“Le indagini della Procura di Potenza non arrivano mai a sentenza”. Affermazione improvvida quella del premier alla direzione nazionale del Partito democratico. Perché mentre Matteo Renzi attaccava i magistrati del capoluogo potentino, il Tribunale di Potenza emetteva un verdetto su un’inchiesta sul giacimento di Tempa Rossa gemella (ma risalente al 2008) di quella che ha portato alle dimissioni del ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi. E così Renzi si è visto di fatto, forse a sua insaputa, smentito dai magistrati che criticava.

I giudici hanno condannato a pene comprese fra due e sette anni gli ex vertici della Total e alcuni imprenditori e amministratori. Turbativa d’asta, concussione, abuso d’ufficio, corruzione, tentata truffa aggravata e favoreggiamento, i reati a vario titolo contestati ai 31 imputati imputati, per cui il pm di Potenza Veronica Calcagno durante la requisitoria, aveva chiesto in totale 85 anni di carcere.

Condanne da 3 anni e mezzo a sette anni: 18 assoluzioni
All’ex numero uno di Total Italia Lionel Lehva sono stati inflitti tre anni e sei mesi, come all’ex manager Jean Paul Juguet, ai due ex dirigenti locali della compagnia, Roberto Francini e Roberto Pasi sette anni. Stessa pena per l’imprenditore Francesco Rocco Ferrara e l’ex sindaco di Gorgoglione (Matera) Ignazio Tornetta. Per l’ingegnere Roberto Giliberti e il dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Corleto Perticara (Potenza) Michele Schiavello sono stati stabiliti cinque anni ciascuno. Inflitti all’imprenditore Nicola Rocco Donnoli due anni e sei mesi. Per Lehva e Juguet è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, mentre per Pasi, Francini, Ferrara, Tornetta, Schiavello e Giliberti l’interdizione è perpetua. Per 18 imputati è stata decisa l’assoluzione.

Nel dispositivo il giudice, Aldo Gubitosi, ha inoltre disposto la restituzione al pm degli atti relativi alle posizioni di Total, Sogesa e Impresa Ferrara “per nuove valutazioni”. Il Comune di Corleto Perticara (Potenza) è stato condannato in solido “quale responsabile civile” al risarcimento dei danni alla parte civile (con Schiavello, Pasi, Francini e Giliberti).

L’inchiesta sul Centro Olii e gli espropri di terreni
L’inchiesta, coordinata dall’allora pm di Potenza Henry John Woodcock, portò a sei misure di custodia cautelare in carcere, a quattro domiciliari e a cinque obblighi di dimora, che riguardavano amministratori locali, imprenditori ed ex dirigenti della Total. Cuore di questo processo i bandi di gara per l’assegnazione dei lavori alle procedure di esproprio dei terreni per la realizzazione del Centro Olii, nell’ambito della concessione “Tempa Rossa”, nei Comuni di Guardia Perticara, Corleto Perticara (Potenza) e Gorgoglione (Matera). Quel centro Olii finito nel filone di inchiesta per smaltimento di rifiuti illegali che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di dipendenti Eni.

Il Pm: “collegamento tra vertici Total e amministratori locali”
Il pubblico ministero, durante la requisitoria, aveva spiegato che dalle indagini e dal dibattimento “è risultato chiaro il collegamento tra gli allora vertici della Total e gli imprenditori” con “gli amministratori locali che hanno fatto da collegamento” per quanto riguarda l’assegnazione degli appalti, e il sistema di “pressione” nei confronti dei proprietari dei terreni da espropriare per la realizzazione del Centro Olii. Oltre a “essere confermato un accordo collusivo” tra le parti, il pm aveva
anche ricordato la “fuga di notizie” relativa ai contenuti dell’indagine della Procura, e il ruolo dell’ex sindaco di Gorgoglione, Ignazio Tornetta (in carica durante il periodo a cui si riferiscono le indagini), il quale ha “utilizzato la sua carica per ottenere vantaggi personali”. Una contestazione simile a quelle che vengono ipotizzate nei confronti degli indagati della nuova inchiesta. Nel fascicolo, arrivato a verdetto oggi, fu coinvolto anche il deputato lucano del Pd, Salvatore Margiotta (il pm ne chiese gli arresti domiciliari, respinti dal Parlamento il 18 dicembre 2008 e poi annullati dal Tribunale del Riesame il 31 dicembre dello stesso anno) successivamente assolto dal gup per non aver commesso i fatti contestati. L’esponente Pd era stato condannato in secondo grado a un anno e sei mesi, ma poi assolto dalla Cassazione.

Woodcock: “Verdetto conferma impianto accusatorio”
“Non posso che esprimere la mia più viva soddisfazione per un verdetto che conferma la bontà dell’impianto accusatorio da me costruito grazie al lavoro di un gruppo affiatato di ragazzi della polizia giudiziaria (la squadra mobile e la polizia municipale di Potenza e i carabinieri del Noe del capitano Ultimo) che hanno collaborato con me” ha detto il pm della Dda di Napoli Henry John Woodcock, che ha commentato l’esito del processo a Potenza. La cui eco è arrivata anche nella direzione nazionale del Pd, con il governatore della Puglia Michele Emiliano che ha ammonito Renzi per l’attacco ai magistrati potentini. “Ti ho sentito parlare imprudentemente della magistratura di Potenza… Hai detto ‘com’è che questa gente non arriva mai a sentenza?’ – ha detto Emiliano – Il problema è che qualche ora fa una sentenza è arrivata. Sul centro oli di Viggiano. Praticamente sulla stessa cosa, con gli stessi dirigenti, ovviamente sono cambiate le persone, che sono stati condannati a sette anni. Non per un’infrazione insomma”.

Nel 2008 35 indagati da parte di Henry John Woodcock
Quando furono chiuse le indagini sull’ipotizzato giro di tangenti legato ad appalti per le estrazioni petrolifere nell’area della Val d’Agri, nel registro degli indagati erano state iscritte 35 persone. Secondo l’accusa, i dirigenti della Total avrebbero favorito l’aggiudicazione degli appalti dei lavori per la realizzazione del Centro Oli di ”Tempa Rossa” e per altre attività estrattive alla cordata capeggiata da un imprenditore: per l’appalto del Centro Oli, in particolare secondo quanto si leggeva nella chiusura indagini, erano state addirittura sostituite le buste delle offerte. In cambio era stato stipulato scorso un accordo commerciale da 15 milioni: tutte le imprese della cordata Ati Ferrara si sarebbero rifornite per cinque anni solo di carburanti e di oli lubrificanti Total.