La singolar tenzone legale tra il Boss delle Cerimonie e il sottosegretario alla Giustizia finisce con la vittoria schiacciante del renziano ed ex Sel Gennaro Migliore. Non è diffamazione collegare la Sonrisa alla camorra né ricordare, come fece Migliore in un’interrogazione parlamentare presentata insieme all’esponente di Sel Arturo Scotto, che la trasmissione cult di Real Time si svolge in un hotel di Sant’Antonio Abate che in passato ha ospitato ben altro tipo di matrimoni rispetto a quelli ‘trash’ ma innocui mandati in onda. Come quello “tra Marianna Giuliano, figlia di Luigi Giuliano capo dell’omonimo clan, e Michele Mazzarella figlio del boss di Santa Lucia”. Un matrimonio celebrato nel 2004, “servito – scrissero i parlamentari sulla base di documentazione giudiziaria – a creare un’alleanza tra le due famiglie e dimostrare al quartiere napoletano di Forcella la forza ed il potere che insieme i due clan erano in grado di raggiungere”.

Antonio Polese (ma il vero nome è Tobia), il Boss delle Cerimonie ormai diventato una celebrità, querelò. Ma il 17 febbraio il Gup di Napoli Eliana Franco ha archiviato. Escono indenni anche Scotto, la testata web Retenews24 che ha pubblicato il 14 gennaio 2014 un articolo sull’interrogazione, e il dirigente di Sel Andrea De Martino che l’ha commentata. Difesi da un pool di avvocati tra i quali Alfonso Vozza e Bruno Larosa, i politici e i giornalisti autori di un pezzo firmato sotto pseudonimo sono stati prosciolti senza la noia di un processo, che pure il pm riteneva inutile.

L’interrogazione, va detto, era durissima. Riferiva dei legami tra il proprietario della maxi-struttura e le organizzazioni criminali. Legami intensificati grazie “alla cerimonia di nozze tra Gioacchino Fontanella e Maria Carfora, appartenenti entrambi alle cosche di Sant’Antonio Abate”. Una nota dei parlamentari ribadì che “secondo gli inquirenti il patron del Grand Hotel La Sonrisa avrebbe sfruttato l’antica camorra contadina, ovvero quella che faceva affari con la macellazione abusiva e con il mercato del latte e delle mozzarelle che imponevano ai commercianti. Anni fa Polese fu sospettato anche di avere rapporti con il boss Raffaele Cutolo e di nasconderne presso la Sonrisa una sorella, ma le perquisizioni eseguite dalle forze dell’ordine non diedero conferma a questa ipotesi”. Donna Rosetta Cutolo non fu trovata lì, ma i rapporti tra Polese e Cutolo sono provati da una sentenza definitiva di condanna di don Antonio a due anni e sei mesi per favoreggiamento reale al capo della Nco. Polese infatti insieme a due complici acquistò l’ex castello mediceo di Ottaviano in favore di Cutolo. La sentenza risale al 1987, è passata in giudicato ed è richiamata dal Gup nel provvedimento di archiviazione.

“La circostanza, dedotta dall’opponente – scrive il giudice – di essere persona offesa nell’ambito di un procedimento per estorsione, ovviamente non incide sul contenuto del riferito giudicato né è idoneo a rendere diffamatorie le notizie contenute nell’articolo oggetto di denuncia”. Articolo che per il Gup è conforme “all’interpretazione ed applicazione dei consolidati principi giurisprudenziali in materia di diritto di cronaca giornalistica e di diritto di critica politica” anche nella parte in cui sottolinea che la Sonrisa è stata sequestrata per reiterati abusi edilizi seriali, per i quali è in corso un processo per lottizzazione abusiva, e nella parte in cui i parlamentari chiedono al governo Renzi “se si ritenga opportuno che ad una struttura posta sotto sequestro giudiziario per abusivismo edilizio venga concesso ospitare le registrazioni di un programma televisivo e di guadagnare ulteriormente economicamente grazie alla pubblicità derivante dal docureality”.