Le mazzette e le sfilate dei potenti di turno, lo sciame sismico e di false rassicurazioni, le commemorazioni di coccodrillo e le invulnerabili casette antisismiche di gommapiuma. Gli abietti che quella notte si rallegravano, fiutando affari a venire, mentre in molti quella notte morivano, fisicamente o nell’anima. Sono passati sette anni dal terremoto dell’Aquila e la città dalle novantanove chiese si sta progressivamente rialzando. Anche se parecchie promesse sono rimaste lettera morta.

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La ricostruzione va avanti, si attende, prima o poi, lo svelamento del sipario sul centro storico restaurato, è l’old town che la popolazione rivuole fermamente. “Il Jazz italiano per L’Aquila”, nel settembre scorso, ha portato per le vie del capoluogo d’arte dimenticato sessantamila appassionati provenienti da tutt’Italia. Il concertone finale in Piazza Duomo è stato una stretta al cuore. Un po’ come rimettere indietro le lancette dell’orologio, in un qualsiasi anno antecedente il 2009, che sia il Novecento o gli anni zero del nuovo millennio. E quest’anno il Festival diretto da Paolo Fresu si rifarà. Prove tecniche di una normalità extraburocratica e nonostante tutto che mi è capitato di saggiare anche grazie all’iniziativa di due giovani giornalisti aquilani free-lance. Lei si chiama Alessia Di Giovacchino, lui è Marco Signori. Hanno creato una rassegna itinerante che mette insieme turismo ed enogastronomia, fuori dal tempo, dal nome antico: “Una domenica fuoriporta”. Manca solo un appuntamento prima della pausa estiva, ma in autunno si ripartirà.

Una domenica al mese, una carovana di cittadini aquilani compositi per età, sesso ed estrazione sociale, si mette in pullman alla scoperta delle meraviglie spesso misconosciute del loro Abruzzo. Col suo sottobosco esperienziale. Il torpedone è sempre ricolmo; la proposta è ghiotta; i prezzi invitanti. La sera i gitanti rientrano: è finita la stagione della diaspora forzata sulla costa. Una semplice voglia di stare insieme e voltare pagina scandisce queste escursioni dal sapore classico. Infatuarsi di certi posti, dei loro vini e delle loro pietanze, lasciarli decantare e innamorarsene a casa propria. Disperdere ovunque qualche petalo del passaggio sul sentiero della rinascita. Dalla costa dei trabocchi alle tradizioni gastronomiche teramane, passando per l’entroterra pescarese. Ecco tre esempi di temi di passate domeniche fuoriporta. L’allegria, in questa banda, è contagiosa.

Non ho ancora trovato il coraggio di chiedergli dove fossero alle 3.32 di quel 6 aprile del 2009, Alessia e Marco. E come se la cavarono. Quando risalirono la china. Non vorrei intorbidare il sorriso straordinario che luccica dai loro occhi. So che hanno in preparazione anche un nuovo progetto estivo, circoscritto al centro dell’Aquila. L’obiettivo è di vivificarne alcuni scorci angolari. Ve ne parlerò in questa o in altre sedi. Intanto brindiamo a un’altra domenica fuori porta, per scacciare accessi di pensieri. Socializzando come i nostri genitori e nonni, anche se il contest per lo scatto più bello viaggia su Facebook. Fuori porta, per tornare a esistere pienamente dentro il nostro tempo, lo sguardo ancorato fieramente alle radici. Un ultimo calice, e la comitiva riprende la strada verso L’Aquila. Con felicità incrollabile.