Non chiamatela più Sky, ma Dr. Frankenstein! Sì, perché la tv di Rupert Murdoch, a quanto pare, ha deciso di riportare in vita un altro cadavere. La cerimonia di assegnazione dei David di Donatello 2016, infatti, sarà prodotta e trasmessa per la prima volta proprio da Sky. Doppia messa in onda il 18 aprile, pay su SkyCinema e free sul digitale terrestre grazie a TV8 (l’ex Mtv), con la produzione (“di livello internazionale”, recita il comunicato stampa) affidata a Magnolia.

L’Accademia del Cinema Italiano, da decenni organizzatrice di quelli che dovrebbero essere gli Oscar italiani, fa sapere attraverso le parole del suo presidente Gian Luigi Rondi la soddisfazione per un accordo decisamente importante: “L’accordo tra l’Accademia del Cinema Italiano e Sky, in occasione dei sessant’anni dei Premi David di Donatello prevede, oltre alla serata di premiazione del prossimo 18 aprile, una serie di manifestazioni celebrative che avranno l’obiettivo di fare il punto sul cinema italiano di oggi, in modo da diffonderne tutti gli aspetti creativi e produttivi e per avvicinarlo sempre più favorevolmente alle attese del suo pubblico. A nome dell’Accademia ringrazio la RAI per la lunga, costruttiva collaborazione di tutti questi anni che ha potuto conferire ai Premi David quella visibilità che li ha felicemente imposti sia in Italia sia all’estero”.

Addio mamma Rai, dunque, o quantomeno arrivederci. Un distacco, quello da viale Mazzini, che a parte le parole di circostanza non può che far bene ai David. La manifestazione mostrava da tempo evidenti segni di stanchezza e la Rai, per mancanza di volontà o di mezzi, non era riuscita a rilanciarla. Dr. Sky Frankenstein tenterà l’ardua impresa di riportare in vita il cadavere, come in realtà ha già fatto con altri prodotti. E la mente corre subito a X Factor, che proprio in Rai aveva fatto il suo esordio (nemmeno così negativo, a dirla tutta) ma che solo sulle frequenze di Sky è riuscito a diventare un appuntamento di culto, il guilty pleasure (sempre meno guilty e sempre più pleasure) che piace alla gente che piace.

Con i David lo sforzo dovrà essere ancora più difficile, perché gli “Oscar italiani” sono molto italiani e poco Oscar, nella forma e nella sostanza, nell’impegno produttivo e nella resa artistica della serata. Ecco perché dalle parti di Rogoredo promettono “uno show che si ispirerà all’estetica dei grandi show internazionali”. Andrea Scrosati, Executive Vice President Programming di Sky Italia, pare non tirarsi indietro: “La nostra sfida sarà quella di contribuire a rendere questo evento la più grande celebrazione del talento e dell’eccellenza del cinema italiano, un patrimonio unico per l’industria culturale del Paese riconosciuto in tutto il mondo”. Ci riusciranno? Lo scopriremo tra meno di due mesi. Quello che è certo, però, è che peggio di come andava non potrà certo andare. Magari non saranno gli Oscar, quello no, ma almeno ai Cèsar francesi e ai Goya spagnoli vogliamo avvicinarci?