L’idea di coalizione civica, scaturita da Mauro Zani e maturata in un gruppo eterogeneo di persone chiamate da lui a discuterne, viene a concretizzarsi in questi giorni con la candidatura di Paola Ziccone, dirigente del ministero della Giustizia e con quella già preannunciata di Federico Martelloni giovane giuslavorista, oltre che dall’elezione di un direttivo rappresentativo delle diverse anime di cui è composta la costellazione di sinistra alternativa al Partito democratico bolognese.

E’ un soggetto politico nuovo che prende forma e si mette in movimento in relazione alla scadenza delle elezioni amministrative ma non nasce dal nulla e non è privo di riferimenti politici più ampi.

Cosi come in altre realtà europee la crisi sta producendo diverse fratture nelle famiglie politiche storiche, anche in Italia la lunga crisi della sinistra non poteva non determinare il coagularsi di nuove aggregazioni che altrove prendono il nome di Podemos, Syriza, die Linke, che affrontano l’impervia situazione determinata dalla globalizzazione e dalla crisi delle istituzioni comunitarie che sta producendo non pochi sommovimenti. In Italia finora non è maturato alcun processo delle dimensioni di quelli in corso di accadimento in Grecia, in Spagna e in Portogallo dove le formazioni della sinistra alternativa stanno maturando esperienze di governo importanti sia a livello locale che nazionale.

Qui da noi la frammentazione in numerosi gruppi di piccole dimensioni, partitini, associazioni e movimenti locali, ha impedito finora il sorgere di una forza politica in grado di addensare una massa critica tale da costituire una base sufficiente a risultati più rilevanti. Oltre che per il peso assunto sul piano politico ed elettorale dal Movimento 5 stelle.

Eppure, ci sono esperienze che indicano che il processo è in atto. Innanzitutto le campagne referendarie recenti e quelle in corso, a partire dal referendum sull’acqua pubblica e sul nucleare, hanno dato precise indicazioni dell’elettorato che non è favorevole ai processi di spinta privatizzazione dei servizi pubblici, sistematicamente perpetuati dai diversi governi locali e nazionali che si sono succeduti in questi anni.

La forte critica alle cosiddette “riforme” o “deforme” renziane sta mobilitando larghi strati di opinione pubblica, in primo luogo quella più sensibile al tema della democrazia parlamentare che teme possa essere annichilita dal combinato disposto di annullamento del Senato e dalla legge elettorale Italicum. In materia economica, i provvedimenti del Jobs act con larghe elargizioni alle imprese, stanno rivelando tutta la loro inconsistenza per quanto riguarda l’incremento occupazionale.

La crisi della finanza locale, determina il depauperamento di importanti servizi pubblici, in particolare quelli relativi alla persona, ai bambini, alla casa, alla scuola, da ciò scaturisce la necessità di un ripensamento complessivo delle politiche pubbliche e della priorità nei capitoli di spesa. I movimenti di senza casa, le occupazioni, le fila alla Caritas, anche nella ricca Bologna, stanno a dimostrare che la crisi sta compromettendo le condizioni di vita di migliaia di famiglie e occorre un radicale cambio di indirizzi.

Tutto ciò, insieme ai processi degenerativi di corruzione pubblica, è alla base della profonda insoddisfazione che ha dato luogo al rifiuto del voto che ha toccato in Emilia Romagna alle scorse regionali una percentuale mai registrata prima in Italia, avendo votato solo il 38% degli aventi diritto. Una tendenza che se ripetuta alle prossime amministrative, segnerebbe una regressione democratica del sistema politico istituzionale di una gravità senza precedenti.

Per questo la proposta di una coalizione civica, può rappresentare una prima risposta conseguente a quest’ancora inespresso bisogno di cambiamento. Non dimentichiamo che Bologna è stata patria del progetto dell’Ulivo, che quel progetto precipitato nella costituzione del Pd, è stato più volte affossato dall’ingordigia di potere della classe dirigente partitica, fino alla liquidazione politica del suo fondatore Romano Prodi, come candidato naturale alla presidenza della Repubblica, per far posto all’operazione Renzi con tutto quel che ne è conseguito.

Ecco perché la nemesi di questa vicenda non poteva non trovare proprio a Bologna, anche nella figura nitida di Paola Ziccone, personalità riveniente da quel mondo di valori, un’espressione politica e anche simbolica, alla riapertura di una questione di rilevante importanza per Bologna e non solo.