La guerra per la popolarità si combatte a colpi di tweet. E poiché in guerra e in amore tutto è lecito, poco importa se le armi in questione sono tweet fasulli. Pare sia andata in questo modo tra due regine della televisione italiana, Maria de Filippi e Milly Carlucci, protagoniste in questi giorni di una battaglia non già televisiva, ma giudiziaria. Dopo la Febbre del Sabato sera, le due signore reinterpretano Un giorno in procura, con la Carlucci che denuncia ignoti per dei messaggi diffamatori a lei indirizzati, e la De Filippi che viene chiamata a testimoniare come persona informata dei fatti, sospettata addirittura d’essere il mandante occulto dei messaggi incriminati, ovvero di aver acquistato tweet falsi per truccare la partita.

Oggetto del contendere, riporta corriere.it, è una manciata di tweet e di post comparsi sui social network la sera del 25 maggio in occasione della corsa al Premio Social assegnato dal Premio regia televisiva su Rai1. Il premio, da assegnare in base al numero di hashtag condivisi dagli ascoltatori, era in bilico tra le trasmissioni delle due bionde conduttrici, Ballando con le stelle della Carlucci, targato Rai, e Amici di Maria de Filippi, colonna di Canale 5. Tutto secondo norma, se non fosse che a un certo punto della serata dall’account twitter @defilippi_m, un adorante fake della De Filippi stessa, e dal profilo Facebook Trash Italiano è partita una raffica di tweet in cui la Carlucci veniva accusata di aver usato metodi scorretti per tentare di vincere il premio. I cinguettii incriminati sono stati cancellati nel giro di poche ore, e la Rai stessa ha deciso di trasformare il premio in semplice menzione, per calmare le acque. Ma le offese rimangono, e oggi portano la De Filippi in procura, per accertare che tra lei e i gestori dei due profili ci sia o meno un rapporto diretto. E il dibattimento si sposta naturalmente anche online, con il lancio dell’hashtag #JeSuisQueenMary.

No, che un account intitolato a Maria De Filippy, e la cui frase di presentazione è “Traduco i tuoi pensieri in italiano e siedo sullo @scalinodimaria di #UominieDonne” possa davvero essere il profilo ufficiale della gallina dalle uova d’oro di Mediaset pare difficile da credere, eppure c’è chi afferma che dietro il fake non ci sia altri che lei. Maria. “Voglio proprio vedere la vostra faccia quando si scoprirà che @defilippi_m è il profilo ufficiale di Maria”, tweetta un fan. La guerra continua.

 

Riceviamo e pubblichiamo

In nome e per conto della dott.ssa Maria De Filippi, che ci ha conferito espresso mandato, facciamo riferimento all’articolo comparso su “Il Fatto Quotidiano”, in data 9 febbraio 2016, con il titolo “Dalla sfida tv alla querela per diffamazione: tweet diffamatori sulla Carlucci, la De Filippi è chiamata a testimoniare”, a firma di “F.Q.” In tale articolo si riferisce di una vicenda oggetto di indagine della Procura della Repubblica di Roma, avviata a seguito di una denuncia contro ignoti presentata dalla signora Milly Carlucci, in ordine ad una ipotesi di diffamazione nei suoi confronti derivante dalla pubblicazione di alcuni tweet sul profilo Facebook denominato “Trash Italiano”. I fatti riportati in tale articolo e le espressioni allusive ivi utilizzate sono idonei a generare nel lettore il convincimento che oggetto delle indagini sia anche un qualche comportamento della nostra Cliente, ma tale circostanza è destituita da ogni fondamento. In particolare è completamente falso che la nostra Cliente sia “sospettata addirittura di essere il mandante occulto dei messaggi incriminati, ovvero di aver acquistato tweet falsi per truccare la partita”. Il solo fatto che una persona sia ascoltata in quanto informata sui fatti esclude di per sé che esistano “sospetti” sul suo conto; per il resto, si tratta di mere illazioni prive di fondamento. Vi chiediamo in ogni caso di precisare in modo inequivoco che non esiste alcun addebito a carico della signora Maria De Filippi, in quanto le indagini di cui si dà conto nell’articolo sono svolte contro ignoti. 

Avvocato Luca Vincenzo Orsini, avvocato Paolo Caneschi