Et voilà, era nell’aria da decenni, e il grande momento pare adesso finalmente scoccato. E chissà come sarà presa ed eventualmente applicata la stravagante novella in Italia, popolo di lettori tiepidi e scrittori compulsivi. Avremo mai un vincitore dello Strega invisibile, in plastica e metallo, tutto scheda madre, processore e Ram? E quale software simulerà lo sdegno degli autori indipendenti contro l’ostracismo degli “amici della domenica”?

Nell’era dello storytelling di massa, l’intelligenza artificiale sceglie la scrittura di fantasia per tornare a mostrare i propri muscoli di microchip. La notizia viene dal Giappone: un importante premio letterario fantascientifico nazionale, il Nikkei Hoshi Shinichi Literary Award, per un pelo non è stato vinto da un romanzo scritto da un robot. Il libro, intitolato programmaticamente The Day A Computer Writes A novel, ha infatti passato agevolmente le prime fasi del concorso, arrivando alla fase finale. E la giuria nulla sapeva dell’identità scevra di anima del talentuoso autore elettronico.

L’opera prima del terminale è stata redatta sulla base di un tot di frasi e parole preimpostate da un’équipe di programmatori della Future University Hakodate, guidata da Hitoshi Matsubara. Il tempo di programmare una sorta di algoritmo, una grammatica di regole di costruzione e associazione del testo. Al resto c’ha pensato interamente il computer. Stupefatti i giurati, che non hanno potuto che constatare la bontà dell’intreccio e della tecnica e del plot. La solidità della penna. Qualche pecca, pare, soltanto nella descrizione e nella caratterizzazione dei personaggi. Ma questo vale per tutti. Non si diventa Balzac o Dostoevskij dall’oggi al domani. “Il computer, dando priorità al perseguimento della propria felicità, smise di lavorare per gli umani” si conclude così The Day A Computer Writes A novel, il primo romanzo cibernetico di qualità dell’umanità. Che non era l’unico volume composto non al computer, ma da un computer, a prendere parte a questa terza edizione. Gli altri dieci aspiranti (su un totale di 1450), però, sono stati respinti subito.

Al Nikkei Hoshi Shinichi Literary Award, tenendo fede allo spirito della fantascienza, possono partecipare anche opere vergate da non-umani in genere, e quindi intelligenze artificiali, animali e volendo persino extraterrestri se il bando di concorso ha viaggiato più veloce della luce. L’importante è che siano scritte in giapponese, il nuovo esperanto intergalattico e nanotecnologico. Il premio è dedicato allo scrittore di fantascienza Hoshi Shinichi, autore de Il robot furbetto: da oggi anche ispirato e creativo.