Sul palo Juanfran, dentro Cristiano Ronaldo. E la Champions va per l’undicesima volta al Real Madrid, mentre l’Atletico piange per aver sprecato una grande occasione perdendo, per la terza volta, una finale. La seconda, dopo quella del 2014, contro i ‘cugini’. Questa volta accade ai rigori, dove il Real è perfetto mentre Simeone viene tradito dal tiro sul legno di uno dei suoi più fidi scudieri. Davvero un peccato dopo una partita giocata decisamente meglio per tutto il secondo tempo e controllata senza affanni anche ai supplementari. Resta il rimpianto perché il dischetto aveva tradito i Colchoneros anche subito dopo l’intervallo, quando Griezmann aveva sparato sulla traversa il penalty concesso per un fallo di Pepe su Torres. Il tutto dopo il vantaggio firmato da Sergio Ramos, ancora lui, l’uomo che di testa cambiò la storia a Lisbona e da allora non aveva mai più fatto centro in Champions. A distanza di due anni sfregia ancora i cugini trasformando buona parte della partita in un gigantesco déjà-vu e mettendosi sul petto una medaglia – quella di chi ha segnato in due finali – che nessun difensore può vantare da quando è nata la Champions. Roba da Eto’o, Cristiano Ronaldo, Raul, Messi. E invece è proprio lui a pungere subito in avvio, prima della riscossa colchonera che trascinerà la partita ai rigori, figlia anche di una battaglia in panchina vinta da Simeone, capace di rivoltare la partita con un cambio (Carrasco) mentre Zidane ne aveva già sparati dopo 70 minuti, impoverendo il centrocampo e privandosi di un centravanti puro. E però l’Atletico era partito esattamente come non avrebbe dovuto, complicandosi la vita.

Dopo aver subito appena 5 gol in 12 partite, viene punto in avvio. Al Real basta un quarto d’ora: punizione di Kroos, spizzata di Bale e Sergio Ramos supera Oblak con un tocco sottomisura. Sarebbe fuorigioco, ma il guardialinee non alza la bandierina. Se Simeone aveva in mente di sfinire i Blancos, il piano è già saltato. E i suoi non ne hanno uno di riserva. Anche perché a quel punto Zidane abbassa Casimiro appena davanti alla linea dei difensori in un 4-1-4-1 che per i Colchoneros diventa insuperabile. Cross sparacchiati dalla trequarti, Torres sistematicamente anticipato da Pepe e anche un pressing che non è la solita corrida azzanna-caviglie apprezzata da settembre a oggi. Infatti il Real ha vita facile: scambia bene nello stretto, grazie alla gran mole di lavoro di Modric e Kroos, proponendosi spesso sulla trequarti senza però arrivare mai a impensierire Oblak. La partita non è bella. Dall’altra parte, chi dovrebbe mordere non trova soluzioni. Il primo tempo dei Colchoneros è tutto in un tiro debole di Koke prima del vantaggio e in una flebile reazione abbozzata da Juanfran e Griezmann. Anche se nell’ultimo quarto d’ora, con il Real in attesa, il pallino del gioco è nelle mani dell’Atletico.

Il predominio diventa evidente in avvio. I Colchoneros alzano il baricentro con l’ingresso di Carrasco per Fernandez e potrebbero punire il gigioneggiante Real dopo neanche tre giri di orologio. Torres, fin lì impalpabile, è però uomo di mestiere e va giù appena sente arrivare Pepe in maniera ruvida. Rigore netto e occasione enorme, sprecata da Griezmann – forse innervosito da Keylor Navas in versione Dudek – con una botta sulla parte bassa della traversa. Il vento però è cambiato. La chance gettata al vento potrebbe ammazzare un toro, viste anche le difficoltà incontrare nel primo tempo per arrivare al tiro. Non l’Atletico battagliero del Cholo, che pianta le tende dove di solito si affaccia con prudenza. Savic fa tremare la curva occupata dai ventimila tifosi biancorossi con un tocco di sinistra a lato, poi è Saul a metterla larga di poco su invito di Carrasco. È passato appena un quarto d’ora e la partita ha già regalato più emozioni del primo tempo.

Un trend confermato dalla reazione del Real, attento a non scoprirsi ma pronto ad accelerare in contropiede. A metà del secondo tempo l’Atletico – tutto vero – ha un possesso palla maggiore rispetto alle merengues, che però potrebbero chiudere la pratica ‘Undicesima’ con Benzema, murato da Oblak dopo un contropiede avviato da un recupero di Casimiro e condotto da Modric. Ovvero i migliori in campo tra gli uomini di Zidane per quantità, il primo, e qualità, il secondo, affiancato negli ultimi venti minuti da Isco e non più da Kroos. Ma quel che il croato tesse, Ronaldo e Bale disfano mancando due volte il colpo del ko. Un peccato mortale, punito dal cuore colchonero sulla successiva ripartenza. La firma è di Carrasco, l’uomo mandato in missione dal Cholo per cambiare volto alla gara, ma dentro c’è tutta l’anima dei suoi. Koke avvia con uno scavetto, Juanfran piazza un meraviglioso cross di prima e il centrocampista deve solo spingerla dentro in acrobazia.

L’inerzia è tutta dalla parte dell’Atletico ma negli ultimi dieci minuti nessuno ha voglia di scoprirsi, anche se Torres avrebbe un’altra palla per vendicare Lisbona. L’acido lattico fa il resto nei supplementari, intensi ma con una sola occasione da brivido capitata sui piedi di Lucas Vazquez. Modric gioca su una gamba per un problema all’inguine, Filipe Luis e Koke chiedono di uscire, Bale cerca di rilassare i muscoli. Simeone ha ancora due possibilità e butta nella mischia Lucas Hernandez e Thomas Partey. Muscoli e lucidità mentre Zidane, esauriti i cambi già dopo 70 minuti, deve incrociare le dita e chiedere ai suoi di stringere i denti. Tutto inutile, si va ai rigori. E Simeone corre subito sotto la curva per caricare la splendida curva dell’Atletico. Il sorteggio però premia il Real: si tira sotto il muro blancos. Non sbaglia nessuno: Lucas Vazquez, Marcelo, Bale, Sergio Ramos – ancora lui – e poi Cristiano dopo l’errore di Juanfran a mettere il sigillo sull’undicesima.