Qualche mese fa avevamo discusso della vicenda della teoria del “rammendo medievale invisibile” sulla sindone di Torino, pubblicato dal chimico Ray Rogers non su un giornale del tipo “paga-pubblica-cosa-vuoi” ma su una rispettabile rivista scientifica (Thermochimica Acta). La presenza del rattoppo è stata ipotizzata da due coniugi americani sulla base di fotografie a bassa risoluzione e smentita dagli esperti tessili che hanno potuto esaminare la Sindone di persona.

sindone 675

La teoria del “rammendo invisibile” rappresentava l’ennesimo maldestro tentativo da parte dei sindonologi autenticisti di screditare l’odiata analisi del carbonio 14 sulla Sindone di Torino, che la ha datata indiscutibilmente al Medioevo e non al tempo di Gesù Cristo. Assieme ad altri due colleghi (Luigi Garlaschelli e Roberto Samperi) avevo scritto un editoriale sulla stessa rivista che aveva pubblicato l’articolo di Rogers, spiegando che l’unica analisi strumentale eseguita (la spettrometria di massa) dimostrava solo che il campione di tessuto del carbonio 14 in mano a Rogers era contaminato con qualcosa di simile al materiale della busta di plastica che lo aveva contenuto, quindi non c’era alcuna evidenza di alcun rammendo medievale.

Inoltre, alcuni dei campioni di Rogers erano stati ottenuti applicando un nastro adesivo sulla Sindone, “contaminati” e dopo “puliti laboriosamente” da sua moglie lavandoli anche con un solvente organico. In queste condizioni, nessuna analisi chimica che vorrebbe dimostrare la presenza di “rammendi medievali invisibili” avrebbe alcuna significatività. Fine della storia quindi? Macché.

Dopo la pubblicazione del nostro articolo, i sindonologi si sono scatenati a formulare le ipotesi più fantasiose, escludendo però la più logica, ovvero che Rogers avesse preso lucciole per lanterne. C’è stato persino un sindonologo che si è messo a ringraziare Dio (!!) perché qualcun altro si era offerto di confutarci, non avendo lui le competenze tecniche necessarie per farlo di persona. Il sindonologo canadese Mario Latendresse ha pensato di mandare una cosiddetta “smentita” alla rivista.

Le critiche costruttive sono le benvenute nella scienza. Quella di Latendresse era però basata su un errore clamoroso. Nel nostro articolo, avevamo presentato lo spettro di massa di un composto chimico (hexadecan-1-ol) per mostrare quale fosse la frammentazione caratteristica dei composti con una lunga catena alifatica, come appunto quelli derivati dal polietilene di una busta di plastica. Latendresse, apparentemente ignorando questo aspetto, cerca su internet lo spettro di questo composto ma non lo trova. Ne prende invece uno con un nome simile (hexadecan-1-ol, 1-TMS) e lo mette nel suo articolo credendo di averci finalmente smentito.

Ovviamente, sostanze chimiche con un nome diverso sono diverse, e infatti lo spettro è differente dal nostro. Latendresse a questo punto taglia via la parte di spettro che non sa giustificare ma lascia il nome di quella che lui crede sia la sostanza. Rimuovere arbitrariamente i dati è un comportamento che non ha nulla a che vedere con la scienza. Disturba che i revisori di una rivista di chimica non se ne siano resi conto. Abbiamo quindi inviato un ulteriore commento che è stato accettato dalla rivista stessa. Riassumendo, la rivista scientifica ha pubblicato nel 2005 un articolo che supporta una teoria pseudoscientifica, poi ha accettato un editoriale nel quale la teoria era definita appunto “pseudoscienza”, (Settembre 2015), e in seguito ha anche un commento con spettri tagliuzzati a piacere, per cui la definizione stessa di pseudoscienza sarebbe fin troppo generosa (Gennaio 2016). Infine ha accolto un commento che spiega tutto questo, che ribadisce il concetto con il termine “pseudoscienza” (Marzo 2016). Tutto senza mai ritrattare nulla.

La fede religiosa non è pseudoscienza; lo è invece la falsificazione dei dati scientifici per supportare le proprie convinzioni. Al di là della vicenda Sindone, si dovrebbe riflettere sugli standard di pubblicazione di alcune riviste e di alcuni editori. Ci saranno altre puntate? Chissà. La fantasia dei sindonologi supera la più fervida immaginazione.

Click here for English version