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Cosa siamo in grado di affermare sulla vicenda Quarto? Molto o molto poco, a seconda dei gusti e della libertà con la quale ogni osservatore ritiene di poter moraleggiare e diversamente giudicare sulla base di ciò che emerge, di giorno in giorno, dalle intercettazioni. Ma ci sono alcuni punti fermi che non devono sfuggire se non vogliamo correre il rischio di ridurre quello che appare sempre di più come un colorito e molto istruttivo affresco della vita politica italiana a semplice bega di partito.

Cominciamo dall’inizio:

  1. Tra i contenuti degli atti giudiziari pubblicati spicca lo stralcio nel quale gli inquirenti scrivono che “originariamente Alfonso Cesarano (imprenditore locale accusato di legami con i clan, ndr) aveva rivolto la sua attenzione sul candidato del Pd Mario Ferro, ma a causa di una pronuncia del consiglio di Stato la lista del Pd è stata esclusa dalla tornata elettorale del 31 maggio 2015”;
  2. Sempre a quanto si legge dagli atti, il consigliere eletto tra le fila del M5s De Robbio – risultato il più votato grazie al presunto voto di scambio con Cesarano, concluso dopo l’esclusione di Ferro dalle competizioni – conduce le proprie attività di “riscossione conto terzi” ricattando a più riprese la Capuozzo che avrebbe da nascondere un abuso edilizio su una propria abitazione;
  3. La Capuozzo non denuncia i fatti – anzi li sminuisce quando ha l’occasione di parlare con i pm – ma resiste al ricatto e in alcune conversazioni con un altro esponente del Movimento, Concetta Aprile, rivendica la propria condotta; proprio tale rivendicazione si rivelerà essere un’inconsapevole “confessione” di quei ricatti prima pubblicamente negati;
  4. Il caso esplode sui media e, se in un primo momento i vertici del M5S difendono il sindaco a spada tratta in quanto “parte lesa” e soprattutto “perché non si è mai manifestata una minaccia tale da evidenziare un reato penale nei suoi confronti ma solo pressioni e richieste di tipo politico”, in un secondo momento, piuttosto cinicamente, lo liquidano perché “è dovere di un sindaco del MoVimento 5 Stelle denunciare immediatamente e senza tentennamenti alle autorità ogni ricatto o minaccia che riceve”;
  5. Numerosi esponenti del Pd cavalcano la vicenda e alla bisogna si scomoda addirittura Matteo Renzi: il premier, dopo una pelosissima difesa della Capuozzo e in preda al garantismo singhiozzante già applicato alla gestione dei casi Marino-De Luca, assolve il sindaco di Quarto per poi incolpare i vertici del Movimento per i medesimi fatti.

Questi i fatti. Che conclusioni se ne possono trarre?

  1. Nel dubbio la camorra preferisce l’usato sicuro. È dimostrato proprio dalla vicenda di Quarto che unico interesse dei clan, dei delinquenti, degli affaristi è stare con chi vince: per cui prima si bussa alla porta degli amici e poi, solo se necessario, alla porta di tutti gli altri;
  2. Non si può far politica, in alcune zone del Paese, senza fare i conti con la criminalità organizzata: chi fa finta di dimenticarlo è nella migliore delle ipotesi imbecille, nella peggiore in mala fede.
  3. Il sindaco è un pubblico ufficiale e in quanto tale è obbligato dalla legge a denunciare i tentativi di estorsione, è vero. Ma rimane anche verissimo che denunciare i clan non è uno scherzo per nessuno, è, anzi, un comportamento spesso ai limiti dell’eroismo (e, come diceva Brecht, “sfortunato quel Paese che ha bisogno di eroi…”);
  4. Proprio perché la Capuozzo non aveva l’obbligo giuridico o anche solo morale di essere un’eroina e, ciononostante, ha comunque avuto il coraggio di resistere alle pressioni indebite di gente che non scherza, andava protetta. Non solo non espulsa, non solo non invitata a dimettersi, ma difesa, aiutata ed erta ad esempio per tutti quegli amministratori che vorrebbero avere lo stesso coraggio. Il suo isolamento finisce per avere l’effetto peggiore possibile e suonare come un invito per tutti i meridionali onesti a non provarci, a non correre il rischio, a non sfidare la criminalità organizzata amministrando onestamente i territori, perché non ne vale la pena;
  5. L’attacco mediatico di tutta la politica italiana al M5s per la vicenda Quarto è forse la nota peggiore e più triste di questi giorni: nessuno che condanni gli estorsori, nessuno che si chieda se vicende di questo tipo, in queste stesse ore, non stiano accadendo in centinaia di altre amministrazioni italiane, nessuno che invochi un sussulto di dignità del Paese e dei suoi cittadini: un solo becero, unanime, accorato e gaudente “siete come noi”…

Come se fosse una bella notizia scoprire che la criminalità organizzata è implacabile e non si ferma davanti a nessuno.