Donald Trump perde nello Stato dell’Iowa l’aurea di sicumera e di imbattibilità che s’era costruito intorno, con la sua campagna aggressiva e urticante. Ted Cruz, che vince, e Marco Rubio emergono come candidati possibili del Tea Party e degli evengelici – il senatore del Texas – e dell’establishment repubblicano moderato – il senatore della Florida. Rubio, in particolare, è ormai destinato ad assumere a pieno il ruolo spettante nei pronostici iniziali a Jeb Bush, l’ex governatore della Florida, ancora una volta deludente (ma che non s’arrende).

USA 2016 caucus in Iowa: la sfida tra i Repubblicani

Le assemblee dello Iowa, i caucuses, che aprono la stagione delle primarie per designare i candidati dei due maggiori partiti alla Casa Bianca, in vista delle convention di luglio e dell’Election Day dell’8 novembre, riservano, ancora una volta, delle sorprese. E fanno vittime: si ritirano il democratico Martin O’Malley, ex governatore del Maryland, sempre irrilevante nei sondaggi – e ora pure nei voti -; e l’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, che nello Iowa aveva vinto nel 2008 (e questa volta ha preso il 2% dei voti e nessun delegato).

I risultati dello Iowa ricevono un’attenzione persino sproporzionata al loro peso effettivo: assegnano infatti solo 44 delegati democratici (su un totale di 4.763) e 30 delegati repubblicani (su 2.472).

In campo democratico, la corsa resta incerta fino all’ultimo conteggio: in alcune assemblee, decide la monetina fra i due alla pari. L’ex first lady e il senatore del Vermont lasciano lo Iowa e partono per il New Hampshire, dove si vota martedì 9 febbraio, prima che i risultati siano definitivi. Lì, Sanders, che gioca quasi in casa, dovrebbe vincere; Hillary dovrebbe poi rifarsi in South Carolina e nel Nevada, prima del Super-Martedì il 1° marzo con 12 Stati in lizza.

In campo repubblicano, più che il successo, non del tutto inatteso, del senatore del Texas, e alfiere del Tea Party, fa notizia il ‘flop’ di Donald Trump, mentre è buono il risultato di Rubio, la riserva dell’establishment (in caso di fallimento di Bush), terzo e molto vicino a Trump. Su di lui sembrano ora convergere i voti dei moderati di destra.

I delegati dello Iowa, 30 fra i repubblicani e 44 fra i democratici, sono assegnati proporzionalmente. Quelli repubblicani già assegnati sono andati 8 a Cruz (28% dei voti), 7 a Trump (24%) e 7 a Rubio (23%); e poi 3 a Ben Carson (9%) e uno ciascuno a Rand Paul (5%) e Jeb Bush (3%). Gli altri sei aspiranti alla nomination sono finiti dietro, senza delegati: anche Carly Fiorina, l’unica donna, e John Kasich, il favorito del NYT, e Rick Santorum, che qui vinse nel 2012.

Quelli democratici sono andati 22 a Hillary e 21 a Sanders, con percentuali intorno al 50% dei voti per entrambi: Hillary, avanti di un pugno di voti, tira un sospiro di sollievo, perché non è finita come otto anni or sono, quando qui la battè Barack Obama; Sanders esulta perché il suo risultato è stato molto buono.

Adesso, tutti nel New Hampshire. Tranne Carson, il guro nero, ex neuro-chirurgo, che ama distinguersi: lui se ne va in Florida, dove fa più caldo. Alla nomination ha smesso di crederci (ammesso che l’abbia mai fatto).