Ha un fiuto straordinario per le hit e sta provando a svecchiare il pop italiano. Federica Abbate, classe 1991, ha abbattuto i gradi di separazione tra “Roma-Bangkok” di Baby K e “L’amore eternit” di Fedez, semplicemente perché è l’autrice di entrambi i pezzi. Non tutti sanno, però, che il suo talento è stato scoperto grazie a “Genova X Voi”, un concorso per autori ideato dal cantautore e drammaturgo Gian Piero Alloisio e dal direttore di “Rockol” Franco Zanetti, che si avvale del sostegno della SIAE, del Comune di Genova e di Ovada, e della collaborazione con Universal Music Publishing Ricordi. Il vincitore, come è accaduto per Federica Abbate, vince un contratto con la Universal. Si sono da poco aperte le iscrizioni alla quarta edizione (con scadenza 27 maggio) e abbiamo colto l’occasione per chiacchierare con Federica di nuovo cantautorato e del “mestiere” di autore.

Il periodo a cavallo tra 2015 e 2016 è stato un momento d’oro, hai macinato dischi di platino con Baby K, siglato featuring con Marracash e un brano in concorso a Sanremo affidato a Francesca Michielin. Quando ti metti a scrivere senti il peso di grandi aspettative su di te?
Sono molto esigente con me stessa e vivo alla continua ricerca di quello che viene dopo. Una volta che ho finito di scrivere un pezzo, ho bisogno di farne un altro che mi soddisfi appieno. È normale che su di me le aspettative ci siano, a livello di autorato, ma non ci penso molto. Non vivo con l’angoscia di dover fare a tutti i costi una hit. Comunque se uno sa scrivere, ha la passione e si diverte nel farlo, i pezzi belli vengono sempre.

Chi sono, secondo la tua sensibilità, i più innovatori attualmente nel campo del cantautorato italiano?
I rapper, tutta la vita. Il rap è l’esempio di cantautorato 2.0. Loro hanno un linguaggio, definito ‘urban’, che è il linguaggio ‘parla come mangi’. Come dire ‘nel mio modo, anche se molto semplice, io ti dico una cosa e te la dico dritta schiaffata in faccia’, e questo a me piace tantissimo. Inoltre, anche a livello musicale, loro hanno innovato tantissimo perché sono i primi che hanno iniziato a scrivere su beat. Secondo me il futuro è proprio questo. Io stessa, canzoni come “L’amore eternit” o “21 grammi”, le ho scritte così. I rapper sono anche riusciti a creare una cosa importantissima: un ibrido fra pop e hip-hop. Il mio progetto posso definirlo un po’ come un mix fra questi due mondi. Niente che non esista magari all’estero, però lo faccio in italiano.

Hai vinto “Genova X Voi”, ma altri concorsi come Area Sanremo e Castrocaro hanno scartato le tue proposte. Pensi che ci sia uno scollamento fra molti concorsi e quello che poi gli editori richiedono?
Assolutamente sì, con trenta punti esclamativi. Nel senso che ormai sono pochissimi i concorsi legati alla realtà. Se tu vuoi creare un prodotto che vende, dev’essere un prodotto contemporaneo, che sia al passo con il mercato. Accade pure che molti concorsi abbiano pochissima serietà, facendo pagare ai ragazzi delle tasse molto alte. Inoltre gli stessi giudici dei talent devono stare al passo coi tempi: se ci metti una persona che è legata alla discografia di 30 o 40 anni fa, è normale che sceglierà rifacendosi ai canoni di quell’epoca. Invece per “Genova X Voi” il discorso è diverso: è un concorso pulito, innanzitutto, perché non c’è tassa d’iscrizione. Inoltre chi ci lavora non è fuori dal giro. Quando si sceglie il vincitore, lo si fa cercando di capire se è spendibile effettivamente sul mercato.

Domanda scomoda: come autore di canzoni si può vivere?
Assolutamente sì, però devi fare tante tante hit. Purtroppo è brutto da dire, ma non puoi fare l’autore di canzoni se scrivi una canzone all’anno, o ne scrivi 10, o ne piazzi qualcuna in un disco. Devi scrivere tantissimo e devi fare dei numeri. Sennò non puoi farlo di lavoro, perché faresti la fame. Io riesco a viverci, sono contentissima di questo. Dedico la mia vita a quello che faccio: rinuncio a vacanze, uscite, pizze, tutto. Io praticamente non esisto. Però non è un peso per me.