Gli oltre 11 milioni di documenti riservati denominati “Panama Papers, pubblicati in contemporanea dai media di mezzo mondo, in Italia dall’Espresso, sta scuotendo i palazzi del potere da un angolo all’altro del globo. Si tratta di file provenienti dagli archivi della studio legale Mossack Fonseca, con sede a Panamache dettagliano le attività di creazione di oltre 200mila società offshore in paradisi fiscali di centinaia di personaggi famosi. 

La lista delle personalità coinvolte include anche la famiglia Le Pen. Non solo Marine, attuale leader del Front National, ma anche il padre Jean-Marie. Secondo Le Monde, una parte della ricchezza nota come “il tesoro” del fondatore del Front National è stata dissimulata attraverso la società offshore Balerton Marketing Limited, creata nei Caraibi nel 2000. Banconote, lingotti, monete d’oro, ci sarebbe di tutto nel “tesoro”, intestato al prestanome Gerald Gerin, ex maggiordomo di Jean-Marie e della moglie Jany Le Pen. Stretti collaboratori di Marine Le Pen, il “cerchio magico” della presidente del partito della destra transalpina, sono accusati di aver messo in piedi “un sistema offshore sofisticato” nell’ambito di Panama Papers. La giustizia di Parigi ha aperto dall’aprile dello scorso anno un’inchiesta su Marine per “finanziamenti illeciti” e secondo Le Monde gli inquirenti erano alla ricerca dal 2015 del presunto “tesoro” del fondatore del Front National, costituito da “una società nascosta alle Isole vergini britanniche, un conto segreto a Guernesey e 2,2 milioni di euro in biglietti bancari, lingotti e monete d’oro”.

Intanto in Italia partono le prime indagini per riciclaggio sul caso ‘Panama Papers’. Ad avviarle oggi il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Torino, su delega della Procura della Repubblica del capoluogo piemontese. “Le fiamme gialle sono state delegate – spiega la Gdf – ad acquisire dati e informazioni in ordine ai contenuti della lista ed avviare le procedure necessarie per l’acquisizione della medesima”.

Proteste in Islanda contro il primo ministro Gunnlaugsson – Migliaia di cittadini in piazza per chiedere dimissioni del premier. Più di 26mila persone (quasi l’8% della popolazione residente) hanno firmato una petizione online in cui chiedono le dimissioni del primo ministro del Paese, Sigmundur Gunnlaugsson, dopo che alcuni dettagli sugli affari finanziari della sua famiglia sono stati rivelati nei ‘Panama Papers’. Il premier dell’isola nell’Atlantico, intervistato dalla tv svedese, sbotta: “Domande sul fisco? Sono fuori luogo” (guarda video). Da parte sua, Gunnlaugsson, accusato di nascondere milioni di dollari di investimenti nelle banche del Paese dietro una società offshore, ha affermato che non sono state violate regole e né lui né sua moglie hanno beneficiato finanziariamente. Il premier ha aggiunto che non ha intenzione di dimettersi.

Media cinesi oscurano notizie su politici coinvolti – Mentre in tutto il mondo vengono pubblicati i nominativi delle persone coinvolte, in Cina i media locali oscurano le notizie che riguardano i dirigenti politici inseriti nei Panama Papers. Pechino limita la diffusione delle notizie sui i documenti trapelati dallo studio legale centroamericano e rivelati dai media internazionali a proposito di 214mila società offshore. Tra queste ultime, riferiscono i documenti, alcune sono legate alle famiglie del presidente cinese Xi Jinping e ad altri attuali e passati alti esponenti del Partito comunista cinese. Digitando la parola ‘Panama” sui motori di ricerca cinesi si trovano storie sui media sull’argomento, ma molti link sono stati disabilitati oppure si aprono soltanto su articoli che riguardano personaggi sportivi.

In Cile si dimette presidente di Transparency International –  Il presidente della filiale cilena di Transparency International è dimesso il 4 aprile dopo che il suo nome è comparso nelle liste dei Panama Papers. I documenti pubblicati hanno mostrato che era legato ad almeno cinque società offshore .

Gonzalo Delaveau presentato le sue dimissioni da presidente di Transparency Cile , che è stata accettata dal consiglio di amministrazione”, l’organismo nazionale ha scritto su Twitter.

Cugino di Assad sotto sanzioni nell’elenco Mossack Fonseca – Anche Rami Makhlouf, cugino di Bashar al-Assad, inserito nel 2007 dagli Stati Uniti nella black list dei dirigenti del regime siriano sotto sanzioni, utilizzava società offshore con l’ausilio dello studio legale panamense. La Mossack Fonseca non era legalmente tenuta a rispettare le sanzioni degli Stati Uniti, ma aveva comunque l’obbligo di rispettare le misure imposte dall’Unione Europea nel maggio del 2011. I documenti rivelano che grazie alle pressioni della banca britannica Hsbc, Makhlouf era riuscito a mantenere i suoi conti bancari svizzeri durante le fasi iniziali della guerra civile costata la vita ad almeno 250mila persone. E questo nonostante un documento ufficiale stilato da un responsabile della Mossack Fonseca recitasse: “Credo che se un individuo si trova su una lista di sanzioni, allora dobbiamo fare ogni sforzo per dissociarci da questi”. Ma, da quanto emerge, l’istituto di credito britannico avrebbe fatto pressioni per evitare la rottura del rapporti con Makhlouf. L’impero finanziario della famiglia Assad, con un patrimonio di circa cinque miliardi di dollari, comprendeva duty free, centri commerciali, banche e la più grande compagnia di telefonia mobile della Siria, la Syriatel. Le sue compagnie erano registrate alle Isole Vergini Britanniche e non erano soggette alle sanzioni Usa. Queste Isole sono però soggette alle sanzioni imposte dall’Unione Europea in quanto territorio d’oltremare del Regno Unito.

Media tedeschi: “C’è anche contratto tra Rosberg e Mercedes”
Jarno Trulli non è l’unico pilota di Formula 1 che compare nelle liste. E non è neanche il più famoso. Perché, a sentire i media tedeschi, c’è anche il contratto tra Nico Rosberg e la Mercedes all’interno dello scandalo. A rivelare la notizia è stata l’emittente Ard, che in ogni caso precisa che “non è chiaro se del denaro sia transitato tramite questa società” in riferimento alla ‘Ambitious Group Limited’, collegata allo stadio legale panamense e che “non ci sono elementi nei documenti che indichino che Daimler AG (società madre di Mercedes) o Nico Rosberg si siano resi punibili di sanzioni”.

Società calcistiche coinvolte: c’è anche l’Inter
Secondo l’Irish Times, nei documenti ci sarebbero anche i nomi di almeno una ventina di grandi calciatori del passato e del presente appartenenti a top club del calibro di Barcellona, Manchester United e Real Madrid. Fra i nomi quello di Leo Messi e dell’ex interista Ivan Zamorano. Tra i calciatori – a sentire il Corriere della Sera – anche Clarence Seedorf, che secondo il quotidiano olandese Trouw ha siglato un accordo di sponsorizzazione nel 2005 con un gioielliere italiano per la sua squadra corse, il “Team Seedorf Racing”, creata con il terzino brasiliano Roberto Carlos. Ma nei files risulterebbero anche i nomi di proprietari attuali o del passato di almeno 20 grandi club di calcio, fra cui Inter, Boca Juniors e Real Sociedad.