Si prepara alla contestazione la Bologna rimasta orfana dei murales di Blu, street artist tra i più talentuosi al mondo. A poche ore dalla clamorosa protesta messa in atto dall’artista, che il 12 marzo ha fatto cancellare dai muri della città tutte le opere prodotte in 20 anni in risposta alla mostra sulla street art organizzata in un museo dall’istituzione Genus Bononiae, su Facebook è comparso un evento. S’intitola “partecipa per non partecipare alla mostra Banksy&co”, e l’appuntamento, fissato per venerdì 18 marzo in contemporanea all’inaugurazione dell’esposizione sull’arte di strada, ha già raccolto migliaia di adesioni. A iscriversi, non solo l’attivismo bolognese vicino ai collettivi Xm24 e Clash, ma anche artisti, normali cittadini e volti della sfera politica e dell’associazionismo. Con l’hashtag #mementomuri, su Twitter è stata inoltre annunciata una misteriosa performance, cioè un gruppo di artisti stanno preparando “un megamuro da vedere senza nessun biglietto d’ingresso”.

Il dito è puntato contro l’istituzione Genus Bononiae, guidata dal potentissimo Fabio Roversi Monaco, ex rettore dell’Università della Dotta, e membro della loggia massonica bolognese Zamboni-De Rolandis fino al 1985, anno in cui – secondo quanto dichiarò lui stesso – lasciò, in concomitanza con il suo arrivo alla guida dell’Ateneo in qualità di Magnifico. Ma anche contro le istituzioni locali, l’amministrazione guidata dal sindaco Virginio Merola in primis, accusata di “non aver mosso un dito per difendere l’arte di strada bolognese” quando l’istituzione culturale annunciò la retrospettiva sulla street art. Già allora fu polemica, anche perché, se gli organizzatori difendevano l’idea di strappare le opere dai muri al fine di preservarle, esperti, cittadini e numerosi artisti si opposero, sostenendo che così la street art sarebbe stata snaturata.

“A organizzare l’iniziativa promossa su Facebook sono gli artisti bolognesi – spiega la consigliera di Sinistra italiana Cathy La Torre, anche lei iscritta alla manifestazione – quindi le modalità dell’azione le decideranno loro. Io partecipo perché, come tanti, rispetto il gesto di Blu. Se non avesse fatto ciò che ha fatto, non avrebbe portato all’attenzione internazionale qualcosa che a Bologna è in atto già da tempo: la speculazione artistica che prende il sopravvento su un bene collettivo”. E continua: “Prima l’amministrazione non ha detto nulla, e poi addirittura l’assessore alla Cultura Davide Conte ha tentato di cavalcare la protesta di Blu, ringraziando l’artista per aver ‘fatto riflettere’ la città poteva pensarci prima. E a chi dice che il gesto di Blu ha danneggiato la collettività, ricordo che strappare i murales per chiuderli in un museo è già un danno. La gente, infatti, ha capito”.

Il primo cittadino Virginio Merola non nasconde le sue perplessità sulla vicenda: “Se non è stato avvisato Blu è stato fatto un errore. Ma è poi bene discutere se le opere che sono nate per essere per strada debbano essere portate per forza in un museo. Come è bene discutere sul fatto che chi realizza opere di questo tipo si aspetti che da un momento all’altro vengano abbattute dallo sviluppo normale della città. E’ un dibattito un po’ inadeguato quello che si sta sviluppando”. E ha concluso: “Sono preoccupato se perdiamo tutti il buon senso. Risolvere una situazione controversa annullando le proprie opere d’arte non mi sembra il massimo”.