Revisione del fiscal compact, che così com’è impone all’Italia, sulla carta, una riduzione del debito pubblico di 50 miliardi di euro l’anno. Utilizzo della flessibilità di bilancio per promuovere la crescita, perché il rapporto debito/pil va ridotto facendo aumentare il denominatore e non con misure di austerità. Creazione di un sussidio europeo per i disoccupati. Infine l’emissione di eurobond, cioè obbligazioni sovranazionali, per finanziare la gestione dell’emergenza immigrazione ma anche per sostenere gli investimenti. Sono le proposte che il governo Renzi ha messo nero su bianco nella “Proposta strategica dell’Italia per il futuro dell’Unione Europea: crescita, lavoro e stabilità”, presentata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in vista della riunione dei leader del Pse che si terrà il 12 marzo a Parigi. Di fronte all’ondata populista in crescita in quasi ogni Stato membro, “rafforzare l’integrazione monetaria e finanziaria” di pari passo con “misure per la crescita e l’occupazione”, si legge nel documento, “mostrerebbe ai cittadini che l’Europa è la soluzione e non il problema”.

Il position paper auspica anche il completamento dell’unione bancaria, la nascita di quella garanzia europea sui depositi contro la quale la Germania continua a fare resistenza e il via libera al superministro delle finanze europeo proposto da Berlino e Parigi, a cui spetterebbe il compito di gestire il budget dell’Unione europea. In più il Meccanismo europeo di stabilità (European stability mechanism) dovrebbe secondo Palazzo Chigi e via XX Settembre trasformarsi in un “Fondo monetario europeo”, sfruttando al massimo i benefici del meccanismo e mantenendone allo stesso tempo le funzioni di protezione.

“Misure della Bce insufficienti, usare spazi di bilancio per sostenere la crescita” – Il capitolo cruciale per Renzi è però come è noto quello della flessibilità sui conti pubblici. Se Bruxelles in primavera dirà no allo spazio di manovra (lo 0,2% del Pil) che Roma si è presa giustificandolo con l'”emergenza migranti”, il governo dovrà fare i conti con la prospettiva di una mini manovra correttiva da 2 miliardi di euro. Per non parlare degli oltre 15 miliardi di clausole di salvaguardia da disinnescare nel 2017. Di qui la richiesta che “gli spazi di bilancio” siano “pienamente utilizzati per sostenere la crescita”, visto che “in presenza di una protratta crescita modesta e un’inflazione bassa anche le misure straordinarie messe in atto dalla Bce si stanno dimostrando insufficienti”. Allo stesso tempo, sostiene il documento, “recuperare un sostenibile tasso di crescita e creare posti di lavoro è anche il modo più efficace per mantenere il debito su un percorso sostenibile”. Per l’Italia, inoltre, “serve più simmetria nell’adeguamento macroeconomico”. “Il legame tra obiettivi di breve e lungo termine andrebbe rafforzato e basato su una visione condivisa”: “Non ci sarebbero scuse se ci si concentrasse solo sul breve termine”. A questo si lega la proposta di “un meccanismo comune” di assicurazione contro la disoccupazione, che “può aiutare a consolidare la crescita nel medio termine, attutendo gli aggiustamenti necessari in presenza di shock avversi”.

“Fondo europeo di garanzia dei depositi per rafforzare fiducia nelle banche” – Segue la richiesta di completare l’unione bancaria, una “priorità chiave” che metterebbe a disposizione gli strumenti necessari per combattere crisi sistemiche. Un Fondo europeo di garanzia dei depositi, in questo contesto, “rafforzerebbe la fiducia, ingrediente chiave per il successo del settore bancario, e contribuirebbe a ridurre i rischi“. La “condivisione dei rischi e loro riduzione” a loro volta “aumenterebbero significativamente la stabilità finanziaria“.

Eurobond per gli investimenti e l’emergenza migranti – Le frontiere europee dovrebbero essere gestite in modo “condiviso” e a tale scopo dovrebbero essere reperite più tipologie di risorse, giustificando anche il ricorso a “meccanismi di mutualità che potrebbero includere anche l’emissione di obbligazioni comunitarie“. Da usare però, più in generale, anche per “incrementare il potenziale di crescita dell’Unione Europea” sostenendo gli investimenti. Come è noto l’idea che l’Unione possa emettere bond sovranazionali è sul tavolo del leader da anni, ma non si è mai trovata la quadra. I Paesi del Nord Europa, a partire dalla Germania che attualmente piazza i propri titoli di Stato a tassi di interesse negativi, si oppongono.