“In questo paese molto spesso vince il cinismo, piuttosto che il civismo”. Così diceva Rossano Ercolini, coordinatore del Centro Rifiuti Zero, e vincitore del premio Goldman (Nobel alternativo per l’ambiente), parlando delle famiglie rifiuti zero, che ieri “compivano” un anno. Presente anche Paul Connett, di Zero Waste International. Si riferiva alla scarsa attenzione che viene data ai tanti esempi di civismo in Italia: comuni virtuosi, famiglie che rendono più sostenibile il loro stile di vita, negozi che vendono equo, sfuso e senza imballaggio… Purtroppo è vero. E il risultato del referendum lo dimostra. Renzi è un cinico ma non è il solo. E’ in buona compagnia.

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Ogni giorno sento attaccare e denigrare la speranza di un cambiamento, l’impegno per uno stile di vita alternativo: nei commenti sui siti, per la strada, nelle riunioni, in Tv (anche se non la guardo e non ce l’ho nemmeno in casa). Sembra che la gente, ormai viziata e ottusa dal consumismo, abbia piacere a crogiolarsi nel cinismo: tanto niente si può cambiare, tanto il mondo non si può salvare, tanto non è mai colpa nostra, tanto vale godersi la vita, coi suv, le bottiglie di plastica, la carriera da portare avanti, le vacanze in crociera, la coca-cola, i pesticidi nell’orto, la tv sempre accesa, le merendine ai figlioli e le trivelle nel mare…”L’indifferenza è il peso morto della storia” diceva Gramsci.

Però… però non voglio perdere la speranza. Il civismo esiste, va praticato, va diffuso, va studiato e applicato. Continuo a testimoniare con la mia vita, a parlare di rifiuti zero, mobilità sostenibile, energia alternativa, consumo critico, sobrietà… continuo a girare come una trottola tra parrocchie, scuole, centri sociali… e come me tanti altri. Al di là di ogni religione, nazione, orientamento politico o sessuale, tutti siamo uniti dal fatto di essere in questo mondo. E’ il messaggio di Papa Francesco. Questo è l’unico mondo che abbiamo e dobbiamo averne cura. Non possiamo solo pensare ad arricchirci la casa, la pancia e le tasche. Dobbiamo imparare a camminare leggeri, fare sacrifici, qualche rinuncia, per poter vivere tutti dignitosamente. E la dignità è data da un’impronta ecologica non troppo pesante (4,5 ettari come quella italiana, o addirittura 9 ettari come quella statunitense), né troppo leggera (0,3 ettari, come quella dei paesi poveri). La dignità è 1,8 ettari a testa, dicono gli scienziati, è il limite non valicabile se vogliamo giustizia sociale e ambientale.

La dignità è data dalla “sobrietà, che non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario” dice Papa Francesco.

“Ma perché devo impegnarmi?” mi chiedeva ieri una mamma “se il governo non si interessa all’ambiente, mi devo interessare io? Non posso far cambiare idea ai potentati economici”.

Se i potenti vedono che i cittadini sono appagati e apatici, che lavorano, comprano, consumano e buttano, ordinatamente, secondo i loro interessi, non avranno motivo di cambiare. Se i cittadini iniziano ad essere critici, ridurre i consumi, protestare, boicottare, fare pressione, informarsi e partecipare, allora qualcosa cambierà. Guardate San Francisco, dove stanno vietando le bottiglie di plastica, grazie anche alla pressione del movimento dal basso “Rifiuti Zero”, guardate al successo di tanti boicottaggi che hanno messo con le spalle al muro le multinazionali, guardate al fiorire di quartieri senz’auto in tante città d’Europa e nel mondo, guardate al continuo sviluppo dell’energia rinnovabile che nonostante tutto va avanti.

E’ questo l’unico futuro possibile. Nell’atmosfera c’è già una quantità di Co2 tale da provocare un pericoloso e inesorabile innalzamento climatico. Anche ai livelli attuali di CO2 siamo già a rischio. Dobbiamo ridurne le emissioni, a partire da subito, lasciare le fonti fossili sotto terra, spegnere le centrali a carbone e gli inceneritori, e ognuno nel suo piccolo fare scelte sostenibili (ridurre uso dell’auto, abbassare i riscaldamenti d’inverno e spegnere i condizionatori d’estate, mangiare sano, locale, ridurre i rifiuti, la plastica, investire nelle energie rinnovabili…). E’ faticoso, non lo nego, andare controcorrente, ma è necessario. Se continuiamo di questo passo gli effetti saranno catastrofici. Magari il nostro sforzo non avrà successo ora, non avrà risultati che potremo vedere noi, ma sarà utile ai nostri figli, ai figli dei nostri figli. E anche se perderemo, almeno non ci saremo resi complici.