Grand hotel G8. Gente che va, gente che viene. Banchieri, politici, economisti, scrittori, e monaci. Anzi, un monaco. Un certosino moralista con l’inconfondibile silhouette di Toni Servillo. Le confessioni, il nuovo film di Roberto Andò (in uscita con 01 il prossimo 21 aprile) gironzola attorno all’impellente e contemporanea questione etica che riguarda il nefasto e contestato agire dell’alta finanza e dei banchieri nelle scelte dei governi nazionali.

I cosiddetti “grandi della terra” si sono rinchiusi nell’antica e sontuosa spa tedesca di Heilingendamm sul mare Baltico per un weekend. Li ha convocati il presidente del Fmi, Daniel Roché (Daniel Auteuil). Si deve votare una nuova “manovra”. Lacrime e sangue per i governi eletti che non si allineano alle decisione del sovrastante e cieco agire del Fondo monetario. I ministri dell’economia (da quello americano a quello russo, dal quello giapponese agli omologhi europei compreso il titubante italiano) assistono da semplici comparse alla messa in scena del potere. Solo che qualcosa va storto e tra i tre invitati speciali (oltre al religioso ci sono una scrittrice per bambini modello JK Rowling e un cantante americano impegnati in istanze umanitarie), garanzia progressista di facciata per trasparenza e buona pubblicità mediatica per le sconcerie dei banchieri, è il monaco Servillo a dover intervenire, suo malgrado, nel fare da confessore al leader del Fmi in preda ad un’inattesa crisi personale.

“Generare del denaro dal denaro è come una droga”, spiega Roché al padre certosino. Come è una droga per i ministri pendere dalle labbra di Roché (“La democrazia è una menzogna, i politici degli illusionisti”) senza una minima riflessione sul proprio agire. Il sistema è marcio perché avanza consapevolmente sulla pelle dei più miserabili sapendo bene che i propri algoritmi, le proprie teorie macroeconomiche, sono aria fritta, oltretutto imbeccata dal Fmi. E ad inchiodarli c’è la sinistra nemesi in saio e sandali che ha raccolto, probabilmente, quell’ultimo segreto dell’uomo potente, elemento che fa andare in tilt la platea di ministri convenuti, non più in grado autonomamente di proseguire nel loro operato senza scrupoli.

Film dal cast internazionale (oltre ad Auteuil e Servillo ci sono Connie Nielsen, Lambert Wilson, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu e Pierfrancesco Favino qui in una clip esclusiva per il Fatto.it) Le confessioni staziona su un confine tra realismo fotocopia della cronaca (ci sono addirittura le Femen), gli echi di un thriller e abbondanti dosi di metafisica per principianti sulle protesta antisistema. Andò, dopo Viva la Libertà, torna alla regia per evocare nuovamente le brutture del potere, solo che il dito puntato contro il male si trova spesso senza forza espressiva per sorreggerlo.

La presenza prepotente, silente e simbolica del monaco, più un Savonarola riaggiornato a tempi dei black bloc che propugnatore di bontà e sacrificio per la dimensione terrena, è l’argine oscuro di un rispecchiamento morale tra cattivi e buono che spesso finisce sul binario morto di una falsa pista di detection sulla dipartita di un grosso ospite tra i presenti nella spa, che non si può citare pena il solito spoiler. Formalmente Le confessioni è un intarsio di dialoghi fitti per disvelare informazioni dirompenti a novizi scandalizzati; come irrisolvibile confronto con l’orrore del reale se non con una vicinanza/trasformazione “animalesca” che ricorda Gli Uccelli di Aristofane. Non aspettatevi il Petri con l’isolamento simbolico dei democristiani in Todo Modo – confronto impossibile da sostenere -, ma una riflessione sui gangli marciti della sovrastruttura economica che governa gli stati (“la sovranità statale non esiste più” spiega ancora Roché, il deus ex machina del mondo intero) molto teatralizzata nel continuo confronto/scontro a due tra politici e monaco in buie stanze d’albergo. In fondo ad Andò sembra più interessare l’effetto di una battuta spiazzante e sagace di Servillo/Salus sulle storture etiche che il colpo di una clava per eliminarle.

Il trailer