chiunque sia sano di mente a infilarsi un ferro da lana nei timpani. Insomma, se il Comune di Milano, patrocinando questo brano, voleva spingere i cittadini lombardi a andare al mare, domenica, con un gesto di craxiana memoria, temiamo ci sia riuscito perfettamente. La prossima, volta, però, vi prego, ditecelo e basta, la vita è troppo breve per dovercela ammorbare con queste brutture.

Qual è, secondo voi, la canzone che meglio rappresenta Milano? 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO:

Premettendo che abbiamo ottenuto il Patrocinio con delibera n.724 nella seduta del 17 aprile 2015 , attraverso una normale e semplice domanda di concessione di Patrocinio IN FORMA TOTALMENTE GRATUITA ovvero senza nessuna forma di sovvenzione o finanziamento , presentata presso il Comune di Milano per il video del brano ” MILANO” e Aldilà della nostra risposta ufficiale sulla nostra pagina Facebook riteniamo fondamentale sgombrare il campo da ogni possibile equivoco si possa creare a livello di organi di informazione.
Innanzitutto nel titolo dell’articolo del “FattoQuotidiano” ed in particolare Il riferimento alla cosiddetto “scambio finale di bustarella”. I Fuoricentro intendono fornire il significato intrinseco diverso da quello che l’articolo lascia supporre.. Un oggetto a forma di busta non necessariamente è una “bustarella” anzi, una busta piena di sogni che a Milano si possono spesso realizzare, una sorpresa, un biglietto per un viaggio piuttosto che una lettera per esprimere affetto. Avremmo potuto usare altro, una stretta di mano, un SMS, un Whatsapp o un Hashtag ma abbiamo scelto di usare una busta, questa è la nostra unica colpa se di colpa si può parlare.
FUORICENTRO

 Abbiamo pubblicato questa precisazione come chiesto dall’ufficio stampa anche se avevamo già in precedenza modificato il titolo che comunque, già nella prima versione, non aveva alcun intento offensivo.