Dici Seapark, la fallita trasformazione dell’ex fabbrica Ideal Standard in un parco acquatico che avrebbe dovuto reimpiegare i quasi 200 operai messi in cassa integrazione, e torni indietro di 18 anni. Eppure siamo ancora qui a fare la conta dei veleni e delle scorie seminate a Salerno e in Campania da questo processo infinito che sta per concludersi con una raffica di oltre 40 assoluzioni, compresa quella di Vincenzo De Luca, marchiato come “impresentabile” dalla commissione Antimafia per l’imputazione di tentata concussione che si trascina dietro.

Lunedì 14 marzo il pm di Salerno Vincenzo Montemurro ha avviato la requisitoria che si concluderà il 19 aprile e ha messo a verbale due concetti chiave e nuovi veleni. Ha prima sconfessato il lavoro di chi l’ha preceduto, il pm Gabriella Nuzzi (“indagini preliminari svolte in maniera non completa e non corretta”), e poi ha ritenuto “insussistente” l’associazione a delinquere, il pilastro su cui reggeva l’impalcatura dell’accusa. La prossima udienza il pm la dedicherà agli altri capi di imputazione, ma tutto lascia presagire che si vada verso una richiesta di assoluzione per tutti gli imputati e per tutti i reati contestati. Petronilla Carillo sulle pagine salernitane de Il Mattino riporta così le parole di Montemurro: “Secondo l’impianto accusatorio di questo processo tutte le parti, compresa l’Ideal Standard avrebbero programmato nei minimi dettagli tutto, compreso gli eventi che hanno portato alla cassintegrazione gli operai. Insomma, prima ancora di questo evento, Vincenzo De Luca, Mario De Biase (l’ex sindaco dal 2001 al 2006, ndr), i dirigenti comunali e gli imprenditori, avrebbero pianificato nel dettaglio tutti gli eventi. Anche il ministro dell’epoca avrebbe fatto accordi con sedici società e 160 legali rappresentanti delle stesse società, quindi con un architetto di fama internazionale (Oriol Bohigas, ndr) perché studiasse una variante per far aumentare il prezzo del terreno. Si tratta di una mastodontica associazione a delinquere che però non è andata a buon fine perché poi il progetto non si è realizzato. Quindi avrebbero organizzato tutto ciò per nulla. Dovendo io applicare la legge, nel rispetto del mio ruolo, credo che alla luce dei risultati investigativi riportati in dibattimento non ci sono gli estremi per riconoscere il reato di associazione a delinquere per corruzione, concussione e truffa”.

Riassunto delle puntate precedenti. Fatti iniziati nel 1998, inchiesta del pm Nuzzi deflagrata nel 2005 con tre richieste di arresto di Vincenzo De Luca (tutte respinte), le intercettazioni dell’allora deputato Ds e dominus di Salerno dichiarate inutilizzabili e distrutte, un Riesame che tritura il lavoro della Procura salernitana. E poi: 42 rinvii a giudizio, un magistrato – Michelangelo Russo – censurato dal Csm per aver provato a intercedere in Procura in favore di un imprenditore che acquistò i suoli e che poi è stato assolto previo stralcio, la Nuzzi a sua volta sanzionata dal Csm per il caso Why Not, trasferita al Riesame di Latina e quindi costretta a lasciare il fascicolo. Più recentemente: Rosy Bindi che recupera l’accusa di tentata concussione del rinvio a giudizio di De Luca per proclamarlo ‘impresentabile’ alle regionali 2015 con bollino della commissione Antimafia. Ed infine: la vicenda di Russo ricordata in un’interrogazione di Sel che ne chiedeva l’astensione a presiedere la Corte d’Appello che avrebbe giudicato De Luca – già condannato in primo grado a un anno per abuso d’ufficio e a rischio sospensione dalla carica di Governatore della Campania – nel processo per il termovalorizzatore di Salerno. Russo ha scritto una lettera al presidente della Corte d’Appello per spiegare perché non si sarebbe astenuto, ha guidato regolarmente il dibattimento di secondo grado e il 5 febbraio ha letto un verdetto di assoluzione per De Luca.

Quante polemiche per un processo, Seapark, che ha camminato con la velocità di una lumaca: più di dieci anni tra il rinvio a giudizio e la sentenza che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Forse anche perché alcuni imputati hanno rinunciato alla prescrizione di alcuni reati (tra cui De Luca), perché decisi a ottenere un’assoluzione nel merito, liberando il Tribunale dall’urgenza di fissare udienze ravvicinate. Ora sembra tutto scritto. Come sottolinea il pm: “Nelle relazioni dei periti non compare mai una volta il termine reato. Non fanno altro che dire che avrebbero utilizzato strade e procedure diverse. Se questo è ciò che dicono i periti della Procura, come possiamo noi giudicare le scelte di Vincenzo De Luca e degli altri?”. Forse la storia del processo sarebbe cambiata con l’utilizzo delle intercettazioni distrutte. Ma cosa fatta capo ha. E all’esito del dibattimento, secondo la Procura, non si può che chiedere le assoluzioni.