Vendesi

Governo Renzi-Verdini (con tanto d’expertise in crac bancari) e quell’ennesimo regalo alle banche che corre parallelo con la sottrazione d’un diritto: la casa. In un’Europa più che dei popoli della moneta fa discutere la proposta d’un decreto legislativo sui finanziamenti ipotecari, in applicazione alla direttiva UE 17 del 2014 Mortgage Credit sui mutui, che agevola le vendite immobiliari forzose da parte delle banche. Eppure l’Osservatorio del Mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate registra, nel 2015, un boom dei mutui ipotecari per l’acquisto della casa, con un +6,5%, un totale di 445mila case compravendute in un anno, Palermo al secondo posto dopo Milano e un aumento dei mutui ipotecari concessi pari al 19,5%.

Un decreto trasmesso da una solerte ministra (Boschi), che di banche se ne intende. In una prima stesura dopo sole 7 rate di prestito non pagate (anche non consecutive) s’autorizzava l’esproprio diretto ovvero la potenziale vendita della casa, senza precetto e pignoramento. Insomma un gran bel regalo alle banche, già pluripremiate, ora alleggerito con la proposta di modifica (in Commissione Finanze settimana prossima?) che fa lievitare a 18 le rate non pagate. Dopo le quali la proprietà viene trasferita agli istituti di credito. Palliativi per i pentastellati, protagonisti d’una battaglia parlamentare contro un sistema che colpisce soprattutto il ceto medio e rischia di tramutare, per mutazione, le banche in società immobiliari.

Stupisce questa mossa governativa perché calata in un quadro preoccupante in quanto a disagio abitativo. Basta leggere il rapporto 2015 Un difficile abitare realizzato da Caritas, Sicet (il sindacato degli inquilini) e Cisl, recentemente presentato nella capitale, per capire quanto oggi nelle città italiane il problema sia legato alla casa. Un’analisi basata sull’ascolto, condotta su un campione di 1000 persone (di cui 297 a sud), che registra per il 55,4% degl’intervistati (la percentuale più alta sempre a sud) l’ammissione di difficoltà nei pagamenti per affitti, mutui o spese condominiali. Uno studio che fornisce l’identikit della persona sottoposta a sfratto: italiano, 50/64 anni, abitante principalmente nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia. Del resto, che questo governo sia poco amico del Sud, ridicoli proclami a parte (dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto all’inaugurazione della SA-RC), è un dato di fatto.

Un provvedimento che sembra non prendere in considerazione la contemporaneità caratterizzata da una multiforme tipologia di crisi, crisi globale dell’alloggio inclusa, irrimediabilmente scaricata sulle fasce deboli e disagiate, soprattutto nel sud del Paese. Succede così che nell’attuale fragilità economica l’emergenza abitativa diventi uno dei fattori di maggiore, crescente tensione sociale, che coinvolge larghi strati della popolazione. Perché la situazione emergenziale del diritto alla casa sta assumendo, in tutti i luoghi urbani, contorni da dramma sociale, con particolare crudezza nelle città ad alta densità abitativa. Eppure i Governi che in questi anni si sono succeduti, da ultimo quello attuale, sembrerebbero ignorare che la garanzia del diritto all’abitare è uno strumento possibile d’uscita dalla crisi e buone politiche abitative sono necessarie per coesione e giustizia sociale.

Quello alla casa è un diritto elementare ed inviolabile di tutti i cittadini (riconosciuto negli articoli 2, 3 e 32 della nostra Costituzione), eppure in Italia le politiche abitative hanno rappresentato, sinora, un ambito minoritario dell’intervento pubblico trasformando il diritto alla casa in un diritto calpestato. Eh già, perché ci sarebbe urgenza d’un progetto innovativo sull’abitare pubblico capace di tradursi in investimenti, riformulazioni normative e cura per quella grande opera pubblica che è la Casa, anche per evitare o far diminuire quelle fastidiose, perverse procedure degenerative (pignoramenti, sgomberi, sfratti per morosità incolpevole…) in vertiginoso aumento. Insomma, una contemporaneità che nelle città fotografa un disagio abitativo a 360° e un governo sordo verso i diritti dei più: i meno garantiti, perché maggiormente tenero verso i più forti. Sudditanza verso il potere di finanza, banche e banchieri? Come se il vaso non fosse già colmo, affaire Banca Etruria & Partners a parte.