L’economia cinese mostra ulteriori segnali di frenata dopo che il Congresso nazionale del popolo ha ufficializzato il taglio delle stime di crescita per il 2016. L’export di febbraio ha registrato un tonfo del 25,4% su base annua, contro il -11,2% del mese precedente, mentre l’import ha ceduto il 13,8% contro il -12% precedente. Conseguenze, entrambe, della debole domanda mondiale e del fermo dovuto alla festività del Capodanno lunare, che quest’anno è iniziato l’8 febbraio. Il valore totale del commercio estero cinese è invece sceso del 15,7% su base annua a 1,43 trilioni di yuan (220 miliardi di dollari) a febbraio dalla contrazione del 9,8% del mese precedente. Gli analisti si attendevano rispettivamente un -14,5% per l’export e un -12% per le importazioni.

Dati, quelli diffusi oggi dalle autorità cinesi, a cui se ne aggiunge un’altro: si tratta del peggior calo dal 2009, cioè dall’inizio della crisi finanziaria globale, elementi che alimentano le preoccupazioni sul rallentamento della Repubblica popolare. Lunedì l’agenzia Fitch ha tagliato le previsioni di crescita del pil per quest’anno dal 6,3 al 6,2%. La bilancia commerciale si contrae a +32,59 miliardi di dollari, sotto i 51 miliardi stimati dal mercato.

Per quest’anno non sono stati fissati, contrariamente al passato, obiettivi specifici per l’export, dopo la frenata del 2,8% registrata nel 2015 e con gli sforzi di Pechino diretti al riorientamento dell’economia da esportazioni e investimenti verso servizi e consumi.