Il bando del concorso scuola 2016 tarda ad arrivare. Nel frattempo si moltiplicano le indiscrezioni, e fra queste ce n’è una che allarma i candidati e allerta anche la politica: a gestire le prove, almeno per quanto riguarda la parte informatica, dovrebbe essere il Cineca. Sì, proprio il consorzio interuniversitario al centro di mille polemiche, sentenze del Consiglio di Stato e salvataggi del governo, criticato dalla Corte dei Conti per la scarsa trasparenza nei finanziamenti statali, e salito all’onore della cronaca per gli strafalcioni che hanno condizionato più di un concorso pubblico. L’ultimo proprio la settimana scorsa, a Messina. I suoi detrattori vorrebbero che per il Concorsone della scuola il Ministero si rivolgesse altrove e in Parlamento è stata anche depositata un’interrogazione firmata da Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia. Nonostante gli inquietanti precedenti, però, tutto sembra andare in direzione del Cineca.

L’ufficialità non c’è ancora, arriverà con la pubblicazione dei bandi (che continua a slittare di settimana in settimana). Anche l’ente non conferma (né smentisce) il suo coinvolgimento. Eppure una serie di indizi non lascia dubbi: il Cineca si è già occupato dell’ultimo concorso, quello del 2012 dell’ex ministro Profumo. Inoltre, tutte le prove a livello nazionale sono sempre state affidate al consorzio: i vari test di accesso alle facoltà a numero chiuso, due cicli di Tfa (il Tirocinio di abilitazione all’insegnamento). Non c’è ragione per cui le cose vadano diversamente. Anche perché su piazza sono oggettivamente poche le strutture in grado di gestire una procedura articolata come un bando da oltre 60mila posti e 200mila candidati. E l’intenzione del Miur di svolgere gli esami in primavera non è compatibile con quella di bandire una gara pubblica: “Ci vorrebbero mesi solo per redigere il capitolato”, spiegano gli esperti. Con tutta probabilità, dunque, il Cineca si occuperà della parte informatica: ovvero, in assenza dei quiz preselettivi, dell’erogazione e della gestione delle otto domande “computer based” in cui dovrebbe consistere lo scritto.

Un’altra responsabilità per il consorzio bolognese, che continua a ricevere soldi ed incarichi in affido diretto dal Ministero. Prassi oggetto di un lungo contenzioso davanti al Consiglio di Stato, e di recente criticata dalla Corte dei Conti. Ai precari della scuola, però, il dibattito sulla natura ibrida del Cineca interessa poco: per loro l’importante è che gli esami si svolgano regolarmente. Mentre negli ultimi tempi Cineca non sempre è stato sinonimo di affidabilità. Da Bologna fanno notare come, a fronte di centinaia di prove, gli errori si contino sulle dita di una mano. Ma alcuni sono davvero clamorosi: il più famoso è l’inversione dei quiz ai test di specializzazione in Medicina nel 2014, che ha gettato nel caos un intero ciclo. Dopo la svista il presidente Emilio Ferrari aveva annunciato le dimissioni. Oggi è ancora al suo posto, e il Cineca non ha smesso di sbagliare: la scorsa settimana, per gli esami di abilitazione medica a Messina, ha inviato un numero di plichi inferiore a quello dei candidati, facendo saltare la prova. Il consorzio ha già ammesso che l’Università di Messina non ha avuto alcuna responsabilità nella tragicomica vicenda (e infatti il rettore potrebbe avviare un’azione risarcitoria per chiedere i danni).

I precedenti non sono incoraggianti. E hanno spinto Rampelli a depositare alla Camera un’interrogazione al ministro Giannini: “L’ipotesi che il Cineca possa gestire anche il famigerato concorso per l’assunzione di 60mila insegnanti desta grande preoccupazione”, spiega il deputato di Fratelli d’Italia. “Chiediamo al ministro di rivolgersi al mercato e non a Cineca, che ha fatto cilecca troppe volte”. In realtà non sembrano esserci alternative al consorzio bolognese, il cui coinvolgimento dovrebbe essere limitato alla prova scritta al computer. In attesa che il bando chiarisca anche questo aspetto, i precari della scuola incrociano le dita.

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