Colpo di scena. Il delitto di Perugia, con tanto di attori che richiamano le figure di Meredith Kercher, Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Rudy Guede è servito al cinema. Ogni riferimento a fatti e personaggi è puramente casuale, si dice, ma il caso è quello. S’intitola Ballad in Blood, l’azzardo cinematografico ad opera di Ruggero Deodato, Monsieur Cannibal, che è tornato dietro la macchina da presa per dirigere un film da distribuire in sala dopo 22 anni (Vortice Mortale è del 1993). Diventato celebre in ogni angolo del globo per un capolavoro assoluto come Cannibal Holocaust (1980), Deodato non è più riuscito a fornire un vero e proprio bis: troppo ancorato ad un’aura cult che ha mescolato sapientemente horror, thriller ed avventura; esageratamente legato ad un’espediente stilistico poi copiato da chiunque (le due macchine da presa e il ‘fortuito’ ritrovamento dei filmati di quattro avventurieri uccisi barbaramente in Amazzonia) con relativa leggenda metropolitana che ha portato film, regista e produttore in tribunale per omicidio.

Questa è da raccontare, prima di tornare a Ballad in Blood. Robert Kerman, Francesca Ciardi, Perry Pirkanen, e Luca Barbareschi interpretarono nel 1979 i quattro avventurieri uccisi in Cannibal Holocaust vivendo il complicato set tra Colombia e Brasile giorno dopo giorno. Finite le riprese Deodato chiese ai quattro, ancora sconosciuti, di non mostrarsi ad amici e parenti per circa un anno, almeno fino all’uscita del film nelle sale italiane. L’effetto di esasperato realismo e di verità attorno alla loro sparizione fu talmente convincente per il pubblico che andò a vedere il film tanto che dopo pochi giorni di programmazione arrivò la denuncia per omicidio al tribunale di Milano. Fu una coppia di signori indignati che tra riprese amatoriali in super 8 e abilità stilistica della troupe di Deodato credette nella morte in scena dei quattro personaggi. Fu lì che il regista fece ricomparire gli attori, vivi e vegeti, ed evitò una condanna. “Altri tempi, oggi non riuscirei più a fare una cosa così”, spiega Ruggero Deodato a FQMagazine. Però il ‘voglino’ di tornare a stupire al regista lucano è rimasto da sempre. “La lunga attesa è dovuta al fatto che non volevo deludere i mie fan. Sono anni che mi chiedono “Allora quando fai un film come Cannibal?”. Ora sono convinto di essere tornato a quel livello”.

Who killed Elizabeth? Fa eco la domanda tra le sequenze del trailer di Ballad in Blood, non la copia carbone del delitto di Perugia ma liberamente “tratto da”: “In tre anni di gestazione, il tempo minimo per trovare un finanziamento produttivo valido per portare a termine il film, ho cambiato diversi aspetti dello script. Praticamente ci sono i protagonisti che si svegliano una mattina e si trovano con un cadavere nell’appartamento dove hanno dormito, ma non sanno chi ha ammazzato la persona senza vita lì con loro. Il caso reale mi ha ispirato e so che i giudici non hanno trovato l’assassino. Così l’ho castigato io nella mia testa e con la mia storia”.

“In Italia ci sono talmente tanti delitti di cui non si sa mai il colpevole che si perde il conto. Guardate il caso di Yara. La cronaca nera mi ha sempre attirato, anche se un film sul caso Foffo sarebbe impossibile anche per me. Ricordo che quando ero piccolo la cameriera che avevano in casa i miei genitori mi leggeva i casi di nera sfogliando i giornali cartacei”, continua Deodato. Ballad in Blood è stato girato nel 2015 tra Roma e Orvieto (“ho trovato 4 attori magnifici e bravissimi”), probabilmente avrà una distribuzione in sala (“ci sto lavorando, ma sono a buon punto”), e verrà presentato in anteprima al Lucca Film Festival il 5 aprile 2016 nei giorni in cui nel capoluogo toscano arriveranno anche William Friedkin e George Romero, il papà degli zombie. “Non amo il cinema splatter e l’horror, io nasco regista di commedie e amo Kubrick, Visconti e Spielberg. Non sembra vero, eh? Anche se del cinema di genere so apprezzarne il valore. Ricordo che nel 2008 al Festival di Roma ero in una sala piena a vedere un capolavoro come Martyrs, una storia tremenda che mi ricorda molto il delitto Varani. Di fianco a me c’erano il regista del film, Pascal Laugier, e Lamberto Bava. Io non mi copro mai gli occhi di fronte all’horror, ma alla fine della proiezione eravamo rimasti solo noi tre. Chiaramente entusiasti”.