Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che ritiene “una barbarie” avere i renziani al governo. Altre considerazioni.

1. Quando il Napoli era a soli tre punti di distacco, mi azzardai a scrivere che il Napoli era oggettivamente impossibilitato a raggiungere la Juve, perché i bianconeri le avrebbero vinte tutte da qui alla fine (lasciando al massimo un pareggio). Fui insultato da non pochi ultrà napoletani come neanche Emiliano dai giannizzeri grulli di Renzi. E sì che io adoro il Napoli e Che Gue Sarri, come sa chiunque mi legge (e chi non mi legge non sa cosa si perde). La Juve è di un altro pianeta. E il Napoli ha fatto anche troppo.

2. Ventitré vittorie (e un pareggio) su 24, avversari quasi sempre maciullati come ieri la Lazio. Esiste la Juve e poi esistono tutte le altre. Il resto son pippe mentali o frignate complottistiche: tutte cose noiosissime, non meno di un singolo di Antonacci.

3. Dirò di più: questa sarà (un po’) la stagione del rimpianto per la Juventus. Aveva chance enormi di vincere la Champions League e senza quella rimonta assurda (e quel gol nel recupero) a quest’ora sarebbe già in semifinale via Benfica. Il Barcellona è già eliminato poiché in calo (anche se ieri non sembrava), il Manchester City non è un satanasso e le due madrilene sono forti ma non imbattibili. Eccome se Allegri ce la poteva fare, quest’anno. Era più “facile” di un anno fa.

4. Che Gue Sarri ha rifilato un 6-0 al povero Donadoni, vittima di una squadra che ha già raggiunto troppo “presto” l’obiettivo. Andrebbe una volta per tutte ripensata la serie A, introducendo i playout e rendendo meno materasso quelle squadre che a gennaio erano difficilissime e ad aprile assai abbordabili. Così, anche non volendo, si falsa il campionato.

5. Se militassero nel Milan, Gabbiadini e Mertens giocherebbero sempre titolari. Mertens, in particolare, mi fa impazzire. Ma probabilmente Milanello riuscirebbe a rovinare pure loro.

6. A proposito: stasera non gioca nessuno. Quindi gioca il Milan. (E chiedo scusa al Carpi).

7. Ogni volta che questa rubrica garantisce magnifiche sorti e progressive all’Inter, Mancini perde puntualmente alla tornata successiva. Ciò mi spinge dunque a scrivere: “Renzi Premier fino al 2023, Rondolino al Quirinale e Andrea Romano nuovo Churchill”. Daje.

8. C’è una bellezza tragica, e solo apparentemente favolistica, nella doppietta di Totti. Non ha solo regalato in tre minuti (appena entrato) la Champions alla Roma, frustrando per sempre le ambizioni dell’uomo che sussurrava all’anticalcio Mancini, ma ha scritto il pre-finale perfetto a una carriera sublime. Quanta meraviglia.

9. Ha ragione chi dice che, ora, paradossalmente la situazione si complica per Roma e Totti. Recidere il cordone ombelicale, ammettendo che 40 anni sono troppi anche per un Campione, sarà più complicato dopo l’impresa di ieri. C’è però anche la dimensione umana: e dunque la paura del vuoto, e dunque il terrore del silenzio, di un uomo che non vuole abbandonare il suo gioco. Teme l’assenza di ribalta. Avverte l’horror vacui. E si aggrappa come un bambino ai suoi ultimi fuochi. Il crepuscolo, per i prescelti, è assai doloroso. E la maniera così sincera – e quasi infantile – di affrontarlo rende Totti ancora più vicino e stimabile. Così fragile, così splendido.

10. Ormai la Fiorentina è pugnace come Bertolaso a Roma (infatti si è appena defilato). L’ho fatto presente al mio amico Nardella con un sms affettuoso: “Che pena la tua Viola, Nardy. #Ciaone”. Si è incazzato e per tutta risposta mi ha mandato la Gestapo sotto casa, guidata da Frau Morani e Herr Migliore. Che permalosone. A lunedì prossimo.

P.S. Lo so, “L’uomo che sussurrava all’anticalcio” è molto figa come definizione di Mancini. Potete usarla. Ma solo se citate la fonte e dite che è una delle intuizioni infinite del Borja Valero delle firme italiche. Altrimenti vi regalo un abbonamento a L’Unità.