L’amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano, si è dimesso. La decisione sarà formalizzata nelle prossime 48 ore e le sue deleghe verranno affidate ad interim al presidente Giuseppe Recchi, in attesa che l’azionista di maggioranza Vivendi scelga il successore. Secondo l’Agi, il passo indietro è stato propiziato da un accordo che riconosce al manager una buonuscita di circa 7 milioni di euro, contro i 6,6 presi nel 2013 dal predecessore Franco Bernabè. L’uscita di Patuano non dovrebbe avere impatto sul resto del consiglio di amministrazione della società, la cui scadenza naturale è la primavera 2017 e in cui siedono quattro membri indicati dalla società del finanziere bretone Vincent Bolloré, diventata primo socio del gruppo telefonico nel giugno 2015

Giovedì, dopo il consiglio di amministrazione di Telecom, il consigliere Tarak Ben Ammar aveva detto che “non c’erano novità” rispetto alle voci sulla possibile sostituzione del numero uno: “Finché non c’è qualcosa di negativo, è positivo”, era stato il suo commento. Ma le indiscrezioni sulle richieste di “discontinuità” da parte di Vivendi, che si rincorrevano dallo scorso anno, sono diventate più insistenti quando, poche settimane fa, i francesi sono saliti al 24,9%, poco sotto la soglia che fa scattare l’opa obbligatoria.

Patuano all’inizio di marzo era volato a Parigi per incontrare l’ad di Vivendi, Arnaud De Puyfontaine, che siede nel comitato nomine di Telecom. Incontro che non ha cambiato l’orientamento dei francesi. Proprio De Puyfontaine nelle scorse settimane avrebbe contattato Tom Mockridge, Flavio Cattaneo, Luigi Gubitosi e Maximo Ibarra per sondare la loro disponibilità a prendere il posto dell’ex direttore finanziario di Tim Brasil. Il quale sabato, dopo aver raggiunto un accordo con l’azienda sulla buonuscita, si è detto pronto al passo indietro, senza aspettare l’assemblea del 25 maggio chiamata ad approvare il bilancio. Secondo alcune fonti, tra i papabili per la successione c’è anche Corrado Sciolla, presidente di Bt Global Services Europe.

Telecom ha chiuso il 2015 con una perdita netta di 72 milioni contro gli 1,3 miliardi di utile dell’anno prima a causa di oneri netti non ricorrenti, dell’impatto negativo delle operazioni di riacquisto delle obbligazioni proprie e di alcune partite di natura valutativa e contabile, in particolare la svalutazione di 240 milioni dell’avviamento delle attività brasiliane. Stando a quanto riportato dall’agenzia Radiocor, Vivendi nel corso del cda ha chiesto un forte taglio dei costi che consenta di ottenere risparmi ulteriori pari a circa un miliardo di euro oltre ai 600 milioni già previsti per il periodo 2016-2018.