Fino a ieri Sant’Anna di Vinadio era un santuario religioso, meta di pellegrinaggio dei fedeli. Non aveva mai ospitato un arrivo del Giro. Da oggi diventa un luogo sacro del ciclismo: il traguardo dove Vincenzo Nibali completa il suo capolavoro, riconquista la maglia rosa e vince il Giro d’Italia 2016. Il secondo, il più sofferto: solo due giorni fa era staccato di quasi 5 minuti dalla vetta dalla classifica. Poi la rinascita di Risoul e adesso l’ultimo tassello: Steven Kruijswijk si è schiantato sulla neve della discesa del Colle dell’Agnello, Esteban Chaves si arrende sulla salita del Colle della Lombarda. La 99esima edizione del Giro è sua, domenica sfilerà in rosa sulla passerella di Torino.

Non è la vittoria più importante della sua carriera: quella era e resterà il Tour de France 2014, riportato in Italia 16 anni dopo Marco Pantani. Forse conta meno anche della Vuelta 2010, che l’aveva lanciato nell’Olimpo delle due ruote; o del Giro 2013, il suo primo vero trionfo. Ma passerà alla storia come la sua impresa più bella: nessuno, in anni recenti, era riuscito a ribaltare un distacco così grande in due sole tappe. Roba d’altri tempi. Come Nibali. “Non ci credevo nemmeno io”, dice lui alla fine. Non è difficile credergli: soltanto martedì scorso era crollato ad Andalo, sprofondando a quasi cinque minuti di ritardo da Kruijswijk. Persino il suo allenatore aveva parlato di ritiro.

La vera impresa resta quella di Risoul, dove si è riaperto un Giro che sembrava chiuso . Ci è voluto cuore, gambe e coraggio. Un pizzico di fortuna perché senza la caduta di Kruijswijk probabilmente il Giro sarebbe finito nelle mani dell’olandese. Ma anche questo è ciclismo. E una grande squadra. Ancora una volta è stato decisivo il lavoro dei gregari: il solito Michele Scarponi, uno che il Giro lo ha anche vinto (nel 2011, a tavolino dopo la squalifica di Alberto Contador) e ora a quasi 37 anni continua a correre da gregario per passione. Poi Tanel Kangert, altro uomo forte dell’Astana, anche lui chiamato al sacrificio individuale per scortare il suo capitano. Ma del resto cosa può contare un successo di tappa in più o in meno, di fronte alla possibilità di riscrivere la storia recente del Giro.

Oggi l’ultimo tassello del capolavoro, con Nibali che è riuscito a recuperare quei 44 secondi che lo separavano dal colombiano Chaves, per conquistare il Giro più bello e incerto dell’ultimo decennio. Prima con l’accelerazione di Scarponi, poi tutto solo in fuga solitaria fino all’arrivo. Kruijswijk ha alzato subito bandiera bianca dopo il capitombolo di ieri. Chaves ha retto finché ha potuto: scavato il solco sulle prime rampe del Colle della Lombarda, la corsa è diventata una cronoscalata individuale. Nibali davanti con il sostegno di Kangert, Chaves dietro con quello del suo connazionale Rigoberto Uran (2° al Giro 2013 proprio dietro a Nibali, e anche nel 2014). In mezzo Valverde, all’inseguimento del podio alla sua prima partecipazione al Giro a 36 anni.
Il siciliano è già maglia rosa virtuale sulla vetta del Colle della Lombarda: ha 20 secondi di margine da gestire negli ultimi chilometri. Dopo il traguardo il ringraziamento ai due compagni: “A Michele (Scarponi, ndr) bisogna fare una statua, anche a Jakob (Fuglsang, ndr), senza di loro forse non sarei riuscito in questa impresa. E’ stata veramente una tappa fantastica”

La pedalata si appesantisce, ma a bocca aperta e in piedi sui pedali Nibali non può fermarsi proprio adesso. Sprinta fino all’ultimo metro per non lasciare neanche un centesimo, non esulta. Ma i secondi passano, la maglia rosa distrutta dalla fatica arriva dopo un minuto e mezzo. Nibali può finalmente festeggiare, Chaves è contento comunque: “Se qualcuno tre anni fa mi avesse detto che sarei arrivato secondo al Giro mi sarei messo a ridere. Oggi era più forte lui, è la vita”, sorride. “Ma la vera vita è vedere qui con me i miei genitori felici, per la prima volta in Europa”. Altro sorriso. A 26 anni ne avrà di occasioni per riconquistare la rosa. Valverde è terzo, il povero Kruijswijk neanche sul podio. Il 99esimo Giro d’Italia è di Vincenzo Nibali: che l’ha perso da favorito nelle prime due settimane e riconquistato in due tappe da campione.