Il comando era stato affidato a due donne, compagne di capoclan detenuti. Sotto di loro giovani reclute, in alcuni casi volti già noti alle forze dell’ordine ma mai sfiorate dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Erano esordienti, The beginners, come è stata ribattezzata l’operazione che ha decapitato il clan della Sacra Corona Unita che fa capo ai mesagnesi Massimo Pasimeni e Daniele Vicientino.

Ventisette gli arresti eseguiti dalla squadra mobile di Brindisi tra il capoluogo pugliese e alcuni comuni della provincia, e altre sette persone indagate a piede libero: tutti devono rispondere a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsioni anche ai danni di numerosi locali notturni della provincia, danneggiamenti, detenzioni di armi. “Siamo bravissimi, tantissimi, giovani e seri”, dice uno degli arrestati in un’intercettazione e rappresentavano il nuovo organigramma della criminalità organizzata a Brindisi e provincia, secondo la Dda di Lecce guidata da Cataldo Motta che ha disarticolato il clan dopo tre anni di indagine, partita in seguito a una sparatoria in un rione del capoluogo e condotta dai pubblici ministeri Alberto Santacatterina e Valeria Farina Valaori. “Un sodalizio criminoso che”, spiega Motta, “puntava ad avere consensi e aveva avuto un ritorno alla ritualità, all’affiliazione, ai passaggi di grado e all’elevazione”.

Si erano riorganizzati, nonostante i colpi assestati dalle forze dell’ordine alla Scu negli ultimi anni. Alla testa sempre la cosca mesagnese, in cui il posto dei boss storici era stato occupato da quelle che gli investigatori ritengono le “compagne dei capiclan”, Veronica Girardo e Tamara Niccoli, che “impartivano ordini agli affiliati” anche tramite pizzini arrivati direttamente dal carcere. In molti casi si tratta di giovani e giovanissimi, finora mai incappati in operazioni antimafia ma organici, per quanto ricostruito dagli investigatori e vagliato dal gip Antonia Martalò, ai gruppi del Brindisino. Ma tra i fermati ci sono anche volti storici come Tobia Parisi, considerato il braccio destro di Vicientino, arrestato cinque anni fa dopo sei mesi di latitanza. Il gip ha firmato anche il sequestro preventivo di beni per centinaia di migliaia di euro, tra cui una concessionaria di auto del capoluogo, la Carlucci Car, e una villa che sarebbe stata estorta alle vittime delle richieste di pizzo. Un’indagine ‘vecchio stampo’, come ha spiegato il capo della Squadra mobile Antonio Somma, condotta in strada, ma che si è avvalsa anche delle dichiarazioni del pentito Ercole Penna.

Inquietante la reazione espressa sui social network da alcuni parenti e amici delle persone coinvolte nell’operazione. “Bada a come parli”, si legge tra i commenti della pagina Facebook di un giornale locale in risposta a un commento – poi cancellato – che esprimeva approvazione per la conclusione dell’indagine. “Stiamo già iniziando a giudicare? Be’, cercate un po’ di iniziare a farvi i cazzi vostri”, scrive un’altra persona vicina a uno degli indagati. E ancora: “Nessuno deve parlare e tanto meno giudicare… quindi fatevi i fatti vostri”. Poi l’augurio a una delle capoclan: “Forza Tami, tornerai presto a casa”.

Gli arresti arrivano poche ore dopo la visita in Puglia di una delegazione della Commissione parlamentare antimafia, che dopo aver ascoltato i prefetti di Lecce e Brindisi aveva rilanciato l’allarme: “Qui c’è una presenza molto pericolosa della mafia, che ha caratteristiche tradizionali – aveva spiegato il presidente Rosy Bindi – ma presenta anche rapporti preoccupanti con la politica, che sono di particolare interesse per noi”.

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