Quando nasci in terra di mafie devi scegliere se morire di neutralità e indifferenza o prendere parte. E ancor di più se fai il giornalista devi combattere con la precarietà, le querele temerarie e anche con un potere criminale che non sopporta l’indipendenza e l’autonomia di una professione bella e complicata. Eppure non ti aspetteresti mai di finire sotto processo per ricettazione, si rischia fino a 8 anni di carcere, per avere fatto solo il tuo dovere.

Oggi in Italia c’è un giornalista, si chiama Agostino Pantano, accusato di questo reato. Ha una sola colpa, quella di aver scritto senza sconti e senza riguardo sulle infiltrazioni criminali a Taurianova, comune della provincia di Reggio Calabria, primo ente locale sciolto per condizionamento della ‘ndrangheta nel 1991. Si sparava a inizio anni novanta in quel territorio, in un venerdì nero furono uccise quattro persone, a una fu tagliata la testa e presa a bersaglio. Per questo in tutta fretta il legislatore varò la legge che consente di sciogliere i comuni condizionati dalla mafia.

Il nostro paese ha visto realizzata una sola grande riforma: il federalismo criminale. Negli oltre 250 comuni azzerati si assiste a un sacco ambientale costante, al ritorno in sella degli amministratori cacciati e ad un condizionamento perdurante e invasivo che porta a sperare, con disperazione, che ogni tanto sia lo Stato ad infiltrarsi. Così nel 2009 Taurianova viene nuovamente sciolto per ‘ndrangheta. La relazione allegata al decreto di scioglimento viene citata da Agostino Pantano, nel 2010, in diverse inchieste sull’argomento. Agostino viene prosciolto per il reato di diffamazione, il giudice stabilisce che ha fatto solo suo mestiere.

Poco dopo arriva l’accusa più grave, quella di ricettazione. Il collega la racconta così: “L’accusa di ricettazione c’è stata perché, secondo l’accusa, io avrei tratto vantaggio da notizie secretate. Nel processo noi spiegheremo che la relazione che porta allo scioglimento per mafia di un consiglio comunale è un atto citato nel decreto di scioglimento. Quindi un atto amministrativo non può essere una notizia secretata, perché stiamo parlando della relazione prefettizia”. Una vicenda assurda, ancora di più perché, di quella relazione scrissi anche io, in una inchiesta che pubblicai sul quotidiano Terra e che fu ripresa da Articolo21. Ne scrissi ancor prima delle inchieste di Agostino che citò, nei suoi lavori, il mio approfondimento. Scrissi quella inchiesta e la scriverei altre 100 volte. Me ne occupai anche per il Fattoquotidiano.it.

Non basta esprimere solidarietà ad Agostino, bisogna che la politica intervenga. Se oltre le intimidazioni, le querele temerarie bisogna anche rischiare di andare a processo per ricettazione solo per aver informato l’opinione pubblica dei rapporti tra politica e criminalità, allora la libera informazione è davvero morta.